MONOLOGRAMMI
8 Ottobre Ott 2019 0600 08 ottobre 2019

La poesia non è fatta di significati, ma di esplosioni

La rubrica neopassatista e veterofuturista di Pasquale Panella

VS 2

A quest'ora

innaffiano i giardini in tutta Europa”

È inspiegabile (finalmente!) quanto sia bello questo verso, è di Vittorio Sereni. Vogliamo dire che sono due versi? Allora “A quest’ora“ è ancora più bello dei due insieme (una variante era: “A quest’ora innaffiano” su un solo rigo, meglio ancora, solo un verso, un verso solo, altro che poesia).

I significati contano molto meno della messa in situazione, la messa alle strette largamente, nell’angolino del ventaglio di espansione: noi compressi come palle in un cannone e poi esplosi di botto in effusione (questo è un esempio di rime spontanee, che fanno verissima la frase).

I significati contano molto meno di un fatto, l’atto esplosivo del quale siamo noi la carne espansa, la babelica frantumazione del corpo e del pensiero atomizzati in nube, in verso, e un verso è un fatto, una poesia no. Un verso è un lampo che pure incenerisce la poesia: si chiama struggimento.

Più del costrutto, l’estratto, il verso fuggitivo. Negli occhi tuoi.

“Ma nebuloso e tremulo dal pianto“, questo è Leopardi. Il verso è più bello di tutta la poesia Alla Luna ossia a sé stesso visto, palliduccio, di tra le lagrime vagare, espanso, sopra il mondo.

Bellezza è un fatto allontanato dal significato ossia dal compromesso con sé stesso.

A quest’ora quante e quanti stanno facendo l’amore“ (senza interrogativo: è un fatto e un fare senza attesa di risposta o spiegazione), questo verso è nella testa di ognuna e di ognuno, non una volta ma più di una volta nella vita, e anche in questo verso si annaffiano giardini in tutto il mondo, e anche appaiono, nebulose e tremule, tutte le fasi degli accoppiamenti. Allora ci siamo: i versi solitari e fuggitivi sono fatti, belli e fatti, tutti già in testa alle creature umane, versi come ambizione, quell’ambire a un mondo come situazione o, meglio, quell’ambire all’uso di sé come mezzo situante o, addirittura, come sito totale, sfuggendo, inspiegabili, ai comuni criteri di comprensione.

Come si nota, questo monologo è espansivo, perché non è scritto sul piano, quindi nemmeno è da leggere sul piano (quale piano di lettura, quale?) ma in tetradimensione, perché questo è quello che si dice un monologramma: 3D (ologramma) + 1D (mono) fanno 4D. È così.

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