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9 Ottobre Ott 2019 0600 09 ottobre 2019

Per favore, lasciateci le vecchie maglie di una volta

Tutti i club e perfino le nazionali stanno cambiando colori. Un po’ per noia, un po’ per interesse commerciale. La policromia di una squadra ravviva l’ambiente? Può darsi. Ma il rischio è che i simboli (già in crisi da tempo) impallidiscano nel cuore dei tifosi

inter-maglia

La cosa strana è che qualcuno si stupisce ancora. Forse perché è la Nazionale, e si avverte un senso di sacralità maggiore. Del resto i giocatori scendono in campo per la patria, qualsiasi cosa voglia ancora dire, e non per la spinta mercenaria del soldo. E allora se “sacro” è molto vicino a “intoccabile”, sacrilego può voler dire solo una cosa: cambiare i colori della nazionale. Per questo motivo ha scosso le coscienze, ma non troppo, scoprire che la terza maglia degli azzurri (la seconda è bianca) sarà un morbido verde mare.

Non è proprio la stessa cosa: è però bella e un pubblico ormai mitridatizzato dalle fantasiose novità cromatiche delle squadre di club può adattarsi senza troppi problemi. È così che i napoletani hanno superato la maglia «verde Sprite» (come dice Romagnoli su Repubblica) e gli interisti si sono riappacificati sia con quella turchese (tremenda) e con la più azzardata nera a righe gialle, fatta apposta per confondersi con la terna arbitrale. I milanisti hanno ripescato la vecchia maglia anni ’80, di epoca pre-berlusconiana: un salto indietro nel tempo, purtroppo per loro anche dal punto di vista delle prestazioni.

Ma la rivoluzione più grande l’hanno fatta in casa Juventus. Alla maglia con i due striscioni bianchi e neri (e in mezzo un apostrofo rosa) si alternano, per ragioni commerciali, una tenuta di total white e scritte rosse – che non per caso somiglia a quella della selezione cinese, mercato sempre più interessante. E poi con una azzurra che a un primo sguardo e anche a un secondo sembra quella della Nazionale – quando ancora non era verde.

Il cerchio si chiude, insomma. O quasi: perché tutti sanno che il tifo non si cura dei dettagli e supera le quisquilie (come anche le disgrazie, le retrocessioni, le calciopoli e le scommesse), ma tutto sommato i colori non sono solo colori. Sono simboli: e in un mondo in cui le cromature della politica sono sempre più appannate, anche la conversione camaleontica delle squadre di calcio fa un poco disperare. Non ci sono più certezze? È proprio così. Alcuni si chiamano bianconeri, ma in certe occasioni diventano biancorossi. E altri, i nerazzurri milanesi, a volte sono neri. Anche di rabbia.

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