CRONACHE DALL’IMPEACHMENT
10 Ottobre Ott 2019 0600 10 ottobre 2019

Lo scontro sull’impeachment tra Trump e la Camera potrebbe finire alla Corte Suprema

La speaker democratica Nancy Pelosi non vuole sottoporre a votazione l’avvio dell’indagine per impedire a Trump di dirottare l'inchiesta in un’altra direzione. Per il nervosismo, mercoledì il presidente degli Stati Uniti ha twittato ben 32 volte nel giro di poche ore

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SAUL LOEB / AFP

Voto o non voto
Una delle obiezioni contenute nella lettera inviata ieri dalla Casa Bianca a Nancy Pelosi è il fatto che la Camera non abbia sottoposto a votazione l’avvio dell’indagine sull’impeachment di Trump. Pelosi ha segnalato più volte che non intende far votare la Camera su questo: «Se volessimo farlo, lo faremmo. Se non vogliamo farlo, non lo facciamo. Di sicuro non lo faremo solo perché lo vuole il Presidente».

I precedenti
L'intera Camera votò formalmente per avviare la procedura d'impeachment sia contro Richard Nixon che contro Bill Clinton. In entrambi i casi, alla parte di minoranza nel comitato investigativo fu concesso il potere di citazione in giudizio, un potere che la parte di minoranza normalmente non ha. Pelosi non vuole votare proprio per non concedere a Trump questo potere. Secondo molti perché Trump potrebbe citare in giudizio Joe Biden e il figlio Hunter, di fatto dirottando l’inchiesta in un’altra direzione.

Cosa dice la Costituzione
L'articolo I della Costituzione conferisce in larga parte alla Camera il «solo potere d'impeachment». Non vi è nulla nella Costituzione, nello statuto o nella precedente decisione giudiziaria che indichi la necessità di un voto dell'intera Camera per avviare un'indagine d'impeachment.

Nuove informazioni sul memo
CBS News è venuto a conoscenza e ha mandato in onda l'intero contenuto di quello che sembra essere il memo scritto dal whistleblower il giorno dopo che la telefonata tra il presidente Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a luglio. Il memo, datato 26 luglio, si basa su una conversazione che l'informatore ha avuto con un funzionario della Casa Bianca che ha ascoltato la chiamata.

Biden alza la voce
Durante un comizio a Rochester, nel New Hampshire. Joe Biden ha chiesto pubblicamente per la prima volta l’impeachment per Trump. Le sue parole: «Con le sue sue azioni e con le sue parole il presidente Trump si è incriminato ostacolando la giustizia, rifiutando di conformarsi all'inchiesta del Congresso. Trump ha violato il suo giuramento, ha tradito questa nazione e ha commesso atti degni d'impeachment. Per preservare la nostra Costituzione, la nostra democrazia, la nostra integrità di base, Trump deve essere messo sotto accusa».

Tweeter in Chief
Mercoledì Trump ha twittato ben 32 volte nel giro di poche ore, dalle otto del mattino alle 12.

Opinioni
Noah Feldman, professore di legge e opinionista sul New York Times, spiega che se né la Camera né la Casa Bianca indietreggeranno dalle loro posizioni, a risolvere la crisi costituzionale sarà chiamata la Corte Suprema: «Andare alla Corte Suprema, tuttavia, è sempre un po' una scommessa. I quattro giudici più liberali si schiererebbero indubbiamente con la Camera. I quattro giudici più conservatori, due dei quali nominati da Trump, si ritroverebbero in un dilemma. Data la debolezza degli argomenti di Trump, è possibile immaginare che la Corte Suprema potrebbe prendere la posizione di non posizione ovvero astenersi da un conflitto tra gli altri due rami - un modo per schivare il problema».

Max Boot, editorialista del Washington Post, sostiene che non solo Trump merita di essere indagato per impeachment, ma anche il vice Mike Pence, il procuratore generale William Barr e il segretario di stato Mike Pompeo: «Tre alti funzionari, in particolare, avrebbero potuto tentare di dissuadere il presidente dall'abuso del suo ufficio per guadagno personale, ma non ci sono prove che abbiano mai tentato di farlo. La storia registrerà i loro nomi insieme a quello di Trump negli annali dell'ignominia».

Donna Brazile, ex presidente a interim del Comitato Nazionale Democratico, su Usa Today spiega che i padri fondatori avevano previsto nella Costituzione la possibilità d'impeachment proprio perché consapevoli del pericolo d'influenze straniere. «Quando proteggiamo la nostra nazione dall'influenza straniera, rispettiamo i loro desideri. La posta in gioco non è solo chi vince la Casa Bianca l'anno prossimo. Ciò che è in gioco è la stessa questione che ha molto preoccupato Washington, Jefferson, Adams e Alexander Hamilton: salvaguardare la nostra democrazia da interferenze, intrighi e influenze straniere».

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