Economia sferica
18 Ottobre Ott 2019 0600 18 ottobre 2019

Sospendere l’app che aiuta i manifestanti è un controsenso

HKmap.live è stata ufficialmente rimossa dall’App Store perché «usata malignamente per colpire in modo violento singoli agenti e per danneggiare individui e proprietà, violando la legge». La scelta di Tim Cook sembra però contraria ai princìpi del Business Roundtable, di cui fa parte

App Hong Kong_linkiesta
Philip FONG / AFP

«Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto informazioni credibili dall'Hong Kong Cybersecurity and Technology Crime Bureau, così come dagli utenti di Hong Kong, secondo le quali l'applicazione sarebbe stata usata malignamente per colpire in modo violento singoli agenti e per danneggiare individui e proprietà dove non sono presenti forze di polizia. Questo uso ha fatto sì che l'applicazione violasse la legge di Hong Kong. Allo stesso modo, un abuso diffuso viola chiaramente le linee guida dell'App Store, che escludono la possibilità di arrecare danni personali».

Come abbiamo potuto leggere sui media nei giorni scorsi, queste sono le parole usate da Tim Cook per spiegare ai propri dipendenti le ragioni che l’hanno portato a rimuovere dall’App Store cinese HKmap.live. Per chi non avesse seguito la vicenda, il 5 ottobre scorso il People’s Daily, giornale direttamente controllato dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, ha scritto che questa app anziché fornire informazioni sui trasporti a beneficio dei cittadini è in realtà utile a localizzare la polizia, consentendo ai manifestanti di proseguire nelle violenze ai suoi danni. HKmap.live è un’applicazione che aggregando le informazioni pubbliche condivise su diverse piattaforme e social media dai cittadini, fornisce agli utenti una mappatura del traffico, dei mezzi di trasporto e dei posti di blocco. Questa sua peculiarità, che agli occhi di Pechino si configura come un’arma perché permette di eludere le forze dell’ordine o peggio di coordinare attacchi, per i comuni utilizzatori è uno strumento facilitatore della viabilità, come appunto hanno fatto notare tempestivamente via Twitter gli sviluppatori del servizio avversando l’idea che sia mai stato usato per compiere imboscate vista l’assenza di prove in tal senso.

Un'arma per l'uno, uno strumento neutrale, che non fa nient'altro che consolidare le informazioni provenienti dagli utenti e dalle fonti pubbliche come il flusso di notizie in diretta su Facebook e Telegram, per l'altro

Un’arma per l’uno, uno strumento neutrale, che non fa nient’altro che consolidare le informazioni provenienti dagli utenti e dalle fonti pubbliche come il flusso di notizie in diretta su Facebook e Telegram, per l’altro. Ma anche uno scudo protettivo per i cittadini di Hong Kong che vogliono evitare di trovarsi a loro insaputa nel pieno di uno scontro e indifesi in un contesto di brutalità. Lo ha fatto notare l’imprenditore e parlamentare di Hong Kong Charles Mok, che ha detto di aver scritto a Cook spiegando che la rimozione del servizio causerà problemi ai normali cittadini. Non è un mistero, lo ha scritto anche Cook ai suoi dipendenti, che la tecnologia può essere utilizzata per il bene o per il male. Ma questo accade per quasi ogni altra invenzione o scoperta. A guidare è l’etica. Ma a quale etica risponde questa decisione? A quale delle tre visioni dello strumento?

E pensare che Tim Cook è uno dei firmtari del new deal tanto enfatizzato alcuni mesi orsono dalla Business Roundtable che vuole spostare il focus dal profitto “a ogni costo” a favore di una nuova idea di aziende che investano sui dipendenti, che creino valore per i consumatori, che abbiano una gestione più etica

A quella di Pechino che lo ritiene un’arma di offesa, a quella dei creatori per i quali è un dispositivo neutro e pratico, a quella dei comuni cittadini di Hong Kong che lo usano per difendersi. Oppure ne esiste una quarta, quella a cui alludono molti commentatori internazionali consigliando alla big di Cupertino di perseguire i valori prima degli utili. E pensare che Tim Cook è uno dei firmatari del new deal tanto enfatizzato alcuni mesi orsono dalla Business Roundtable, il Gotha delle aziende americane con 15 milioni di dipendenti e un fatturato complessivo da 7 trilioni di dollari, che vuole spostare il focus dal profitto “a ogni costo” a favore di una nuova idea di aziende che investano sui dipendenti, che creino valore per i consumatori, che abbiano una gestione più etica.

All’epoca avevo provocatoriamente e metaforicamente chiesto ai firmatari se questa nuova strategia tenesse conto in maniera equanime di ciascuno dei sette livelli da cui dipendono e con cui interagiscono le esistenze di ciascuno di noi, cioè Person, il singolo individuo e la sfera di influenza in cui quotidianamente si manifesta; People, l’Umanità intera (tutta!); Partnership, tutte le Relazioni che abbiamo con gli altri, con l’ambiente, coi luoghi e gli oggetti; Profit, il Profitto purché ‘giusto’; Prosperity, che non dobbiamo confondere con ricchezza poiché la ricchezza non sempre contiene la prosperità; Planet, la nostra Madre Terra; e Peace, mettersi in relazione con e non in contrapposizione a, o se piuttosto non ne privilegiasse qualcuno.

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