Manovra green
18 Ottobre Ott 2019 0600 18 ottobre 2019

Tassa sulla plastica, il ministro Costa cerca la tregua con Confindustria

Al Forum Compraverde di Roma, faccia a faccia tra il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e Confindustria dopo l’introduzione della plastic tax. «Facciamo squadra per rimodulare la tassa», dice il ministro

Sergio Costa Linkiesta
(Filippo MONTEFORTE / AFP)

«Facciamo squadra. Abbiamo una settimana di tempo». Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, dal palco del Forum Compraverde di Roma, porge il ramoscello di pace a Confindustria, aprendo a una rimodulazione della tassa sugli imballaggi di plastica inserita nel documento programmatico di bilancio 2020. Quella tassa che ha fatto andare su tutte le furie le imprese, che hanno subito espresso «forte contrarietà», additandola come «un modo per far cassa ed evitare l’aumento dell’Iva».

«Lavoriamo insieme, si aprano tavoli di confronto», ha detto Costa agli industriali. Il balzello da 1 euro per ogni chilo di plastica, che dovrebbe garantire un gettito per il fisco stimato in 2 miliardi, ha fatto scendere subito Confindustria sul piede di guerra. «Così com’è, è un aumento mascherato dell’Iva che si abbatte sui consumi e senza alcuna finalità ambientale», spiega Marco Ravazzolo, responsabile ambiente dell’area Politiche industriali di Confindustria, intervenuto agli Stati generali degli acquisti verdi. «Le industrie produttrici di imballaggi di plastica e le industrie utilizzatrici pagano già il Cac, Contributo ambientale Conai: 450 milioni l’anno, dei quali 350 sono versati ai Comuni per garantire il servizio della raccolta differenziata. Sarebbe una doppia imposta per le imprese». Inoltre, denunciano da Mineracqua, la tassazione ipotizzata di 1 euro al chilo sarebbe più alta perfino del prezzo industriale della plastica Pet, che è circa 90 centesimi al chilo.

Il rischio, secondo gli industriali, è l’aumento dei prezzi sui prodotti di larghissimo consumo. Tanto da far dire a qualcuno: «A questo punto, ci sarebbe stata maggiore giustizia sociale se avessero rimodulato l’Iva aumentandola sui beni di lusso». Anche perché, per il gettito che deriverebbe non è previsto alcun riutilizzo per fini ambientali, di ricerca o innovazione tecnologica. Niente di tutto questo. «Gli hanno cambiato nome, ma così com’è in pratica è un aumento dell’Iva», dice Ravazzolo.

È solo una tassa per fare cassa in modo da evitare l’aumento dell’Iva, ma è un aumento mascherato dell’Iva che si abbatte sui consumi e senza alcuna finalità ambientale

Ora però da Costa arriva la richiesta di tregua. «Parliamone», ha detto. «Il mio leit motiv da quando sono diventato ministro è sempre stato il plastic free», ha detto. «Ma questa non è la guerra all tecnologia italiana sulle bioplastiche o plastiche compostabili». L’idea che lanciata alle imprese è questa: «Io vi chiedo di fare squadra con le per rimodulare la tassa sulle plastiche in modo che sia applicabile solo a quelle non riciclabili, non biocompatibili e non ecocompatibili, salvaguardando il mondo del green: non solo la nostra tecnologia avanzata sulle bioplastiche, ma anche ciò che è compostabile».

«Se si apre un tavolo in cui si vuole ragionare su questi temi, siamo favorevoli e aperti al dialogo», risponde Ravazzolo. «Il problema è capire cosa si intende per plastica non riciclabile. Perché il problema non è la plastica in sé ma la corretta gestione del fine vita della plastica. Se la plastica la gestisci correttamente, la puoi riciclare all’infinito». In Italia, ad oggi, mancano ancora gli impianti per il riciclo, argomento neanche sfiorato nel decreto clima. E c’è un problema di burocrazia e norme astruse. Come il decreto del 20 settembre 2013 del ministero della Salute, che stabilisce che nelle bottigliette di plastica non possa essere usato più del 50% di plastica riciclata. Senza alcuna motivazione scientifica. «Da noi c’è massima disponibilità al dialogo», dice Ravazzolo, «ma dobbiamo entrare nel merito».

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