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21 Ottobre Ott 2019 0600 21 ottobre 2019

Ecco come la Cina diventerà leader del biopharma: prima però serve un’etica nuova sui brevetti

Il mercato farmaceutico cinese vale miliardi di dollari, il Paese è da tempo competitivo per la chimica e per le medicine a basso costo. Così la biotecnologia cinese, parte di un programma quinquennale di investimento del governo, presto diventerà un colosso mondiale

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Photo by Louis Reed on Unsplash

La Cina è ormai avviata da tempo a divenire sempre più «fruitrice» di benessere e salute al pari del mondo occidentale, ma, soprattutto, intende adottare e applicare nuove modalità di intervento per affrontare i problemi sanitari interni, dando così vita a un mercato con un enorme potenziale economico e sociale. Allo stesso tempo, all’interno del Paese è possibile individuare le altrettanto enormi potenzialità legate al contesto della ricerca e dello sviluppo: negli ultimi decenni il governo e le aziende cinesi hanno infatti compiuto considerevoli passi avanti nell’applicazione e nello sviluppo di tecnologie d’avanguardia.

E in un tale contesto è risultato sempre più rilevante il ruolo che le grandi istituzioni finanziarie possono svolgere nell’accompagnare i processi di sviluppo e cooperazione. Paradossalmente – almeno per noi occidentali – ciò avviene in un ambito non particolarmente democratico. In questo senso i sinologi si dividono in due categorie: vi sono quelli che sostengono che l’innovazione cinese cresca di più con un relativo accrescimento di libertà e democrazia nel Paese, e quelli che non vedono questa relazione «innovazione-democrazia» come obbligata. Per spirito oggettivo noi stiamo con i secondi – perché l’innovazione cresce nonostante i governi forti che vi sono in Cina come a Singapore, Corea del Sud e Taiwan.

Questa oggettività è sostenuta dai numeri. In Cina, per esempio, annualmente si spendono 200 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, un trend che l’ha portata nel 2019 a essere in questo settore il primo Paese al mondo (fonte: Fondo monetario internazionale). Zhongguancun, a Pechino, e Shenzhen sono ormai di fatto la versione asiatica della Silicon Valley. E già da tempo la Cina è il primo Paese al mondo come numero di brevetti: 820mila nel 2013. Per non parlare del numero di nuove società create ogni anno: 4,43 milioni nel 2015, con un incremento del 21,6% sul 2014; che significa 8 nuove società ogni minuto! Con la previsione che nel prossimo decennio l’innovazione porterà in dote all’economia cinese, per anno, da uno a 2,2 miliardi di dollari, equivalenti al 24% del Pil totale.

Negli ultimi decenni la Cina è diventata famosa per la chimica e per le medicine a prezzo basso, visto che la maggior parte delle società farmaceutiche locali sono ancora concentrate sul mercato nazionale costituito da farmaci generici

Di fronte a questi numeri pazzeschi, il governo si gode i risultati – i settori degli elettrodomestici, dei software per internet e servizi, dei pannelli solari e delle macchine di movimento terra, vanno molto bene – ma sa anche che deve trasformare il manifatturiero in termini di produttività e ingegnerizzazione, senza dimenticare il settore dei servizi che cresce in maniera esponenziale al crescere della connettività internet.

Nello specifico, per quanto concerne il biopharma, il mercato farmaceutico cinese vale circa 150 miliardi di dollari, con un terzo riferito solo al biotech (mentre i mercati di America ed Europa valgono 350 miliardi ciascuno, di cui la metà in biotecnologie e nuovi farmaci). Negli ultimi decenni la Cina è diventata famosa per la chimica e per le medicine a prezzo basso, visto che la maggior parte delle società farmaceutiche locali sono ancora concentrate sul mercato nazionale costituito da farmaci generici. Ora però la biotecnologia è il cardine del piano governativo quinquennale 2016-20 e possiamo stare certi che questo sostegno spingerà il biopharma cinese fino a farla diventare una potenza mondiale nel campo.

Ciò accadrà anche grazie a un dettaglio non da poco. Negli Usa, il centro mondiale delle «Life Sciences» è a Kendall Square a Boston, di fronte al MIT e nonostante il celebre ateneo non abbia una facoltà di medicina e nemmeno una clinica universitaria. Com’è possibile? Perché il DNA è una combinazione di quattro lettere con miliardi di variabili. Vuole dire che oggi il corpo umano è esprimibile con il linguaggio del computer. Ecco quindi che i 30mila cinesi laureati ogni anno in ingegneria nell’immediato futuro potranno giocare un ruolo decisivo. Ma va anche detto che per avere un ruolo da protagonista mondiale nel biopharma, la Cina deve crescere dal punto di vista etico – anche e soprattutto a livello istituzionale – e nella tutela dei brevetti, dove oggi è ancora decisamente indietro. Un quadro simile cosa insegna a noi occidentali, italiani compresi? Che far studiare la matematica ai nostri figli può essere una eccellente opzione per il loro futuro.

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