Crisi aziendali
21 Ottobre Ott 2019 1100 21 ottobre 2019

“Qui non vendiamo più elettrodomestici Whirlpool”: parte la protesta dei commercianti in sostegno dei lavoratori di Napoli

Un negozio di arredamenti di Cosenza espone il cartello “Qui non vendiamo più elettrodomestici Whirlpool”. «Chiediamo di fare lo stesso agli altri negozi e ai consumatori finché la multinazionale non deciderà di tornare a produrre a Napoli». E lanciano l’hashtag #iononvendowhirlpool

Protesta Whirlpool Linkiesta

«Qui non vendiamo più elettrodomestici Whirlpool». Il cartello a caratteri cubitali è apparso nella vetrina di uno storico negozio di arredamenti della provincia di Cosenza, come protesta contro i piani della multinazionale americana di chiudere lo stabilimento di Napoli, licenziando i 410 operai impiegati, entro il 31 ottobre. Mentre il governo ipotizza soluzioni tramite Invitalia e la Regione Campania si è detta pronta a investire per far ripartire la produzione di lavatrici, accanto ai lavoratori ora scendono in campo pure i commercianti. Quello calabrese è il primo caso segnalato, ma la protesta potrebbe diventare virale. Con ricadute notevoli sulle vendite di Whirlpool.

«Abbiamo deciso di non vendere più i loro elettrodomestici», spiega uno dei titolari del negozio. «Ogni volta che apriamo il catalogo Whirlpool, ci tornano in mente le facce delle donne e degli uomini che verranno licenziati, le loro bollette, i mutui da onorare e i figli da mandare all’università». Ecco perché, dice, «da oggi non proporremo più ai nostri clienti questi elettrodomestici. E chiediamo di fare lo stesso agli altri negozi e ai consumatori: non vendete e non comprate più i prodotti Whirlpool fin quando l’azienda non deciderà di continuare a produrre ancora a Napoli».

La foto del cartello in vetrina è stata pubblicata anche sulle pagine social del negozio con l’hashtag #iononvendowhirlpool, nella speranza che anche altri possano aderire alla protesta.

Ogni volta che apriamo il catalogo Whirlpool, ci tornano in mente le facce delle donne e degli uomini che verranno licenziati, le loro bollette, i mutui da onorare e i figli da mandare all’università

«Siamo un Paese di 60 milioni di persone, un ottimo mercato per Whirlpool», dice il commerciante. «E se decidessimo tutti insieme di non comprare più prodotti Whirlpool fino a quando non rimetteranno a produrre la sede di Napoli? La multinazionale che finora ha pensato solo ai guadagni dovrà pensare pure alle perdite».

Intanto, nello showroom del negozio, dove questa settimana era prevista l’esposizione di due cucine, non verranno sistemati elettrodomestici Whirlpool, ma quelli di altri brand. «Non so se stiamo facendo bene o male, ma proprio non ci va di vendere questo marchio», dicono. Se il boicottaggio dovesse estendersi in tutta Italia, le conseguenze sulle casse della multinazionale americana potrebbero essere significative.

A nulla è valso l’intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte per risollevare le sorti del tavolo di crisi e sbloccare la vertenza: lo scorso 15 ottobre l’azienda ha fatto sapere che lo stabilimento napoletano sarà chiuso dal 1 novembre, così come tra l’altro era programmato già nel bilancio 2018. «Le multinazionali non ragionano con il cuore ma con i numeri», spiega il titolare del negozio di arredamenti calabrese ideatore della protesta. «Pensiamo che ora qualche conto dovranno farlo».

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