Corrente alternata
23 Ottobre Ott 2019 0600 23 ottobre 2019

Matteo Orfini: «Il Pd sta diventando, poco a poco, una dépendance del Movimento Cinque Stelle»

Parla l’ex presidente dei Dem. Sull’odierna conflittualità con i grillini e sulla la preoccupazione di una perdita completa d’identità del Pd: «I 5 Stelle non sono una forza progressista, né una forza di sinistra, e questo esecutivo deve essere soltanto una parentesi»

Orfini

Riadattando una frase celebre di Winston Churchill riferita alla Russia, si può dire del Partito democ che “è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma”. Il partito di Zingaretti è sfiorato da correnti interni, silenziose quanto sferzanti, la conflittualità con gli alleati di governo offre ogni giorno un salto nel vuoto, la scissione di Renzi rende tutto meno solido e, in parte, interessante.
Un Pd affaticato che cerca di mantenere il cuore nei suoi ideali e la mente impegnata in «scorciatoie di alleanze innaturali che snaturano politicamente», come spiega Matteo Orfini a Linkiesta.
Ma è ancora troppo presto per mollare la presa: l’analisi costi-benefici del futuro di entrambe le forze, in odore di trasformismo, le vede piegate in termini elettorali dalla scelta di Palazzo fatta. Anche se, secondo l’ex presidente dei dem, di questo passo «il Pd sta diventando, poco a poco, una dépendance del Movimento 5 Stelle». Nel frattempo, munito di pop-corn, Matteo Salvini ringrazia.

Andiamo con ordine: Matteo Orfini, perché considera un grande sbaglio l’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle?
Non considero sbagliato aver fatto un accordo di governo di fronte a un rischio come Salvini che chiede i pieni poteri. Considero invece sbagliato immaginare un accordo strutturale col Movimento 5 Stelle, cioè pensare che quest’ultimo possa diventare il perno intorno a cui ricostruire un centro sinistra. Lo penso banalmente perché il Movimento 5 Stelle non è una forza progressista, non è una forza di sinistra, bensì è una forza alternativa al Partito democratico su alcuni temi fondamentali.

Cosa la rende così restio?
A partire dall’idea di democrazia: i Cinquestelle vogliono smantellare la democrazia rappresentativa, in qualche modo scassare l’impianto costituzionale. Considerano il garantismo una bestemmia mentre per me è una parola di sinistra, lo era lo è e lo deve rimanere. Il Movimento ha idea di lavoro diversa dalla nostra e da quella che sta scritta in Costituzione: per loro è un salario che si prende a fine mese, quindi sostituibile con il reddito di cittadinanza.

C’è una visione radicalmente alternativa che quindi non può portare i 5Stelle a essere una costola del centrosinistra, bensì solo degli avversari

Matteo Orfini

C’è poi il tema sicurezza e immigrazione, con i precedenti che descrivono chiaramente la linea pentastellata….
Sul tema della sicurezza, per i 5 Stelle è un problema di ordine pubblico, per noi prevalentemente sociale. Sull’immigrazione la pensano come Salvini, mentre noi siamo chiaramente contrari. C’è una visione radicalmente alternativa che quindi non può portarli a essere una costola del centrosinistra, bensì solo degli avversari.

La tenuta del governo, però, è dovuta anche dal fatto che non ci sono alternative. O meglio, non ci sono quelle in grado di risollevare le sorti del suo partito…
L’alternativa è, finita questa esperienza di accordo tra forze così distanti, ricordando che siamo stati al governo anche con Berlusconi e che ci possono stare questi passaggi nella politica, una sola: batterli. Finita l’allora governo, nessuno ha pensato di allearsi con Berlusconi. Dovremmo costruire o ricostruire una forza del Pd tale da convincere gli elettori.

L’ultimo avviso delle multe di 30mila euro per chi lascia il Pd dopo le elezioni in Umbria, ricorda molto i provvedimenti disciplinari che lo stesso Movimento ha preso in passato. Come si sta posizionando il Pd, a mo’ di contrappeso o di alleato?
Percepisco il rischio, in nome della responsabilità e della stabilità, di un Pd che sta diventando, poco a poco, una dépendance del Movimento 5Stelle. Oggi è chiara qual è l’agenda del Movimento 5 Stelle sia nel governo che nel Paese. Non è chiara invece quella del Pd.

Un Pd quindi che naviga a vista…
Le nostre bandiere, quelle di questi anni: avevamo detto abrogazione dei decreti sicurezza, scomparsa; avevamo detto ius culturae, scomparsa; l’impegno per restituire un po’ di risorse alle partite Iva, e alla fine ce ne siamo dimenticati. Stiamo rinunciando ai nostri ideali in nome di ogni sostegno a prescindere per l’azione di governo. A oggi è chiaro qual è l’agenda del Pd?

Credo che ci sia un mondo largo in questo Paese che non immagina di chiudere il riformismo in un partito del 5 per cento, ma che vuole anche che il Pd sappia ancora essere interprete di un’idea di riformismo radicale

Matteo Orfini

Lo chiede a me?
Per me non lo è. Si naviga a vista, e questo è un problema.

In uno scenario simile, come si inserisce la scissione di Renzi e a chi farà più male?
La scelta di Renzi è un errore e non credo farà bene neanche a lui. Non credo nei partiti personali, non si capiscono le ragioni politiche di quella scissione, ma è chiaro che fa e farà male anche al Pd. In primis perché la competizione è prevalentemente con noi e poi perché, in ogni caso, divide il nostro popolo, invece di tenerlo unito, e quindi indebolisce. Il Pd però deve reagire, non litigando come due fidanzati che si sono lasciati e che si fanno gli screzi ogni giorno, ma cercando di dettare un’agenda politica.

Anche a fronte di un riavvicinamento a quell’elettorato storico del centro sinistra…
Credo che ci sia un mondo largo in questo Paese che non immagina di chiudere il riformismo in un partito del 5 per cento, ma che vuole anche che il Pd sappia ancora essere interprete di un’idea di riformismo radicale. Il che vuol dire lavorare per le battaglie difficile, non avere paura di sfidare la destra a viso aperto e provare ad essere maggioritaria in Italia.

La possibilità di perdere le regioni rosse, la scissione interna e il governo con il nemico giurato: qual è stato lerrore del Pd?
Spero che riusciremo a salvare le regioni rosse e a vincerle, visto che ci stiamo impegnando su questo e comunque siamo ancora in partita. Stiamo faticando anche in quelle regioni per cause più profonde di quello che è accaduto negli ultimi mesi. Evidentemente c’è necessità di ripensare anche a quel modello che ha governato decenni.

Quindi il problema è a monte?
Non penso manchi una leadership al partito: io Zingaretti non l’ho votato, ma ha dimostrato, in un momento difficile, di poter riportare a votare tanta gente, ci ha guidato alle elezioni europee, anche con un discreto successo. Mi sembra che quella che manca è una linea politica o meglio è presente ma una sbagliata. Stiamo cercando una scorciatoia siccome siamo elettoralmente in affanno e pensiamo di risolvere il problema con la politica delle alleanze. Ci accordiamo con tutti solo per sommare diversità.

Questo governo lo abbiamo fatto sulla base di una scelta emergenziale e ci siamo dati un obiettivo. Tuttavia, rimane una parentesi e come tale va considerata. Non è la levatrice di una nuova alleanza

Matteo Orfini

Cosa propone per risollevare queste sorti?
Ci sono momenti in cui questo partito ha avuto la capacità di parlare agli italiani, perché quindi dobbiamo immaginare di risolvere il problema con la scorciatoia di alleanze innaturali che ci snaturano politicamente. La vocazione originaria del Pd è quella di convincere gli italiani, non di delegare ad accordi.

Vorrebbe concludere qui l’attuale esperienza di governo e tornare al voto?
Ho detto una cosa diversa. Questo governo lo abbiamo fatto sulla base di una scelta emergenziale e ci siamo dati un obiettivo. Tuttavia, rimane una parentesi e come tale va considerata. Non è la levatrice di una nuova alleanza. Il Pd ci deve mettere le sue battaglie, non dire sì a prescindere. È pertanto una parentesi che durerà, mi auguro, fino alla fine della legislatura. Dopodiché, un minuto dopo, bisogna tornare a competere.

Si può dire che allinterno del Pd c’è una nuova corrente a suo nome con la funzione di promemoria identitario?
Non ricorda le radici del partito ma combatte per difendere. Non siamo qui a testimoniare ma a evitare che venga snaturato il progetto del Pd e anzi a rilanciarlo con più radicalismo e riformismo.

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