23 Ottobre Ott 2019 0600 23 ottobre 2019

Cile, il racconto dei disordini che infiammano il Paese

Da settimane i manifestanti affollano Santiago e altre città della costa pacifica. Sono descritti come semplici vandali dai media locali. Ma dietro alla protesta ci sono molte, e serie, ragioni

Cile_linkiesta
CLAUDIO REYES / AFP

Da settimane il Cile è scosso da grandi manifestazioni e proteste a cui il governo sta reagendo duramente, dispiegando esercito e polizia. Le fonti ufficiali hanno già confermato 11 morti.

Tutto è partito da un piano del governo per aumentare il costo dei trasporti pubblici nell’area metropolitana di Santiago (in cui vivono circa 7 milioni di cileni, oltre il 40% della popolazione del paese), da 800 a 830 pesos (circa 1.04€), un prezzo da molti ritenuto eccessivo, tenendo in considerazione che il salario minimo cileno ammonta a 300mila pesos (366€) al mese.

Decine di migliaia di cittadini sono scesi in piazza, nella capitale, per protestare contro gli aumenti, con le proteste che assumevano via via più forza arrivando a bloccare buona parte del sistema dei trasporti di Santiago e danneggiando alcune stazioni della metropolitana.

Come risposta il Governo cileno ha deciso di proclamare lo stato di emergenza e imporre un coprifuoco, dispiegando l’esercito nelle strade per farlo rispettare per la prima volta dalla fine della dittatura di Pinochet. Il Presidente Sebastian Piñera ha dichiarato «Siamo in guerra, contro un nemico potente e disposto a tutto».

Il coprifuoco ha proibito ai cittadini di trovarsi in strada la sera, l’esercito è stato schierato nelle strade per farlo rispettare, con l’autorità di arrestare chiunque si trovasse fuori dalla propria abitazione, e sparare a coloro i quali provassero a fuggire o resistere all’arresto.

In risposta alla proclamazione dello stato di emergenza le proteste dalla capitale si sono diffuse nel resto del paese, raggiungendo Valparaíso, La Serena e Antofagasta, ci sono stati vari episodi di scontri con le forze armate, tra cui alcuni molto violenti, il coprifuoco è stato quindi esteso al resto del paese insieme al dispiegamento dei militari.

«La città è sorvolata da elicotteri militari, per le strade c’è la polizia e l’esercito, adesso sono ospite da un mio amico, fino alle sei di mattina non posso uscire e tornare a casa»

Le proteste sono arrivate anche a Viña del Mar, citta residenziale sulla costa a 120km da Santiago, considerata tra le più benestanti e restie ai disordini del Cile, dove ho vissuto e studiato.

Ne ho parlato con Jose Tomas Sarmiento, giovane attivista locale della Juventude Socialista, che ha partecipato alle proteste in città.

«In Piazza a protestare a Vina del Mar c’era una quantità di gente che non ho mai visto in vita mia, nemmeno quando il Cile ha vinto la Copa America, la più grande in 30 anni» dice.

Intanto la città è stata militarizzata:

«La città è sorvolata da elicotteri militari, per le strade c’è la polizia e l’esercito, adesso sono ospite da un mio amico, fino alle sei di mattina non posso uscire e tornare a casa».

Nel mentre il governo è stato costretto a congelare l’aumento dei biglietti, ma le proteste continuano, e anzi si estendono, arrivando a coprire molte rivendicazioni sociali, e in particolare a concentrarsi sulle forti diseguaglianze economiche del paese. «L’aumento dei prezzi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, sono esplose le tensioni sociali, la pensione minima è 90 mila pesos (113 €) al mese, e il sistema è privatizzato. Ci sono casi di anziani che si suicidano perché non riescono ad arrivare a fine mese, il malcontento è forte, i prezzi delle medicine sono i più alti dell’America Latina, le multinazionali hanno il controllo di molti settori strategici, in regime di monopolio: le farmacie (condannate recentemente per un cartello sul prezzo delle medicine), le telecomunicazioni, i supermercati, la carta igienica, l’acqua è stata privatizzata, la sanità pubblica quasi non esiste».

Anche a Viña del Mar la reazione delle forze dell’ordine è stata dura: «Eravamo in piazza pacificamente, la polizia ci ha lanciato lacrimogeni, ad altezza uomo, anche a tre metri di distanza, ieri hanno colpito un fotografo a una gamba».

Molti manifestanti sono preoccupati da come il governo ed i media stanno affrontando la crisi. «I media riportano solo gli scontri ma non le manifestazioni pacifiche, la televisione non ti mostra i manifestanti per strada, che sono la stragrande maggioranza ma solo i vandali che fanno danni, in piazza ci sono tutti in maniera trasversale, giovani, vecchi, famiglie a Viña mentre i manifestanti sfilavano pacificamente, pochi stronzi (sic!) incappucciati hanno provato a saccheggiare una farmacia approfittandosi della situazione, e i manifestanti li hanno fisicamente respinti. Il governo non ha autorità, stanno cercando di spaventare la gente, dicono che i vandali entrano la notte nelle case della gente, senza nessuna prova, e i media gli vanno dietro».

Intanto, nonostante il coprifuoco le proteste proseguono e la tensione sale, le fonti ufficiali parlano di 1420 manifestanti arrestati, 84 feriti da arma da fuoco e 11 morti, in continuo aumento.

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