E allora il Pd?
24 Ottobre Ott 2019 0601 24 ottobre 2019

Il governo delle manette e il momento magico del populismo

La svolta culturale del ministro Bonafede e il cedimento strutturale della sinistra, storia di uno anzi di due giustizialismi al governo

Bonafede_Linkiesta

Manette manette manette, era dagli anni del terrore di Mani Pulite che non si assisteva a una così insistente invocazione pubblica della galera, assurta addirittura a programma di governo. La paternità di questo nuovo imbarbarimento è condivisa, ma il demerito principale è del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, naturalmente grillino, noto nelle discoteche del basso trapanese con il nome d’arte Fofò dj e, prima della sua sconcertante nomina, ignoto negli ambienti giuridici del paese.

Secondo Fofò dj, mandare gli evasori in carcere costituisce «una svolta culturale», anche «epocale», perché gettare la gente in gattabuia è proprio una cosa che gli procura piacere, l’anello di congiunzione tra la barbarie e il «sospetto è l’anticamera della verità» di Leoluca Orlando. Ma mentre ai tempi di Orlando c’era un Giovanni Falcone capace di replicare che, semmai, «il sospetto è l’anticamera del khomeinismo», ora abbiamo gli alleati di sinistra di Casaleggio che invece di difendere lo stato di diritto si girano dall’altra parte, facendo finta di niente e illudendosi che Fofò Guardasigilli non li riguardi. A governare con i grillini non c’è più la destra salviniana autoritaria e demagogica, ma la sinistra progressista e riformista, anche se in questo caso non si vede alcuna differenza sostanziale tra gli ex e gli attuali associati di Casaleggio.

Fofò dj è quello che è, una mezzacalzetta da non sottovalutare, ma la domanda politica da fare oggi è: e allora il Pd?

E, così, viviamo il tempo della galera per tutti, della fine della prescrizione, dell’approvazione di decreti «spazzacorrotti», dei provvedimenti sulla sicurezza ingannevoli, degli ergastoli ostativi fortunatamente bocciati dalla Consulta, delle campagne politico-mediatiche basate su Mafia Capitale, delle intercettazioni in stile Ddr per abbattere gli avversari politici e di altre gogne pubbliche ispirate al Casaleggio senior che, va ricordato, sognava i corrotti e i corruttori «esposti in apposite gabbie sulle circonvallazioni delle città».

La prigione come «svolta culturale» è una teoria generale della pena da analfabeti del diritto, o da autoritari, o da tutti e due, che peraltro ricorda il leggendario magic moment del giudice Marcello Maddalena e di Marco Travaglio, autori dell’indimenticato brocardo secondo cui «quello immediatamente successivo all’arresto è un momento magico» (Meno grazia, più giustizia, pagina 27, righe 24 e 25).

Sai che magia, gli schiavettoni, davvero un’epocale svolta culturale. Ma se dai VoPos del diritto c’era da aspettarselo, meno prevedibile è stato il cedimento strutturale del PD e l’aplomb di Italia Viva, a meno di non voler credere che il peccato originale del Pd sia proprio quello di essere il prodotto politico-culturale del giustizialismo populista degli anni Novanta. Fofò dj è quello che è, una mezzacalzetta da non sottovalutare, ma la domanda politica da fare oggi è: e allora il Pd?

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