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Cronache dall'impeachment
Cronache dall’impeachment
25 Ottobre Ott 2019 0604 25 ottobre 2019

Ucrainagate, i Repubblicani tentano ancora di forzare la Camera a votare l’avvio delle indagini

Il senatore Lindsey Graham, fedelissimo di Trump, ha introdotto una risoluzione per costringere i Democratici a cambiare modalità di conduzione dell’inchiesta. Il Gop contesta di aver avviato la procedura senza aver fatto votare la Camera, come era accaduto per Clinton e Nixon

Graham Linkiesta
(MARK WILSON / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP)

Le lodi di Trump alla protesta dei repubblicani
Mercoledì mattina una trentina di parlamentari repubblicani ha occupato l’aula nella quale si stavano svolgendo le testimonianze relative all’impeachment di Donald Trump, una mossa molto criticata dagli organi di informazione e dai democratici. Giovedì il Presidente ha invece lodato, via Twitter, l’azione di disturbo e l’ostruzionismo dei repubblicani: «Grazie ai repubblicani della Camera per essere stati duri, intelligenti e per comprendere in dettaglio la più grande caccia alle streghe nella storia americana».

L’iniziativa di Lindsey Graham
Con una conferenza stampa tenuta alle 3 del pomeriggio di giovedì, il senatore Lindsey Graham, fedelissimo di Trump, ha introdotto una risoluzione per costringere i democratici a cambiare modalità nella conduzione dell’indagine di impeachment. Da tempo e con più intensità nell’ultima settimana, i repubblicani contestano ai democratici di aver avviato la procedura senza aver fatto votare la Camera in proposito, come invece era accaduto per l’impeachment di Bill Clinton e di Richard Nixon. Non solo, i repubblicani contestano anche ai democratici la pratica di ascoltare i testimoni a porte chiuse e di non concedere alla difesa, in questo caso a Trump, di poter chiamare lui dei testimoni a suo favore. «Oggi insieme al senatore McConnell ho presentato una risoluzione con lo scopo di far sapere all'Assemblea che il processo in cui si sta impegnando riguardo al tentativo di impeachment del presidente Trump è fuori limite, è incompatibile con il giusto processo così come lo conosciamo ed è una sostanziale deviazione da ciò che la Camera ha fatto in passato riguardo all'impeachment di altri presidenti», ha detto Graham. Durante la conferenza stampa ha anche aggiunto che l’attuale inchiesta di impeachment sul presidente Trump è «pericolosa per il futuro della presidenza».

La risposta dei democratici
Nancy Pelosi, assente da Washington perché al funerale del fratello e poi a quello del membro del Congresso Elijah Cummings, fino a oggi si è rifiutata di cedere alle richieste dei repubblicani, in particolare per quello che riguarda il voto alla Camera per l’avvio dell’indagine di impeachment e per le testimonianze a porte aperte. Negli ultimi giorni però, diversi organi di informazione tra cui New York Times e Cnn hanno riportato la notizia che i democratici starebbero programmando una serie di audizioni pubbliche con testimoni già sentiti a porte chiuse che verrebbero quindi richiamati a ripetere la loro testimonianza in modo pubblico. Lo scopo è di fornire più trasparenza all’inchiesta. È possibile, dicono le fonti, che le audizioni pubbliche inizino a metà novembre. È anche possibile che siano rimandate fino a dopo il Ringraziamento, quindi a fine novembre, inizio di dicembre.

È forse la prima volta da quando Trump è entrato in carica che i democratici sono riusciti a recuperare la prima parola su uno scandalo presidenziale, il che li mette in una posizione migliore anche per l'ultima parola

La strategia generale dei democratici non cambia
Come più volte sottolineato, la strategia scelta dai democratici nel condurre l’indagine di impeachment verso Trump è di focalizzarsi esclusivamente sulla vicenda Ucraina, tralasciando gli altri possibili crimini commessi dal Presidente. La decisione di non seguire le altre possibili piste e quindi di non indagare in altre direzioni (ad esempio la violazione della Emoluments Clause ovvero l’articolo della Costituzione che proibisce “i titolari di uffici federali di ricevere regali, pagamenti o altre cose di valore da uno stato straniero o dai suoi sovrani, funzionari o rappresentanti”) è dovuta a due fattori. Primo, la questione Ucraina è facile da capire e da spiegare all’opinione pubblica, aggiungere altri reati la complicherebbe. Secondo, i democratici credono di avere già prove a sufficienza. Alla Cnn il democratico David Cicilline di Rhode Island, ha spiegato però che tra I democratici sono iniziate le discussioni circa gli specifici articoli di impeachment che eventualmente verranno emessi nei confronti di Trump. Due sembrano sicuri: abuso di potere e intralcio alla giustizia.

Opinioni
Elaina Plott e Peter Nicholas con un articolo dal titolo “How Trump Lost the Impeachment Narrative” pubblicato su The Atlantic analizzano le difficoltà riscontrate finora dalla Casa Bianca nel contrastare anche lingiusticamente l’inchiesta dei democratici. Mentre durante il Russiagate Trump con “no collusion, no obstruction” aveva trovato lo slogan giusto facile e efficace per far presa sulle masse, con Ucrainagate le cose si sono invertite e sono i democratici che con la frase “quid pro quo” stanno dominando la narrativa.

I due autori scrivono: “È forse la prima volta da quando Trump è entrato in carica che i democratici sono riusciti a recuperare la prima parola su uno scandalo presidenziale, il che li mette in una posizione migliore anche per l'ultima parola”. E ancora: “Il mantra di Trump è che la sua chiamata con il presidente ucraino è stata ‘perfetta’. Ma alcuni repubblicani credono che la difesa con una sola parola sia inadeguata. Vogliono una spiegazione credibile e sostanziale di ciò che è accaduto da poter trasmettere agli elettori. Finora non ce n'è stato nessuna”.

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