Spirito del tempo
25 Ottobre Ott 2019 0600 25 ottobre 2019

Superman abbandona la maschera di Clark Kent, in nome della trasparenza

La svolta nel mondo dei fumetti della DC Comics era nell’aria da tempo. Ma ormai è ufficiale: il segreto sarà svelato una volta per tutte, con le conseguenze del caso

superman
da Pexels

Qualcosa doveva pur cambiare, anche nell’universo di Superman. Secondo le rivelazioni di Brian Michael Bendis, autore della DC Comics (arrivato nel 2017 dalla Marvel), lo storico supereroe pubblicato per la prima volta nel 1938 dirà addio alla sua doppia identità. Ci sarà un coming-out – le cui circostanze sono tenute segrete – con cui rivelerà al mondo chi è davvero, mettendo in soffitta i panni (e gli occhiali) di Clark Kent.

Attenzione, però. Come hanno fatto notare da più parti, non sarebbe in realtà la prima volta. Superman ha già rivelato il suo segreto nel 1991 a Lois Lane – fatto comprensibile, visto che erano fidanzati. E poi di nuovo, la cosa sarebbe venuta fuori nel 2015, quando la stessa Lane lo avrebbe rivelato con una sensazionale prima pagina sul Daily Planet. Ma, si sa, i fumetti non seguono linee temporali coerenti e con un po’ di mestiere sono riusciti a farlo dimenticare. Le storie successive, in sostanza, hanno fatto finta di niente.

Ma stavolta non sarà così, assicura Bendis. «Non sono un che fa imbrogli», ha dichiarato al New York Times. Il suo Superman, nel numero previsto a dicembre, renderà pubblica la sua identità, e non sarà un fatto isolato: le storie successive (due sono già pronte) continueranno lungo questa storyline e ne svilupperanno le conseguenze, anche nel lungo periodo. Un nemico storico diventerà suo amico, per esempio. E la famiglia di Kent, compreso il nuovo arrivato, finiranno nel mirino degli avversari di Superman. Insomma, nonostante lo scetticismo dei fan, è una piccola rivoluzione.

Anche perché, con questa rivelazione, finisce l’antica dualità Kent/Superman che aveva affascinato perfino Umberto Eco. Rappresentava, per il giovane semiologo che scriveva Apocalittici e integrati, l’incrocio di più pulsioni e desideri. Per ogni umile e timido impiegato (in quel caso, cronista), Superman diventava l’alter ego potenziale e potente, il riscatto immaginario di una vita ripetitiva e mediocre. Al tempo stesso, il contrappunto di una vita ordinaria e semplice rispettava il desiderio del supereroe (alieno, in tutti i sensi) di essere come tutti gli altri, di scendere nella folla e confondervisi.

Niente di straordinario: è la dinamica che vale per tutti i supereroi solitari, dall’Uomo Ragno a Batman. Ed è il classico sistema, che va dallo scambio di persona in poi, per rendere più complesso l’intreccio – il lettore conosce il segreto, i protagonisti della storia no. In questo modo si dona al personaggio una certa profondità (Peter Parker scopre che “grandi poteri impongono grandi responsabilità”, cosa che lo obbliga a uscire dalla sfera della normalità per motivi etici) e lo si pone di fronte ad abbozzi di conflitti interiori.

Ora cambia tutto. Scompare la maschera (rappresentata, in modo sempre più incomprensibile, dagli occhiali) di Clark Kent, e viene abbandonata la bolsa recita di una vita vissuta come le altre. Il supereroe diventa supereroe per sempre. È anche questa una scelta di responsabilità, con tutte le conseguenze del caso. Ma è difficile non leggere in questa svolta, il bisogno, sempre più avvertito nella società, di autenticità e trasparenza. Soprattutto quella declinata secondo il verbo di Mark Zuckerberg: chi ha qualcosa da nascondere è sospetto.

Superman si adegua, non nasconde più nulla, ritrova se stesso e si obbliga a esserlo 24 ore su 24. Anche perché il rifugio di una vita tranquilla e ordinaria, fatta di tran tran fantozziano, timidezze e sogni di grandezza, non se lo può permettere più nemmeno lui.

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