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Cronache dall'impeachment
Cronache dall’impeachment
28 Ottobre Ott 2019 0600 28 ottobre 2019

Il raid contro Al Baghdadi dà una mano a Trump, ma peggiora i suoi rapporti con i Democratici

Il presidente americano ha spiegato di non avere annunciato l’operazione né a Nancy Pelosi né agli altri avversari per timore che si facessero sfuggire qualcosa (accusandoli di essere “spie”). Ha però avvisato la Russia

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JIM WATSON / AFP

Se e come la morte di al-Baghdadi influenzerà l’impeachment
La domanda che gli organi di informazione si sono fatti domenica, dopo l’annuncio del raid americano che ha portato alla morte di Abu Bakr al-Baghdadi, è se e come questo evento, questo innegabile successo dell’amministrazione Trump, influenzerà il suo possibile impeachment. Secondo molti non lo farà. Primo, perché i democratici stanno procedendo spediti con l’indagine e non danno segni di cedimento. Secondo, perché il raid, invece di sciogliere la tensione tra Casa Bianca e democratici, rischia di farla salire ulteriormente. Durante la conferenza stampa di annuncio di domenica mattina, Trump ha infatti confermato di non aver avvisato dell’operazione né Nancy Pelosi né altri democratici del Congresso, facendo intendere che non l’ha fatto per paura che la notizia trapelasse (e quindi accusandoli implicitamente di essere loro le “spie”). Come scrive la CNN: «Nancy Pelosi ha sottolineato che il Presidente non ha ufficialmente informato il Congresso, come invece sarebbe usanza, ma ha detto ai russi che stava succedendo qualcosa. L’impeachment ha avvelenato qualsiasi tipo di relazione che Trump intrattiene con i democratici, il che significa che due rami del governo essenzialmente non si parlano».

Questa settimana
Nei prossimi giorni saranno ascoltati Alexander Vindman, il massimo esperto di Ucraina presso il Consiglio di sicurezza nazionale e Tim Morrison, il più alto consigliere del Consiglio di sicurezza nazionale sulle questioni russe.

L’avvertimento di Kelly
John Kelly, ex chief of staff della Casa Bianca, in un’intervista durante la conferenza del Sea Island Summit ospitata dal Washington Examiner si è lasciato andare a dichiarazioni su Trump e l’impeachment, dicendo in sostanza che se fosse rimasto al suo posto, Trump non sarebbe nel mezzo dell’attuale inchiesta d’impeachment perché sarebbe stato protetto. Kelly fu allontanato da Trump a dicembre 2018. Queste le sue testuali parole durante l’intervista di domenica: «Gli ho detto: qualunque cosa tu faccia – e stavamo ancora cercando di trovare qualcuno che potesse prendere il mio posto – ho detto qualunque cosa tu faccia, non assumere un “yes man”, qualcuno che non ti dirà la verità. Non farlo. Perché se lo fai, è probabile che verrai messo sotto accusa».

La risposta della press secretary della Casa Bianca
La segretaria stampa della Casa Bianca Stephanie Grisham ha risposto: «Ho lavorato con John Kelly e posso dire che era completamente non attrezzato per gestire il genio del nostro grande presidente».

Trump fischiato alla partita di baseball
Trump, Melania e un gruppo di Repubblicani domenica sera sono andati ad assistere alla partita di baseball tra i Nationals e gli Astros, gara 5 delle World Series. Il gruppo è stato accolto da sonori boo di disapprovazione e anche da canti «lock him up».

Opinioni
Nicholas Fandos e Michael Schmidt con un articolo sul New York Times intitolato “Moving Closer to Trump, Impeachment Inquiry Faces Critical Test” analizzano lo stato dell’indagine sostenendo che man mano che il cerchio si stringe intorno a Trump, ovvero man mano che a comparire davanti al Congresso sono gli uomini più alti in grado e più vicini al Presidente, più difficile diventa il compito di chi sta indagando, perché questi uomini sono anche quelli più protetti dal Congresso. Un esempio è il caso di Charles M. Kupperman, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale del presidente. Kupperman doveva comparire davanti agli investigatori lunedì, ma Trump gli ha ordinato di non andare, invocando una dubbia teoria secondo la quale i principali consiglieri presidenziali sono immuni dalla testimonianza. Kupperman si è allora rivolto a un giudice federale chiedendogli di decidere sul da farsi. La stessa cosa potrebbe succedere con John Bolton, ex consigliere della sicurezza nazionale. Aspettare le lunghe decisioni della corte, però, potrebbe essere problematico in termini di tempo per i democratici perché potrebbero perdere il sostegno dell’opinione pubblica. I democratici sarebbero quindi davanti a una scelta: «Provare a forzare la cooperazione attraverso i tribunali o andare avanti e iniziare a presentare una discussione per l’impeachment in pubblico. La posta in gioco non è solo la rapidità con cui si concludono le indagini, ma anche quante saranno, alla fine, le prove a sostengno del caso contro Trump. Come in molte indagini, si arriva a un punto in cui è necessario decidere se quello che si ha è sufficiente e se il valore incrementale del succo aggiuntivo vale l’ulteriore spremitura».

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