Vince la destra
28 Ottobre Ott 2019 0600 28 ottobre 2019

L’Umbria dice ciao ciao all’alleanza strategica tra Pd e Cinquestelle, ma forse non ancora al governo

Il grande sconfitto Luigi Di Maio deve trovare una via d’uscita meno confusionaria rispetto al suo solito, mentre la coppia Zingaretti-Franceschini dovrà spegnere i fuochi e probabilmente concedere un congresso straordinario

Donatella Tesei Matteo Salvini_Linkiesta
Foto da Twitter

La foto di Narni ingiallisce dopo solo 48 ore sotto la pioggia di numeri ultrafavorevoli alla destra: le regionali in Umbria certificano che l’onda lunga della Lega prosegue con impeto e che la diga alzata dai giallorossi è franata subito. Una vittoria della destra salvinizzata annunciatissima: ed eccola qui a mettere paura al governo. Che non cadrà per questo. Ma che bene non sta.

È un verdetto che non lascia spazio a analisi troppo arzigogolate. La candidata della destra Tesei polverizza Bianconi con 20 punti di distacco (57,55% su 37,49%). L’Umbria, obiettivamente, pone a Pd e M5s la necessità di rifare i conti con la realtà. Tutto era contro il centrosinistra, certamente. Una regione rossissima, ma vent’anni fa. Gli scandali, le inchieste, le misure cautelari. Il nuovo dominio leghista a Perugia, Terni, Spoleto e che più ne ha più ne metta.

E tuttavia la speranza che il nuovo governo giallorosso avesse spostato gli orientamenti delle Europee e l’idea che bastasse evocare una alleanza strategica fra due partiti così diversi e così litigiosi fino a due mesi fa non ha convinto gli umbri, e non si vede al momento perché dovrebbe convincere a fine gennaio i cittadini emiliani e poi i calabresi, i toscani, i liguri.

Si dirà che l’intesa fra Pd e M5s è troppo recente per poter parlare ai cuori degli elettori, così come è realistico pensare che l’effetto-Conte sia prematuro. Ma forse è ancora più vero che è proprio nella prima fase di qualunque esperienza politica che scatta la famosa luna di miele: qui invece della luna non si vede nemmeno l’alone, e di miele nemmeno l’odore.

La sconfitta di Bianconi - forse non il miglior candidato, anche se sarebbe ipocrita dargli la croce - è troppo pesante per non aver ricadute nazionali. La foto di Narni scolorisce in entrambi i partiti e ridà fiato a tutti gli oppositori dell’alleanza strategica. Dentro Pd e Movimento 5s, mentre figuratevi Matteo Renzi che cosa potrà dire.

Luigi Di Maio, da lungo tempo privo di una linea politica coerente e comprensibile, scaricherà le colpe non tanto sul Pd, quanto sull’abbraccio così pressante di Zingaretti

E da domani il punto più sensibile sarà certamente il Movimento Cinquestelle, ultrasconfitto ancora una volta. Luigi Di Maio, da lungo tempo privo di una linea politica coerente e comprensibile, scaricherà le colpe non tanto sul Pd, quanto sull’abbraccio così pressante di Zingaretti.

La base grillina - è il ragionamento del ministro degli Esteri - questa alleanza strategica con l’ex “partito di Bibbiano” non lo digerisce proprio, né è sufficiente per indorare la pillola che Matteo Renzi se ne sia andato dal Nazareno. Nel braccio di ferro con Beppe Grillo e Roberto Fico (e Giuseppe Conte), Di Maio porterà il disastro umbro per dire di cambiare linea un’altra volta. Per riprendere autonomia totale. Basta photo opportunity.

Non si si sa quali ripercussioni sul governo potrebbe avere un colpo di testa del capo della Farnesina ma come minimo dopo il voto di oggi i rapporti fra M5s e Conte, e fra M5s e Pd, sono destinati a lesionarsi. Servirà l’abilità tattica del premier per riprendere il cammino di fronte ad un Salvini ancora più scatenato. Purtroppo per lui però tutti ricordano la brillante idea di fargli chiudere la campagna elettorale, mettendo la faccia su una disfatta con pochi precedenti.

E l’aria è destinata ad appesantirsi anche al Nazareno, dove i perplessi (eufemismo) sulla linea del grande abbraccio strategico con i grillini sono destinati a crescere. Non si meraviglierebbe nessuno se nei prossimi giorni qualcuno si alzasse e chiedesse al segretario di fermarsi e organizzare un Congresso politico.

Difficile circoscrivere la portata politica e simbolica del disastro umbro e anche se Nicola Zingaretti e Dario Franceschini ce la metteranno tutta per spegnere i fuochi, si muoveranno in una situazione dominata dal nervosismo, alla vigilia della delicata sessione parlamentare sulla manovra economica, l’ideale per chi volesse tirare qualche scherzetto alla maggioranza. Dopo l’Umbria la situazione politica, mai veramente rasserenata, fibrilla.

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