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Cronache dall'impeachment
Cronache dall’impeachment
1 Novembre Nov 2019 0530 01 novembre 2019

Trump, l’indagine va avanti: la Camera Usa approva la procedura per le udienze

Con 232 voti a favore e di 196 voti contrari si apre la seconda fase, quella pubblica. Le due commissioni potranno interrogare testimoni in sedute aperte a tutti e trasmesse in televisione

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Byline / Source / Credit Brendan Smialowski / AFP

La Camera ha votato
Giovedì mattina la Camera in seduta piena ha votato la risoluzione presentata dai Democratici che contiene le procedure e le linee guida per il proseguimento dell’indagine di impeachment nei confronti del Presidente Donald Trump. Il risultato è stato di 232 voti a favore e di 196 voti contrari. Come previsto, la votazione è stata politica, con i Repubblicani tutti compatti a votare contro e i Democratici tutti a favore tranne due, Collin Peterson del Minnesota - rappresentante di un distretto pro Trump – e Jeff Van Drew del New Jersey. L’unico indipendente della Camera, Justin Amash del Michigan, ha votato a favore.

Cosa succede ora
Il voto formale della Camera dà inizio alla seconda fase dell’indagine, quella pubblica. Nel giro di due settimane le due commissioni che sono a capo dell’indagine – quella di intelligence e quella giudiziaria – chiameranno testimoni in sedute aperte al pubblico e trasmesse in diretta tv. «Questa risoluzione pone le basi per la prossima fase della nostra indagine, in cui il popolo americano avrà l'opportunità di ascoltare in prima persona i testimoni», ha detto dopo il voto Adam Schiff, presidente della commissione intelligence. Questa seconda fase porterà alla formulazione degli articoli di impeachment che saranno votati dalla Camera. Se il voto sarà favorevole, a quel punto Trump subirà un processo al Senato, il solo organo che ha il potere di votare per la sua rimozione. Riguardo ai tempi: le testimonianze pubbliche dovrebbero iniziare tra due settimane, mentre il voto alla Camera potrebbe avvenire entro la fine dell’anno e l’eventuale processo in Senato nel 2020.

Che cosa ha detto Tim Morrison
Tim Morrison, alto funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale e che si è dimesso mercoledì sera, è stato sentito giovedì mattina in una udienza a porte chiuse. Durante la sua deposizione ha corroborato le testimonianze degli altri funzionari che hanno parlato prima di lui confermando gli sforzi dell'amministrazione Trump per concludere un accordo con gli ucraini. In particolare, Morrison ha confermato la testimonianza di Bill Taylor relativa a un riunione tra l’ambasciatore presso le Nazioni Unite Gordon Sondland e Andriy Yermak, assistente del presidente ucraino Zelensky. In quella riunione Sondlandavrebbe detto a Yermak che gli aiuti militari in quel momento bloccati si sarebbero sbloccati solo con l’inizio di un’indagine su Burisma, la società di gas che aveva assunto il figlio di JoeBiden. Pur confermando il quid pro quo, Morrison durante la sua testimonianza ha però difeso Trump dicendo che l’iniziativa era stata dell’ambasciatore Sondland. Della telefonata del 25 luglio tra Trump e Zelensky ha detto che non pensava che ci fosse qualcosa di sbagliato dal punto di vista legale e che la sua unica preoccupazione era su come sarebbe stata accolta nell'ambiente polarizzato di Washington se fosse trapelata.

Opinioni
David Brooks sul New York Times in un editoriale intitolato “Impeach Trump. Then move on” scrive di due diversi sentimenti, quello dentro la bolla di Washington, dove anche i senatori Repubblicani sanno benissimo della colpevolezza di Trump, e quello al di fuori di Washington, tra la gente normale, dove dell’impeachment interessa solo a pochi e tutti cittadini degli stati blu delle coste, mentre negli stati rossi centrali verso l’impeachment è indifferenza oppure rassegnazione: si dà per scontato che i politici siano tutti corrotti. Per questi cittadini, convinti di vivere in un declino e che tutto – politicamente, economicamente, culturalmente – non sarà più come prima, l’impeachment è solo una distrazione. «Questo senso di negligenza d'élite di fronte al declino nazionale è la questione centrale in questo momento. L'impeachment è una distrazione da quello. Il più rapidamente possibile, è tempo di andare avanti».

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