Sovranità monetaria
1 Novembre Nov 2019 0530 01 novembre 2019

Niente “via Libra”, anche l’Italia fa la guerra alla moneta di Facebook

Il ministero dell’Economia lavora con Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi a un documento per impedire l’arrivo della valuta elettronica. A dicembre il probabile annuncio. Anche la Consob condanna la stablecoin di Menlo Park

Zuckerberg_Linkiesta
MANDEL NGAN / AFP

Per ora niente via Libra. Anche l’Italia si aggiunge alla lotta dei governi occidentali contro la moneta virtuale di Facebook. Il ministero dell’Economia starebbe lavorando con i colleghi di Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi per impedire l’accesso in Europa alla stablecoin che Mark Zuckerberg vorrebbe lanciare entro la fine del 2020. Oggi, nero su bianco, esiste solo una bozza di documento pubblicata in anteprima mercoledì 30 ottobre dal sito Politico.eu. Una pagina redatta dalla presidenza finlandese di turno del Consiglio dell’Unione europea per dire che monete virtuali come Libra «non devono minare il nostro attuale ordine finanziario e monetario e la nostra sovranità». I ministri delle Finanze dei 27 Stati Ue la discuteranno a Bruxelles nella riunione dell’Ecofin della prossima settimana per poi pubblicare delle conclusioni formali a dicembre.

Sui dettagli dell’accordo europeo nessuno si sbottona, ma dal Mef segnalano di prestare particolare attenzione alle dichiarazioni fatte lo scorso 18 ottobre da Roberto Gualtieri durante l’incontro a Washington dei ministri dell’Economia del G7. «Sono contrario all’emergere di valute private che pongono dei rischi non solo sul fronte della stabilità' finanziaria ma anche di sovranità e democrazia. Non è possibile prevedere che uno stablecoin globale possa operare finché un quadro giuridico, di regole e di supervisione sia sufficientemente definito». Tradotto: a livello internazionale c’è un sentire comune per opporsi a Libra, ma per stare sicuri in Europa non dobbiamo arrivare impreparati quando la moneta sarà lanciata sul mercato. Non solo: «La necessità di modernizzare il sistema dei pagamenti (è) cosa diversa dal consentire che questo spazio sia occupato da valute private». Parole dure che fanno il paio con la decisione del governo di attuare la digital tax, dopo due anni di rinvii. Un’aliquota del 3% sui ricavi delle multinazionali digitali.

L’ostilità a Libra non è solo un’opinione del governo, né di una parte politica. Anche Paolo Savona, il presidente dell’autorità indipendente per la vigilanza dei mercati finanziari (Consob) si è scagliato contro la valuta di Facebook. «Il problema di fondo, se si diffondono criptovalute come la Libra, è che tu devi essere certo che seguano il metodo dei bitcoin, come affermano. Ma non si può fare perché dovrebbero avere un’offerta rigida e non espandibile, 21 milioni di unità, mentre la Libra viene data sul mercato», ha detto il 24 ottobre a Milano, durante la presentazione di un volume sul Fintech. «Solo i bitcoin sono impenetrabili agli hacker per un problema economico. Le altre criptocurrency no, ma nessuno informa la clientela. Siccome tu prendi risorse e le investi, come era la proposta di Facebook e compagni per la Libra, noi dobbiamo controllare l'investimento. Ma già se ti domicili in Svizzera nascono problemi giganteschi di improcedibilità. Il risparmio finisce là e supera il nostro controllo, è un problema gravissimo».

Sembra un paradosso ma in Italia l’unica istituzione ad aver aperto un timido spiraglio a Libra è stata il simbolo della sovranità monetaria: Banca d’Italia

Sembra un paradosso ma in Italia l’unica istituzione ad aver aperto un timido spiraglio a Libra è stata il simbolo della sovranità monetaria: Banca d’Italia. «Stiamo interloquendo con tanti operatori perché non si può restare in una “riserva indiana”. Ma serve grande prudenza, perché è una scelta che va operata in un'interlocuzione più ampia», ha detto Alessandra Perrazzelli, vice direttore generale della Banca d'Italia durante un convegno sul Fintech organizzato a Roma da Fortune Italia a fine settembre. «Non è una scelta da fare paese per paese ma per aree geografiche. Bisogna chiedersi se vogliamo essere quelli che aprono completamente le porte o quelli che controllano».

La posizione italiana è questa, ma cosa succederà a livello europeo? Da tempo la Commissione europea segue da vicino lo sviluppo del mercato nel settore delle criptovalute e dei servizi di pagamento, compresa Libra. «La nostra priorità a breve termine è continuare la nostra valutazione legale della criptovaluta. Per questo abbiamo inviato una serie di domande alla Libra Association. Stiamo analizzando in questi giorni le risposte», spiega una portavoce della Commissione, Annika Breidthardt. «Libra deve essere autorizzata e controllata in modo adeguato per garantire la stabilità finanziaria e la protezione dei consumatori. In questa fase, è troppo presto per dire come il progetto può essere avviato nell'Ue». Il rischio è che regolamentare in modo troppo stringente Libra potrebbe impedire lo sviluppo in futuro di alcuni servizi tecnologici europei. «La Commissione sta analizzando con cura tutti gli aspetti che riguardano digitalizzazione, concorrenza, fiscalità, antiriciclaggio e protezione dei dati per ottenere un quadro più completo delle sue implicazioni normative», conclude Breidthardt.

Non a caso ieri la bankenverdan, associazione delle banche private tedesche ha lanciato l’idea di un euro digitale basato su criptovalute all’interno di una piattaforma di pagamenti paneuropea comune. La responsabilità del sistema monetario rimarrebbe nelle mani degli Stati Ue, gli utenti sarebbe chiaramente identificabili, e ci sarebbero regole chiare per evitare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Questa è la proposta, ma per la pratica bisognerà aspettare che l’Ue si faccia prima un’idea su Libra. Poi, si vedrà. Intanto Zuckerberg continua a ricevere ceffoni dai governi e critiche dai mass media, e al Congresso ha detto di essere pronto a fare un passo indietro dal progetto Libra se gli enti regolatori statunitensi dovessero disapprovare il progetto. Può però consolarsi con i dati del terzo trimestre del 2019 di Facebook: le azioni sono aumentate del 5%, i ricavi del 29%, gli utili del 19%. Ma non basteranno i 2,45 miliardi di utenti mensili per costringere il mondo ad accettare Libra.

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