Discontinuità
4 Novembre Nov 2019 0600 04 novembre 2019

Scoop, la Costituzione dice che si può governare anche senza Conte

Il Pd sostiene che senza l’attuale premier si va dritti a elezioni anticipate, ma Renzi e, sotto sotto, Di Maio, pensano che la legislatura possa tranquillamente continuare con la stessa maggioranza e un nuovo frontman

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Non sono riuscito a trovare l’articolo della Costituzione che prescrive lo scioglimento anticipato della legislatura se a Palazzo Chigi non risiede un signore che si chiama Giuseppe Conte.
Eppure leggo sui giornali molte dichiarazioni perentorie di esponenti del Pd, da Zingaretti a Franceschini, secondo cui dopo Conte ci sono solo le elezioni e giammai un altro presidente del Consiglio con la stessa maggioranza. Matteo Renzi è un politico svelto, perfettamente integrato nello spirito del tempo e quindi in grado di non farsi scrupoli a osteggiare in tutti i modi i Cinque Stelle e poi a proporgli un patto di governo per scongiurare i “pieni poteri” di Salvini e ora a cannoneggiare, come dice Carlo Calenda, il capo del governo che lui stesso ha fatto partire.

Non è che il Salvini anti Di Maio, poi alleato di Di Maio e ora nemico di Di Maio sia un campione di coerenza. Così come non lo sono i Cinque Stelle, i quali dalla mistica dell’andare da soli a cambiare il mondo sono passati all’andare con chiunque garantisca loro la permanenza al potere

Non è che il Salvini anti Di Maio, poi alleato di Di Maio e ora acerrimo nemico di Di Maio sia un campione di coerenza. Così come non lo sono i Cinque Stelle, i quali dalla mistica dell’andare da soli a cambiare il mondo sono passati al più prosaico andare con chiunque garantisca loro la permanenza al potere. E non è che il trasformismo del vertice Pd sia da meno, visto che Zingaretti prima ha giurato che mai e poi mai avrebbe fatto un governo con i grillini, poi per farlo ha posto come condizione che non lo presiedesse Giuseppe Conte e ora non solo immagina un’alleanza strategica con i Cinque stelle ma è pronto a farla guidare proprio a Conte, di cui ormai è il più entusiasta e forse unico sostenitore.

Certo non è Luigi Di Maio a farsi in quattro per tenere Conte al suo posto, come ha più volte scritto Linkiesta in queste settimane. E, allora, non si capisce per quale ragione politica il Partito Democratico stia combattendo questa insensata battaglia a favore di un anonimo segnaposto scelto da Casaleggio e accettato dalla Lega per fare da vice ai due vice Di Maio e Salvini a coronamento del surreale contratto di governo sovranista e associati.

Sarebbe ora che il Pd rientrasse dalle vacanze e riprendesse a fare politica, anche inseguendo l’illusoria alleanza strategica con i grillini, ma perlomeno esercitando l’egemonia culturale, ad avercela, invece che subirla

L’unica spiegazione possibile alla comparsa di questa nuova grottesca corrente “progressisti-per-Conte” è che i dubbi sulla caratura politica del premier li abbia posti Matteo Renzi e quindi che tra i dirigenti del Pd sia scattato un riflesso condizionato simile a quelle risposte email automatiche che annunciano che il destinatario è andato in vacanza. Sarebbe ora, però, che il Pd rientrasse dalle vacanze e riprendesse a fare politica, anche inseguendo l’illusoria alleanza strategica con i grillini, ma perlomeno esercitando l’egemonia culturale, ad avercela, invece che subirla.
Magari la svolta politica necessaria a guidare il paese con nuova vitalità e senza paura di Salvini potrebbe essere proprio la sostituzione di Conte con un frontman più credibile, qualcuno in grado di garantire una vera discontinuità rispetto a decreti sicurezza, quota 100 e altre padanerie. Una leadership diversa, lungimirante e adeguata alla nuova maggioranza progressista ed europea che ha preso il posto di quella filorussa e filospread non dispiacerebbe a Renzi e, al di là delle dichiarazioni di circostanza, nemmeno a Grillo e Di Maio: e allora il Pd?

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