vittime collaterali
5 Novembre Nov 2019 0600 05 novembre 2019

Ecco come ci siamo dimenticati gli orfani di femminicidio

La misura legislativa per aiutarli c’è, ma solo sulla carta. Manca un tassello, un decreto attuativo, senza il quale è destinata a rimanere lettera morta. A oggi le famiglie che si prendono in carico questi bambini e ragazzi restano senza supporto

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Photo by Sydney Sims on Unsplash

Zinaida Solonari era una donna e una madre. Aveva 36 anni e da 16 era sposata con Maurizio Quattrocchi di 47. Zinaida ora non c’è più. Vittima della gelosia ossessiva del marito, che il sei ottobre scorso l’ha accoltellata, uccidendola. Zinaida lascia tre figli di otto, dodici e sedici anni. Bambini orfani di madre. E di padre, finito in carcere con l’accusa di omicidio. La tragedia di Zinaida è solo una delle tante storie di femminicidio che ogni anno si consumano in Italia. E di cui conoscere il numero esatto non è semplice. Come non lo è avere precisa contezza di quanti siano a oggi i bambini e i ragazzi che dopo avere spesso assistito a violenze ripetute in famiglia rimangono senza genitori. Completamente indifesi e non autosufficienti. E per le famiglie affidatarie non è facile affrontare il peso del trauma che gli orfani di femminicidio sono stati costretti a subìre.

Patrizia Schiarizza, avvocato e presidente de “Il giardino segreto” associazione che si occupa di dare voce agli orfani di femminicidio, auspica presto che la legge 4 trovi finalmente attuazione. «La misura è entrata in vigore a febbraio dello scorso anno. Entro tre mesi si sarebbe dovuto approvare un regolamento attuativo che avrebbe dovuto stabilire a chi e con quali modalità i soldi del Fondo per gli orfani di femminicidio dovevano essere erogati».

Nel 2018 il Governo Gentiloni ha approvato la legge 4. Un provvedimento che avrebbe dovuto offrire il sostegno dello Stato ai bambini e ai ragazzi rimasti orfani e aiutare le famiglie affidatarie a prendersene cura. Finora però questa legge è rimasta lettera morta. Di quasi 400 decreti attuativi bloccati in Parlamento in attesa di essere discussi e approvati – sono decreti cosidetti interministeriali che necessitano di una interlocuzione tra uno o due ministeri interessati – fermo nel cassetto c’è anche quello necessario a far partire la legge in questione. Assieme al Fondo per gli orfani di crimini domestici a cui per questo motivo le famiglie affidatarie non hanno mai potuto accedere.

Bisogna ricordare che nell’80,5 per cento dei casi - stima l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) - a commettere l’omicidio sono persone conosciute, di cui nel 43,9 per cento mariti, compagni o ex compagni. Dai dati a disposizione, sempre grazie all’Istat e al Viminale, oggi sappiamo che dal 2017 al 2019 su 279 omicidi in ambito familiare, 184 hanno coinvolto una donna. E in un tale contesto a non potere più essere ignorate sono le vittime “collaterali” del femminicidio. «La legge prevede genericamente tutta una serie di benefici a favore degli orfani di madre, con un accantonamento annuo di due milioni di euro, senza però specificare come debbano essere distribuiti e utilizzati», continua Schiarizza.

Affinché poi la legge 4 funzioni nel modo più adeguato l’Italia deve istituire un’anagrafe degli orfani, per misurare l’entità del fenomeno. E capire con esattezza quante risorse è necessario stanziare per offrire un aiuto capillare e concreto

Come spiega l’avvocato, il Fondo servirebbe a sostenere spese di carattere medico, per consentire alle famiglie affidatarie di offrire il supporto psicologico, talvolta anche psichiatrico, essenziale per il pieno recupero di questi bambini e ragazzi. Lo stesso vale per lo studio: le risorse servono a dare loro borse di studio o a pagare le rette scolastiche. «Ma è bene chiarire che questi soldi non si sa ancora come verranno dati ai familiari coinvolti. Se ci fosse il regolamento attuativo a oggi sapremmo che a erogare i sussidi sono gli enti locali per il tramite di servizi». «Le faccio un esempio – spiega Schiarizza – dal momento che questi bambini e ragazzi hanno bisogno di cure mediche, le famiglie potrebbero ottenere un rimborso per le spese sostenute».

Nel frattempo, mentre il Fondo è stato implementato, arrivando complessivamente a cinque milioni di euro – anche grazie alla legge “Codice Rosso” che prevede al suo interno una serie di nuovi reati, come quello di “sfregio con l’acido” – gli orfani di femminicidio possono fare affidamento «solo sulle famiglie che li hanno presi in carico e sulle loro energie». Con la sua associazione Patrizia Schiarizza ha conosciuto bambini e ragazzi con problemi di tipo psichiatrico, che avrebbero bisogno di cure o di un ricovero che non riescono a ottenere nella loro città di origine. «In questi casi le famiglie si spostano, affrontando spese non indifferenti. Stiamo parlando di nuclei familiari che vivono grazie alle pensioni. Nonni oppure zii o cugini che hanno già altri figli». Ma ci sono delle eccezioni. Racconta Schiarizza che la Regione Lazio si è munita di una legge che prevede l’erogazione di somme annuali a favore degli orfani di femminicidio fino al compimento del 29esimo anno di età. «Ma nessun altra ha fatto altrettanto. La Regione Veneto ci sta lavorando. E per ora riconosce il sostegno solo ai residenti».

La legge 4 oltre a rappresentare un atto di civiltà, una forma di “risarcimento” riconosciuto dallo Stato per la perdita affettiva e le violenze a cui sono stati costretti ad assistere questi bambini e ragazzi, anche per evitare che vengano abbandonati a loro stessi, è una misura essenziale per un lavoro di prevenzione che in Italia ancora viene portato avanti a singhiozzo. Prevenzione sulla violenza domestica e sui femminicidi. Affinché poi la legge 4 funzioni nel modo più adeguato l’Italia deve istituire un’anagrafe degli orfani, per misurare l’entità del fenomeno. E capire con esattezza quante risorse è necessario stanziare per offrire un aiuto capillare e concreto.

«Alcuni giorni fa sono stata audita in Commissione femminicidio, sottolineando la necessità e l’urgenza di istituire un apposito registro», precisa Schiarizza. «La stessa legge 4 prevede che lo Stato e gli enti locali si adoperino in tal senso. E la mancanza di un'anagrafe rende l’Italia colpevole di avere violato la Convenzione di Istanbul, che obbliga gli Stati membri a fare un’analisi dei dati proprio per attuare politiche di prevenzione indispensabili». «Questo è un’altro motivo per il quale il decreto attuativo è necessario e urgente. Se le famiglie sanno che c’è un fondo al quale potere accedere, si prepara il terreno per fare emergere il maggior numero di casi». Insomma, gli strumenti ci sono tutti. E nelle intenzioni – ad averci messo la faccia sono stati soprattutto i democratici – questa legge avrebbe dovuto vedere la luce mesi fa. Una luce però che migliaia di famiglie stanno ancora aspettando.

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