Quasi amici
7 Novembre Nov 2019 0600 07 novembre 2019

Siamo antirenziani, Zingaretti corteggia Calenda (di nuovo!)

Il segretario del PD ha offerto all’ex ministro un ruolo da mediatore nella vicenda Ilva, anche per dare fastidio a Renzi. Il fondatore di Siamo europei, che si era già proposto anche a Conte, potrebbe accettare. A maggior gloria del nuovo partito che lancerà il 22 novembre

Calenda_Linkiesta

Da qualche giorno Carlo Calenda è molto risalito nei sondaggi virtuali del Pd. Uno come lui manca. Per competenza e soprattutto per forza mediatica. Il problema politico sembrerebbe però insormontabile: riallacciare con un personaggio che se n’è appena andato dal partito dopo l’abbraccio “strategico” con i grillini pare più difficile che scalare una montagna a mani nude.

Eppure qualcosa si può fare. Nicola Zingaretti, sempre più desolato di fronte alla performance del governo, l’ha buttata lì: «Se Calenda volesse dare una mano a questo governo perché non utilizzarlo in alcune situazioni di difficoltà di grandi aziende?». E la mente è andata subito all’Ilva, la madre di tutte le figuracce della politica, palcoscenico sul quale ieri Calenda fu prim’attore e oggi pubblico ministero contro tutto e contro tutti.

Peraltro il diretto interessato non si nega. «Sempre disponibile a dare una mano ⁦a Zingaretti. Commissario Ilva sarebbe del tutto inappropriato e incompatibile ma consulente a titolo gratuito su crisi sì».

Peraltro il diretto interessato non si nega. «Sempre disponibile a dare una mano ⁦a Zingaretti. Commissario Ilva sarebbe del tutto inappropriato e incompatibile ma consulente a titolo gratuito su crisi sì». Da cogliere il sorriso al segretario del Pd con il quale ha sempre avuto buoni rapporti (non è a lui che l’ex ministro imputa l’errore dell’intesa con i 5 Stelle, ma a Renzi e semmai a Franceschini) e la disponibilità a una consulenza gratuita, la stessa formula che adoperò persino con Di Maio all’epoca ministro dello Sviluppo economico e non più tardi qualche giorno fa con Giuseppe Conte: «Caro Conte,io non avrei mai accettato di fare il ministro in un governo che ritenevo e ritengo sbagliato. Ma se per ipotesi sulle crisi aziendali Ilva, Whirlpool, Alcoa servisse un aiuto, sarei pronto immediatamente a dare una mano».

Spirito di servizio? Protagonismo? Fate voi.

Ma ci sono due ragioni specifiche, politiche, che spiegano l’avance del capo del Nazareno. La prima riguarda la debolezza politica e comunicativa del governo, in particolare sui dossier economici. Il ragionamento è stata fatto ai piani alti del Nazareno qualche giorno fa e si è notato che c’è un problema di regia politica, di peso specifico dei ministri dem, e di inadeguatezza mediatica.

Calenda, nei governi Renzi e Gentiloni, «assicurava una presenza televisiva» molto forte. Ora la sua “parte” non è stata presa da nessuno. Quale ministro va in tv a spiegare le proposte del governo, a reggere la pressione di avversari e opinionisti, a fare un minimo di audience?

La seconda ragione è più politica. Il Pd ha perso per strada quattro pezzi importanti del motore: Pierluigi Bersani Enrico Letta, Renzi e appunto Calenda

La seconda ragione è più politica. Il Pd ha perso per strada quattro pezzi importanti del motore: Pierluigi Bersani (ma questa è storia un po’ ammuffita), Enrico Letta, Renzi e appunto Calenda. Tranne Letta, gli altri hanno dato o daranno vita a nuove formazioni politiche (l’ex ministro farà esordire la sua “Cosa” il 22 novembre): sarebbe ora che il Pd iniziasse una qualche operazione di ricomposizione o come minimo di non belligeranza.

Il che è da escludersi nel caso di un Renzi sempre all’attacco e che per di più guarda sempre più insistentemente alla sua destra e non si pone per nulla il tema del rapporto con il vecchio partito di cui è stato leader. Ma con Calenda il discorso è diverso. Con lui si può parlare. Si può creare almeno un clima che eviti le gragnuole di colpi cui l’ex ministro sottopone il suo ex partito. Perché in effetti spesso e volentieri a Calenda scappa la frizione.

Ma d’altra parte in politica vale sempre l’immortale regola per cui il nemico del mio nemico è mio amico (dove il nemico è chiaramente Renzi).

E dunque perché non tentare di lanciare un’esca verso “Carlo”? Il corteggiamento è partito. Di un po’ di energia questo governo ha bisogno. E il consulente Calenda potrebbe essere un’ottima vitamina.

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