Cronache dall’impeachment
7 Novembre Nov 2019 0606 07 novembre 2019

Trump, testimonianze pubbliche sull’Ucrainagate dal 13 novembre

Bill Taylor, massimo diplomatico americano in Ucraina, sarà il primo a essere sentito in audizione pubblica. Il 15 novembre tocca all'ex ambasciatrice in Ucraina, Marie Yovanovich

Bill Taylor Linkiesta
(Olivier Douliery / AFP)

La richiesta di Trump a Barr
Mercoledì sera il Washington Post riporta che nelle settimane scorse Trump avrebbe chiesto al procuratore generale William Barr di tenere una conferenza stampa per dire che durante la telefonata con il presidente ucraino il Presidente non aveva infranto alcuna legge. Barr si sarebbe rifiutato.

È stata resa pubblica la testimonianza di Bill Taylor
William B Taylor, massimo diplomatico americano in Ucraina e figura centrale nell'inchiesta. Sulla messa in stato di accusa di Trump era stato sentito lo scorso 22 ottobre. In quell’occasione era stato il primo a parlare di quid pro quo.

Cosa c’è nella testimonianza di Bill Taylor
Taylor riferisce di aver saputo da Sondland, ambasciatore presso l’Unione europea, che lo sblocco degli aiuti militari all’Ucraina era a condizione che i funzionari ucraini annunciassero pubblicamente l’apertura di un’inchiesta su Burisma, la società nel cui consiglio di amministrazione sedeva il figlio di Biden e un’inchiesta sulle elezioni del 2016, seguendo la falsa ipotesi che fosse stata l’Ucraina e non la Russia – come stabilito dal rapporto Mueller – a interferire. Taylor ha anche detto che gli era stato riferito – anche se in termini meno certi – dell’esistenza di un altro quid pro quo: per incontrare Trump il Presidente Ucraino Zelensky avrebbe dovuto annunciare l’inizio dell’indagine.

Il ruolo di John Bolton
Nella sua testimonianza, Taylor afferma che John Bolton – ex consigliere per la sicurezza nazionale – gli disse di inviare un messaggio diretto al segretario di stato Mike Pompeo, facendo presenti le sue preoccupazioni riguardo al congelamento degli aiuti militari.

Taylor afferma che Bolton si era dimostrato molto comprensivo delle preoccupazioni di Taylor e che stava anche cercando, con i due segretari e il direttore della Cia Gina Haspel, di invertire la decisione sugli aiuti. Taylor afferma anche di essere stato messo in guardia da Bolton riguardo al fatto di nascondere la chiamata del 25 luglio tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky perché pensava che sarebbe stato un disastro e che ci sarebbe stata un’indagine al riguardo. Da questo si capisce come sia fondamentale la eventuale testimonianza di John Bolton: l’ex consigliere per la sicurezza nazionale è stato citato in giudizio, ma si è rivolto a un giudice per sapere se presentarsi o meno davanti alla commissione di intelligence.

Taylor riferisce di aver saputo da Sondland, ambasciatore presso l’Unione europea, che lo sblocco degli aiuti militari all’Ucraina era a condizione che i funzionari ucraini annunciassero pubblicamente l’apertura di un’inchiesta su Burisma

La prossima settimana iniziano le testimonianze pubbliche
Adam Schiff, presidente della commissione intelligence che sta indagando sulla messa in stato d’accusa di Trump, ha annunciato mercoledì pomeriggio le date delle prime tre testimonianze. Pubbliche. Il 13 novembre sarà la volta di Bill Taylor e George P. Kent, un alto funzionario del Dipartimento di Stato. Il 15 novembre sarà la volta di Marie Yovanovitch, ex ambasciatore americana in Ucraina, allontanata da Trump a maggio. Queste audizioni pubbliche
non assomiglieranno alle tradizionali audizioni del Congresso, in cui democratici e repubblicani si alternano facendo domande in blocchi di cinque minuti, ma seguiranno le linee guida votate la settimana scorsa dalla Camera. Queste regole consentono al più altro in grado tra i democratici e tra i repubblicani di delegare gli interrogatori a personale addestrato e per ciascuna parte di avere fino a 45 minuti alla volta.

Donald Trump Jr svela l’identità del whistleblower
L’identità del whistleblower, il funzionario che ha compilato il report che ha dato avvio all’inchiesta sull’impeachment del Presidente Trump, girava già da diversi giorni negli organi di informazione di estrema destra come Breibart e su RealClearPolitics, un’istituzione bipartisan. Mercoledì Donald Trump Jr ha tweettato un articolo di Breibart contenente il nome del whistleblower. I grandi organi di informazione come New York Times e Washington Post hanno deciso di non pubblicarne il nome.

Una nuova strategia difensiva
Sia Politico che Cnn scrivono che fino ad oggi la strategia difensiva dei repubblicani è stata poco efficace perché confusa, e ha alternato momenti in cui la difesa è stata «non c’è quid pro quo» ad altri in cui si attaccava la procedura e noni contenuti. Una terza, ulteriore linea difensiva è stata offerta mercoledì da Lindsey Graham che parlando con i giornalisti ha detto che la Casa Bianca sarebbe stata troppo disorganizzata per mettere in atto un piano che prevedeva l’uso degli aiuti militari a scopo politico. «Quello he posso dire», ha detto Graham «è che la politica di Trump nei confronti dell'Ucraina è stato incoerente, dipende da con chi parli, sembrano incapaci di formare un quid pro quo, quindi no, trovo che l'intero processo sia una finzione e non ho intenzione di legittimarlo».

L’asso nella manica dei Repubblicani
Se come sembra si andrà a processo al Senato, dopo il voto di impeachment della Camera, i Repubblicani potrebbero giocarsi la carta Hunter Biden, il figlio dell’ex vicepresidente Joe Biden: chiamare anche a lui a testimoniare, metterlo in difficoltà, far passare il messaggio che Trump voleva davvero combattere la corruzione e che Hunter e il padre Joe Biden sono anche loro corrotti, perché il figlio sedeva nel consiglio di amministrazione di una società ucraina mentre il padre da vicepresidente si occupava di Ucraina.

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