"città globale"
8 Novembre Nov 2019 0600 08 novembre 2019

Competitiva e dinamica, ora Milano punta a uno sviluppo inclusivo e sostenibile

Presentato a Palazzo Marino, il rapporto OsservatorioMilano 2019 fotografa una città che nonostante l'attuale stagnazione economica è capace di ottenere risultati positivi. Il capoluogo lombardo traina il Paese e gode di uno spazio privilegiato persino a livello mondiale

Osservatoriomilano_Linkiesta

Quella di oggi non è la stessa Milano che con Expo nel 2015 ha iniziato a poco a poco a cambiare volto. No, il capoluogo lombardo ha compiuto ulteriori passi in avanti. Tanto da diventare prima tra i motori d’Europa per reputazione. Il suo punto di forza, uno dei tanti, è il sistema produttivo manifatturiero, a cui si aggiunge un buon livello di competitività e di attrattività. È quanto emerge da Osservatorio Milano 2019, presentato ieri a Palazzo Marino dal sindaco Giuseppe Sala e da Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda.

Giunto alla sua terza edizione, il rapporto si è avvalso del lavoro dei principali centri di ricerca del territorio, coordinati dal Centro Studi di Assolombarda, i quali, attraverso l’analisi di 224 indicatori, hanno misurato la capacità di Milano d’inserirsi sulla scena mondiale. Uno studio a tutto tondo, concentratosi su molteplici obiettivi trasversali – sono state misurate sia l’intensità dell’azione per raggiungerli sia i risultati ottenuti – che riguardano l’accessibilità, il capitale umano qualificato, la vocazione a diventare una “smart city”, le dinamiche sociali e l’equità, l’innovazione, la presenza di startup, il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, la sostenibilità. A cui si aggiungono le grandi aspirazioni a cui da anni Milano tende: la manifattura 4.0, la finanza, l’arte, la cultura e il design.

Insomma quel che esce fuori dal rapporto Osservatorio Milano 2019 è la fotografia di una città dinamica, che si offre oggi come modello. Una città capace di dare voce e spazio alle sue diverse anime. Senza trascurare però alcune delle criticità che richiedono un nuovo sforzo e un ulteriore impegno da parte della politica locale per fare in modo che il suo sviluppo sia il più possibile inclusivo e sostenibile. A sostenerlo è lo stesso sindaco Giuseppe Sala che ha ribadito la necessità di coniugare l’economia con l’ambiente e la sfera sociale.

Negli ultimi cinque anni infatti Milano ha compiuto un balzo economico importante. È riuscita meglio di altre città italiane ad affrontare una crisi che ha appesantito il tessuto produttivo. Dal 2014 a oggi il capoluogo lombardo è cresciuto in termini di prodotto interno lordo del 9,7 per cento. Un risultato eccellente se si considera che è riuscita da sola a produrre il doppio della ricchezza realizzata a livello nazionale. Così il rapporto mette in luce come Milano si confermi ancora una locomotiva per il Paese.

Milano è a tutti gli effetti oggi una “città globale”, tra le prime 50 per ricchezza e potere economico a livello mondiale assieme a Londra e a Parigi, eppure c'è ancora strada da fare per rendere tale sviluppo economico inclusivo e sostenibile

Non solo. Se sul piano internazionale – messa a confronto con altre città come Barcellona, Lione, Stoccarda, capoluoghi delle Regioni europee più produttive al pari della Lombardia – Milano si presenta una realtà capace di attirare talenti, capitale umano, e turisti – come città universitaria si posiziona terza per attrazione di talenti, dopo Monaco e Barcellona, mentre sul piano turistico ha superato di gran lunga il picco ottenuto grazie a Expo, con 7,6 milioni di visitatori ogni anno – lo è altrettanto per le imprese. Nell’ultimo quinquennio si è assistito a un incremento del numero di aziende con oltre un miliardo di euro di fatturato all'anno con sede a Milano: ben 91 contro le 59 di Monaco o le 29 di Barcellona. Con oltre 10 mila imprese straniere attive sul territorio, non è un caso che negli ultimi tre anni a crescere in modo sorprendente sia stata la reputazione. Milano è considerata a tutti gli effetti una “città globale”. Tra le prime 50 per ricchezza e potere economico a livello mondiale assieme a Londra e a Parigi.

Davanti a un quadro così positivo la città non è però intenzionata ad adagiarsi. Se è vero che il capoluogo lombardo è un «laboratorio» - come ha dichiarato il sindaco Sala - di idee, di creatività, di dinamismo, esempio di una politica che in questi anni ha saputo dialogare con gli imprenditori, i cittadini. Che è stata capace di mettersi in gioco e di migliorare, i prossimi obiettivi sono i più sfidanti. Con l’aggravarsi del cambiamento climatico e l’acuirsi delle disuguaglianze sociali, la città si appresta a mettersi in cammino verso due mete imprescindibili per diventare attrattiva a 360 gradi.

Fenomeni di polarizzazione, di esclusione e di marginalità sociale, sebbene il Prodotto interno lordo pro capite sia in costante crescita, si parla di 49mila euro rispetto a una media italiana ferma a 26mila, si inizia ad assistere a una distribuzione diseguale dei redditi. Il nove per cento della popolazione milanese detiene oggi oltre un terzo della ricchezza complessiva. A ciò, si sommano le difficoltà di una reale integrazione dei tanti giovani che scelgono Milano per lavorare e vivere. Il tasso di disoccupazione resta infatti ancora elevato. Smagliature sempre più visibili che non possono essere ignorate.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook