L’alleanza contro gli stronzi
11 Novembre Nov 2019 0600 11 novembre 2019

La sfida di Mara Carfagna per rigenerare il centrodestra liberale e non regalare l’Italia a Salvini

La vicepresidente della Camera si batte per sconfiggere populismi e sovranismi e vorrebbe farlo con il suo partito o, in alternativa, dentro la coalizione. Se glielo impediranno, vabbé, se glielo impediranno, si vedrà

Carfagna Linkiesta

Gli incontri dello scorso weekend a Linkiesta Festival hanno svelato come nelle prossime settimane i movimenti politici più interessanti si vedranno sul fronte liberale del centrodestra, e non solo del centrosinistra. Chiunque abbia ascoltato Mara Carfagna conquistare la nostra platea del Teatro Parenti di Milano con la tenacia di chi rifiuta di accettare la subalternità di Forza Italia al sovranismo di Matteo Salvini ha capito che proprio lì, nel centrodestra, presto succederà qualcosa. Non che Carfagna vada con Matteo Renzi, non è questo il punto, almeno per adesso, almeno fino a quando ci sarà questa legge elettorale, almeno fino a quando non si saprà la data del voto per ora ancora lontana nel tempo, piuttosto il tentativo di riequilibrare in chiave moderata e occidentale, in una parola: liberale, la «metà campo», per usare la definizione di Carfagna, che si contrappone all’attuale maggioranza di governo.

Carfagna gioca una partita delicata, politica e personale, perché da una parte non si riconosce più nella coalizione che gli elettori e Silvio Berlusconi hanno consegnato a Matteo Salvini, dall’altra non vorrebbe lasciare il suo partito. Non lo vuole lasciare perché le sue riflessioni e i suoi dissensi politici non sono un’operazione trasformista, che peraltro sarebbe bizzarra visto che il vento dei sondaggi va nella direzione di Salvini e quindi, semmai, le operazioni trasformiste sono quelle di avvicinamento alla Lega, non quelle di chi in nome dell’ormai svanito spirito originario di Forza Italia si allontana dal pensiero dominante populista e sovranista.

È ovvio che nel lungo termine due compagini di questo tipo, una di destra e una di sinistra, entrambe a vocazione liberal e antisovranista, siano destinate a incontrarsi

Al Festival del nostro giornale, Carfagna ha detto che vorrebbe provare a combattere la partita dentro Forza Italia, ma il confronto con l’entourage di Berlusconi, prima ancora che con il Cavaliere, non sembra promettere bene per questo scenario. Eppure è chiaro che la vice presidente della Camera, più che alla suggestione “Forza Italia viva” con Renzi, sia interessata a “Viva Forza Italia”, ovvero a un rilancio delle idee tradizionali del suo parito.
D’altro canto, se Forza Italia continuerà a fare da ruota di scorta a Salvini, con un ruolo gregario addirittura rispetto a Giorgia Meloni, con un’ala, quella di Giovanni Toti, che farà la claque di Salvini e un mondo mediatico di riferimento trasformatosi in un miserabile servizio d’ordine, di terz’ordine, il futuro prossimo di Mara Carfagna e di una parte di deputati e senatori forzisti, per non parlare degli elettori che per anni hanno votato il Cav e ignorato Lega e Meloni, appare sempre più fuori dal perimetro del partito fondato da Berlusconi.

Restando nel centrodestra, la possibile via d’uscita consensuale di Carfagna e di altri è quella di costruire una nuova casa per quegli elettori di centrodestra che non si riconoscono nel populismo becero di Salvini. Un’operazione simile a quella compiuta da Renzi a sinistra, ma in questo caso ancorata sul fronte di centrodestra. Di nuovo, bisognerà capire come si evolverà la legislatura e con quale legge elettorale si voterà nel 2023 (o prima), ma è ovvio che nel lungo termine due compagini di questo tipo, una di destra e una di sinistra, entrambe a vocazione liberal e antisovranista, saranno destinate a incontrarsi.

È una buona notizia che le forze antipopuliste e filo occidentali stiano cominciando a reagire invece di subire e basta. Le differenze sono evidenti, ma non possiamo dimenticare quanto è successo in Francia, con la République En Marche di Emmanuel Macron che ha svuotato i socialisti e i repubblicani, né quello che sta succedendo in Gran Bretagna con la liberal-democratica Jo Swinson, una leader capace di attrarre deputati ed elettori del New Labour e dei Tories, gli uni e gli altri in fuga dai rispettivi populismi antieuropei. Siamo ancora lontani dal costruire una vera «alleanza contro gli stronzi», servità tempo e sarà soprattutto necessaria una gran dose di coraggio e di spregiudicatezza, olte che un bagno di umiltà di tutti i protagonisti.

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