farnesina associati
12 Novembre Nov 2019 0600 12 novembre 2019

Di Maio non lavora granché, ma i diplomatici sì e sulla Siria anticipano la Germania con un vertice a Roma

La conferenza di Berlino prevista per novembre è slittata, il cessate il fuoco sarà discusso al Roma Med 2019 dove il ministro incontrerà il suo omologo russo, Lavrov, e per la prima volta gli esponenti di Ciad, Tunisia, Algeria, Niger e Marocco

Di Maio_Linkiesta

Luigi Di Maio non ama i summit europei. Almeno a giudicare dalle sue apparizioni, come riporta il giornalista de La Stampa Marco Bresolin. Il ministro degli Esteri, ieri mattina a Bruxelles per il Consiglio Affari Esteri dell’Unione, aveva altre priorità: ha fatto un collegamento tv con Uno Mattina dagli studi della Rai, poi ha fatto il giro del tavolo in Consiglio ed è subito ripartito per Roma.

Nella capitale ha partecipato al suo primo consiglio supremo di Difesa con il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, il capo di Stato maggiore e i ministri della Difesa, Economia, Sviluppo economico, Interno. Il Consiglio di Bruxelles era alle 9 di mattina, quello di Roma alle 16.30. Evidentemente preoccupato dal dossier Ilva, Di Maio ha ritenuto che la riunione di Bruxelles, che è ovviamente proseguita anche senza di lui, fosse meno rilevante.

La conferenza sulla Libia che doveva essere organizzata dalla Germania a Berlino per il mese di novembre non si terrà, a dimostrazione di quanto sia complicato per tutti riuscire a mettere d’accordo i vari attori della crisi libica

Eppure il suo ministero lavora sui dossier di competenza. La conferenza sulla Libia che doveva essere organizzata dalla Germania a Berlino per il mese di novembre non si terrà, a dimostrazione di quanto sia complicato per tutti riuscire a mettere d’accordo i vari attori della crisi libica.

Una nuova riunione tecnica è prevista per il 20 novembre, sempre in Germania, per cercare di convincere gli Stati esteri che hanno interessi nel paese nordafricano ad adoperarsi per un cessate il fuoco che possa costituire da base per dei colloqui di pace significativi. L’Italia ha sempre sostenuto il percorso tedesco, come ribadito dal ministro Di Maio nella sua visita a Berlino di sabato 9 novembre, ma non vede in modo così negativo l’ennesimo rinvio.

Il motivo, ci spiega una fonte diplomatica, è che l’Italia cercherà di organizzare informalmente un summit a Roma, dal 5 al 7 dicembre, in occasione della conferenza annuale Mediterranean dialogue (Roma Med 2019) e quindi, a questo punto, prima del meeting di Berlino. In quell’occasione Luigi Di Maio incontrerà il suo omologo russo, Sergei Lavrov, interlocutore di peso visto il sempre maggiore coinvolgimento di Mosca nel conflitto: secondo il New York Times decine di mercenari russi appartenenti alla compagnia privata Wagner sarebbero impegnati in Libia al fianco delle truppe del generale Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica e dallo scorso aprile assedia Tripoli, capitale in mano al governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e retto da Fayez al Serraj.

L’Italia vorrebbe allargare il dispositivo coinvolgendo Algeria, Tunisia, Niger, Ciad e Marocco, molto irritati per non essere stati presi in considerazione in questi mesi di preparazion

Non solo, Roma Med 2019 sarà anche l’occasione per coinvolgere gli Stati confinanti della Libia, che non è chiaro se saranno invitati a Berlino. In uno degli incontri preparatori nella capitale tedesca, il 18 settembre scorso, attorno al tavolo erano seduti i 5 membri permanenti del consiglio di sicurezza, Germania, Italia, Emirati Arabi, Egitto, Turchia, Lega Araba e il rappresentante permanente dell’Onu, Ghassan Salame. L’Italia vorrebbe allargare il dispositivo coinvolgendo Algeria, Tunisia, Niger, Ciad e Marocco, molto irritati per non essere stati presi in considerazione in questi mesi di preparazione. Per non dimenticare poi il Qatar, coinvolto nel sostegno al governo di Serraj, eppure non invitato dai tedeschi come riportato dal sito African Intelligence (anche se la circostanza è stata poi smentita da fonti del ministero degli Esteri francese).

I paesi esclusi dovrebbero essere presenti a Roma a inizio dicembre; una mossa che serve anche a mettere pressione ai tedeschi. Anche perché è chiaro, ormai la Libia non è più una questione libica, ma è diventato il teatro di una guerra per procura che vede coinvolto tutto il Medio Oriente. Da un lato Turchia e Qatar che sostengono il governo di Tripoli, dall’altro Emirati Arabi, Egitto e Arabia Saudita, che sostengono Haftar.

Alla Farnesina, in attesa di un nuovo vero e proprio coinvolgimento americano che potrebbe non arrivare mai, l’idea è di colmare il vuoto lasciato dalla Germania e ritornare a essere un partner credibile per i vari attori che hanno interessi nel paese. Anche perché i più grandi interessi li ha proprio Roma. «La verità è che senza Washington abbiamo le mani legate, tutti i nostri passi avanti prima dell’arrivo di Trump erano legati all’appoggio americano», ci spiega una nostra fonte, molto scettica su un’evoluzione positiva della road map tedesca.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook