Effetti collaterali
16 Novembre Nov 2019 0600 16 novembre 2019

Dopo gli scontri a Gaza, Netanyahu potrebbe tornare sulla scena politica

Sono ripresi gli scontri nella Striscia, dopo una tregua fragile arrivata grazie alla mediazione di Egitto e Nazioni Unite. Ma che lascia spazio di manovra al leader del Likud per ottenere una nuova chance alle urne

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RONEN ZVULUN / POOL / AFP

Il cielo è finalmente tornato sereno sopra Gaza. Ma chissà per quando. Grazie alla mediazione di Egitto e Nazioni Unite, Israele e le milizie islamiche palestinesi hanno firmato un accordo per un cessate il fuoco. Gli israeliani sono intervenuti per fermare i responsabili degli attacchi missilistici dalla Striscia e martedì 12 hanno ucciso Baha Abu Al Ata, vertice della milizia islamista. La sua morte e quella di altri 33 palestinesi ,e più di un centinaio di feriti, potrebbero però bastare. La tregua rimane fragile e potrebbe essere instabile sia per i palestinesi, desiderosi di tornare presto a nuove elezioni, sia per gli israeliani, ancora alla ricerca di un successore di Benjamin Netanyahu.

Per Giuseppe Dentice, ricercatore dell’ISPI ed esperto di Israele e Medio Oriente, «la tregua può significare tutto e niente, gli incidenti nella Striscia di Gaza possono sempre ripartire da un momento all’altro e poi improvvisamente concludersi». L’esempio più recente risale a circa un anno fa, quando giorni di tafferugli si conclusero con un’importante tregua tra Israele e Hamas. Obiettivo delle milizie islamiche è uno: minare la sicurezza di Israele, ancora alla ricerca di un governo stabile, screditando allo stesso tempo Hamas. Ma non ci sono riusciti. «La formazione palestinese mantiene ancora una certa aura di credibilità in quei territori, nonostante gli attacchi delle milizie jihadiste». Adesso potrebbe anche aprirsi un inatteso fronte politico all’interno dei territori. «Sicuramente c’è una grossa spinta da parte della società palestinese, che resta molto frammentata, ad andare a nuove elezioni. Hamas le vuole ma Al-Fatah e il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen tendono a essere più cauti. Sanno di essere in netto svantaggio».

Netanyahu spinge per avere una nuova chance alle urne, nella speranza di capitalizzare il fattore Gaza e allontanare le possibili accuse penali». Infatti, per il premier uscente c’è la concreta possibilità di essere incriminato per i reati di frode, corruzione e violazione della fiducia

Anche la situazione in Israele sembra essere drasticamente mutata. «Le due elezioni in pochi mesi e l’incertezza sulle sorti del nuovo governo potrebbero improvvisamente risolversi con un governo di crisi, guidato da un uomo forte. Magari di nuovo Netanyahu». Fino a tre settimane dato per spacciato, adesso si aprono nuovi scenari per Bibi. «Il mandato assegnato dal presidente Rivlin a Benny Gantz, leader di Blu e Bianco, scade tra una settimana. L’idea era quella di formare un nuovo governo con i partiti arabi e la formazione Israel Beitenu di Avigdor Lieberman. Una strada in salita, a causa della forte ostilità araba verso Lieberman, che adesso però diventa praticamente impossibile: senza Netanyahu questo governo difficilmente si potrà formare». Se si dovesse arrivare al 20 novembre con un nulla di fatto le strade percorribili per il presidente Rivlin sarebbero poche. «Si potrebbe arrivare a un nuovo voto.

Netanyahu spinge per avere una nuova chance alle urne, nella speranza di capitalizzare il fattore Gaza e allontanare le possibili accuse penali». Infatti, per il premier uscente c’è la concreta possibilità di essere incriminato per i reati di frode, corruzione e violazione della fiducia. Se si aprisse un processo sarebbe quasi certa la fine anticipata della sua carriera politica. C’è però un’altra strada. «Non è da escludere però l’eventualità che Lieberman convinca Gantz a formare un governo di coalizione con il Likud, che a quel punto avrebbe un potere negoziale decisivo. E in un simile governo non ci sono dubbi su chi spiccherebbe. Su molte questioni sia interne sia estere Gantz e Netanyahu hanno la stessa posizione». E, come vuole la regola aurea della politica, alla fine prevale sempre l’originale sulla brutta copia. Anche in Israele.

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