Propaganda cinese
19 Novembre Nov 2019 0600 19 novembre 2019

Le balle di Beppe Grillo sulla repressione violenta degli uiguri in Cina

Il blog del comico pubblica un imbarazzante elogio del sistema cinese in Xinjiang, nonostante un milione di persone siano state messe nei campi di concentramento per motivi etnici e religiosi

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GREG BAKER / AFP

Lo Xinjiang come l’Alto Adige. Così sembra dipingerlo il blog di Beppe Grillo. Secondo il Verbo dell’Elevato, la regione cinese mostra chiaramente come tutto quello che si racconta sulla repressione del governo comunista sia pura disinformazione. Non esistono campi di concentramento, c’è il bilinguismo, viene lasciata ampia libertà di espressione e di culto e le misure contro il terrorismo funzionano perfettamente. Un vero modello da importare subito in Europa. Ma sarà vero? La realtà racconta tutt’altro. Come insegna Ilham Tohti, premio Sakharov 2019, condannato all’ergastolo da parte delle autorità cinesi per il suo attivismo nei confronti del popolo uiguro.

«Formalmente la Costituzione della Repubblica Popolare Cinese prevede ampia libertà per i gruppi etnici numerosi, come tibetani e uiguri», garantisce Marco Perduca, ex senatore dei Radicali e rappresentante dell’Associazione Luca Coscioni. Ma c’è un ma. «La libertà in Cina è solo apparente. Sono tante le restrizioni. Il cinese rimane la lingua obbligatoria da conoscere, perché utilizzata dalle istituzioni. Tutti gli spostamenti devono essere segnalati alle istituzioni, specie di coloro che hanno parenti detenuti. E infine i ministri di culto vengono nominati dal governo centrale e solo a questi fanno riferimento, anziché ai vertici dell’organizzazione religiosa di cui fanno parte». Un paradiso di libertà.

Ciò che colpisce però è l’attenzione posta sulle misure del governo cinese contro il terrorismo islamico che, a dire dell’autore del post Xinjiang: “nuova frontiera”, hanno notevolmente ridotto il numero di attentati terroristici nella regione. Il merito è dei «centri di istruzione e formazione professionale», diversi dai campi di concentramento e di rieducazione di cui invece si parla, che hanno aiutato e aiutano concretamente la popolazione uigura a evitare il radicalismo. Un tentativo di contro-narrazione forse ammirevole, ma che presenta alcune evidenti falle. Dal 2018 sono numerose le segnalazioni da parte delle Nazioni Unite e di organismi come Amnesty International che mostrano come il governo cinese abbia trasformato la regione in «un enorme campo di internamento avvolto nel segreto».

Troppo grande è la forza e la potenza economica della Cina, che impone il proprio volere senza farsi troppi problemi

Se lo Xinjiang fosse davvero come è raccontato nel fantastico mondo del blog di Beppe Grillo, allora il report dell’Unione Europea del gennaio 2019 dove si evidenziano «le profonde preoccupazioni dell’UE sui diritti umani nello Xinjiang, anche in relazione alla detenzione di massa, alla rieducazione politica, alla libertà religiosa e alle politiche di sinicizzazione» non avrebbe davvero ragione di essere. Su questo punto anche Perduca concorda: «La normativa contro il terrorismo approvata nel 2015 ha trovato la sua applicazione quasi esclusivamente nello Xinjiang. Negli ultimi tre anni qui si è passati a un controllo sempre più massiccio delle persone, soprattutto tramite l’uso del riconoscimento facciale. Nella regione si contano quasi 1000 campi di “rieducazione”, dove, periodicamente, vengono inviati decine di migliaia di persone per facilitare la loro assimilazione nel tessuto socioeconomico della Repubblica Popolare. Secondo alcune esperti intervistati da Radio Free Asia il numero delle persone che sarebbero passate per i campi di "rieducazione" o "lavoro" (o rieducazione attraverso il lavoro) sarebbe il 10% della popolazione uigura».

Solo così si spiega la reticenza del governo cinese, che seleziona accuratamente i visitatori nella regione e spinge affinché in Occidente e nelle istituzioni internazionali nessuno parli dello Xinjiang. Altro che complotto americano. Non ne parla l’Europa, divisa tra imbarazzati silenzi e supporto entusiastico alla causa della Repubblica Popolare (il report infatti è stato più un caso isolato). Evitano di farne un caso mondiale gli Stati Uniti, che invece lo citano ma alle volte preferiscono tacere. Troppo grande è la forza e la potenza economica della Cina, che impone il proprio volere senza farsi troppi problemi. Sul punto Perduca è pessimista: «Se i giovani monaci buddisti tibetani si immolano perché non vedono il minimo miglioramento per se stessi o la propria terra non oso pensare cosa potranno fare i loro coetanei uiguri che riescono a sfuggire al lavaggio del cervello». Meglio non immaginarlo.

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