Ordine e disordine
20 Novembre Nov 2019 0600 20 novembre 2019

Ecco perché l’e-commerce di Marie Kondo ha fatto arrabbiare così tante persone

In tanti l’hanno attaccata perché, vendendo oggetti, verrebbe meno al principio base del suo metodo: liberarsi delle cose. Lei, presa alla sprovvista, risponde: ciò che “infonde gioia” non va buttato. Meglio ancora se lo si è comprato sulla sua piattaforma

marie kondo
Robyn Beck / AFP

Svuotare prima di tutto. E poi – si scopre oggi – riempire di nuovo. Il verbo di Marie Kondo, la celebre autrice del manuale del 2011 “Il magico potere del riordino”, poi trasformato in una altrettanto fortunata serie tv da Netflix, sembra essere cambiato. Liberarsi delle cose è giusto. A patto che, subito dopo, le si ricompri sul suo sito di e-commerce.

Proprio così: la signora giapponese, che con il suo metodo drastico di decluttering ha liberato le case di migliaia di occidentali smarriti, da lunedì 18 novembre ha lanciato un nuovo store di oggetti per la casa. A prezzi notevoli: un paio di pantofole in cuoio costano 206 dollari, una borsa di lino con un bouquet di fiori solo 42 dollari, un mestolo arriva a 96. La cosa che costa di meno è un contenitore di bacchette in ceramica a soli otto dollari. Dopo gli appartamenti, sembra di capire, vuole svuotare anche i portafogli.

Di fronte a insinuazioni (in certi casi anche vere e proprie accuse) come queste la donna si difende: il metodo Konmari, ideato dalla stessa Kondo e che prevede anche corsi di preparazione per diventare Consulenti certificati, non vuol dire disfarsi degli oggetti. Significa eliminare tutto ciò che non «infonde gioia». E, come si scrive nel sito, «con i giusti oggetti in casa, “di più” può voler dire davvero “di meno”». Per cui, «se il vaso che avete vi dà gioia, non lo dovete né buttare né sostituire. Io non incoraggio questo». Le spiegazioni che ha reso al Wall Street Journal, dove è andata in visita alla redazione, non hanno convinto tutti.

Marie Kondo, che al suo apparire nel 2011 era stata salutata come una salvatrice del mondo occidentale, ormai schiavo delle proprie malattie da tardo capitalismo, aveva fatto subito breccia con i suoi metodi spicci e risoluti. Togliere cose, alleggerirsi, dismettere vecchi legami con oggetti inutili era diventato possibile. Al suo successo – cosa su cui si sono scritte pagine e pagine – ha contribuito senza dubbio la provenienza orientale: in lei risplende l’immagine del Giappone ordinato, pulito, disciplinato, in una visione stereotipata che per alcuni arriva perfino a sfiorare il razzismo.

Così era la promessa: con il metodo Konmari potrai «cambiare la tua vita». Perché non solo «capirai di più di te stesso», ma «potrai scegliere di vivere come vuoi»

E il suo essere “aliena”, cioè estranea al contesto culturale d’’arrivo le ha reso più semplice fare la cosa più antipatica di tutte: dire agli altri come devono comportarsi nei confronti dei propri oggetti. Aiuta anche l’adozione di concetti vaghi e non misurabili, che confondono il razionale europeo e il metodico americano: come si calcola la “gioia”? Da cosa si capisce se un oggetto la infonde o meno? Di fatto è un’eco del bagaglio sapienziale giapponese, arrivato dall’Asia sotto forma di zen e di arte del dominio di se stessi e che si perpetua in nuovi metodi per mettere a posto la casa – ma che in fondo vuole sempre sembrare un’etica esistenziale e un esercizio dell’anima. Lo dice lei stessa in questo monologo registrato al festival South by Southwest: imparare a riordinare con il metodo Konmari permette «di cambiare la propria vita». Perché non solo «capirai di più di te stesso», ma «potrai scegliere di vivere come vuoi».

E allora, adesso che ha aperto uno store online, perché partono gli attacchi? Cosa è cambiato? Come si spiega questa indignazione? Molto semplice: se la “gioia” sembrava un concetto difficile da afferrare, quello della piattaforma di e-commerce è invece comprensibilissimo. Per la precisione, i cartesiani occidentali lo inquadrano all’incontro dell’asse delle ascisse dei guadagni (suoi) con quello delle coordinate della credulità (loro). Che delusione.

Certo, era scontato: come si può immaginare di cambiare la propria vita soltanto buttando via qualche cianfrusaglia? Eppure, all’ennesima magia proveniente dall’Oriente, regalata da una simpatica ragazza dai modi gentili ma decisi, ci sono cascati in tanti. Forse perché la questione del decluttering, a volte, è un problema serio. Ma forse perché, ingannati da stereotipi e pregiudizi, e sospinti da tacite speranze di miglioramento, ha prevalso l’illusione che, semplificando il piccolo mondo che ci circonda, fosse anche più semplice controllarlo. Non è così, come è ovvio. Ma almeno, senza qualche vecchia enciclopedia, è più facile togliere la polvere.

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