Che fare? Intanto non ascoltare Di Maio
21 Novembre Nov 2019 0600 21 novembre 2019

Cercasi idea per salvare Alitalia (o, almeno, per non perdere altri soldi)

Oggi è scaduto il termine per presentare un’offerta vincolante per rilevare la compagnia di bandiera. Costa ai contribuenti 900 mila euro al giorno. «Vogliamo prima vederla ristrutturata, poi considereremo un investimento», dice l'amministratore delegato di Lufthansa

Alitalia_Linkiesta
VINCENZO PINTO / AFP

Alitalia è la seconda compagnia aerea in Europa per puntualità dei voli nel 2019. Ma non arriva mai il tempo di chiudere l’accordo che la salverebbe dallo sfacelo. Oggi è scaduto il termine, l’ennesimo, per presentare un’offerta vincolante che rilevi la società. In teoria una cordata ci sarebbe ma Ferrovie dello Stato tentenna perché per ora ha solo l’appoggio del Ministero dell’Economia e in teoria anche la compagnia statunitense Delta Airlines che promette un investimento da 100 milioni di euro. Non basta, serve un quarto socio che rilevi almeno il 35% della società. Tradotto: mettere sul piatto almeno 350 milioni di euro. Ma dopo il no di Lufthansa anche la holding Atlantia che gestisce Autostrade per l’Italia si è tirata indietro dalla corsa e chiede più tempo per trovare un socio industriale affidabile alternativo a Delta.

E ora? A ogni scadenza il Governo si trova davanti a tre strade: liquidare la società, nazionalizzare per un breve periodo o concedere la settima proroga in attesa di una cordata che presenti un piano industriale decente. E mentre il Governo rimanda, gli italiani pagano. L’ultimo assegno sarà da 400 milioni di euro, previsto nel decreto fiscale che si aggiungerà a quel poco che rimane dei 900 milioni del prestito ponte concesso dal governo Gentiloni a inizio del 2018. Doveva essere una misura temporanea è diventato un prestito senza scadenza. La Commissione europea potrebbe considerarlo un aiuto di Stato illegale, ma è l’ultimo dei nostri problemi. Perché tra capitani coraggiosi, Etihad, referendum dei lavoratori e sette (ora otto) proroghe, negli ultimi dieci anni la compagnia di bandiera è costata alla collettività 5 miliardi di euro, come il Mose. E anche qui siamo in alto mare.

«Siamo arrivati a questa situazione perché qualcuno ha pensato che fosse inimmaginabile non avere una compagnia di bandiera. Alitalia è parte della storia di questo Paese ma anche nel cuore della politica romana. Il problema è che nessun Governo vuole passare alla storia per averla fatta fallire», spiega l’investment manager Mario Seminerio, conduttore del programma economico Le Belve su Radio Capital. «Ci sarà un’altra proroga ma purtroppo i giochi sono ormai fatti. Delta non intende sentirsi dire dallo Stato italiano o Atlantia come deve comportarsi strategicamente sulla concessione ad Alitalia delle rotte di lungo raggio. Non dimentichiamo che lo scopo principale di Delta è quello di bloccare Lufthansa su quelle rotte o almeno limitare la sua presenza».

Lufthansa è come l’uomo sul greto del fiume che aspetta per veder passare il cadavere del suo nemico. Il Governo non si rende conto che non ha alcuna forza negoziale in questa vicenda.

Già Lufthansa. La compagnia tedesca non ha intenzione di mettere un euro nel salvataggio della compagnia di bandiera. Finora ha offerto solo una partnership commerciale, in cambio dell’esclusione di Delta dal consorzio. «Vogliamo prima vedere un'Alitalia ristrutturata, poi considereremo un investimento» ha detto il 19 novembre l’amministratore delegato di Lufthansa, Carsten Spohr. Da sempre ha fatto capire al governo italiano che vuole investire in una compagnia sana con una visione strategica. «Lufthansa è come l’uomo sul greto del fiume che aspetta per veder passare il cadavere del suo nemico. Il Governo non si rende conto che non ha alcuna forza negoziale in questa vicenda. Siamo a metà tra un gruppo di folli che è convinto di avere ragione e il mondo deve seguirlo o un gruppo di furbi che sta cercando di evitare che il cerino gli si spenga in mano e la bomba gli scoppi in faccia. Ma la miccia è sempre più corta»

Il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli si dice particolarmente ottimista, ma la verità è che il Governo è rimasto spiazzato dal ritiro dell’ultimo minuto di Atlantia e non ha un piano B. Strano, perché il 2 ottobre la holding aveva scritto a Patuanelli che la scelta di entrare in Alitalia era legata alla partita delle concessioni autostradali: «Il permanere di una situazione di incertezza su Autostrade o ancor più l'avvio di un provvedimento di caducazione, non consentirebbero di impegnarsi in in un'operazione onerosa e ad alto rischio» Un non detto che ha condiziona il negoziato. «Pochi giorni dopo la catastrofe del Ponte Morandi Conte si era presentato in modo solenne davanti alle telecamere con accanto Di Maio e Salvini per dire “Abbiamo iniziato la procedura di caducazione delle concessioni ad Autostrade. Cosa è successo dopo 16 mesi? Nulla. E dobbiamo fingere di sentirci dire ogni volta che Alitalia e le concessioni autostradali non c’entrano nulla», spiega Seminerio. «La colpa non è di Patuanelli, ma di Di Maio che ha imbastito questo negoziato e ha deciso che per nessun motivo Lufthansa avrebbe dovuto essere della partita. Il suo piano di coinvolgere Ferrovie dello Stato è stato sbagliato fin dall’inizio. Quante altre compagnie aeree nazionali sono integrate nel possesso azionario con la rispettiva compagnia ferroviaria? Nessuna. O gli italiani sono i più furbi del pianeta, o i più stupidi. E alla prima ipotesi non credo molto».

n attesa dei 400 milioni dal decreto fiscale per ora la liquidità è negativa e a dicembre la cassa potrebbe arrivare a segnare zero. A reggere la baracca sono gli anticipi sui biglietti venduti per i voli futuri

In attesa di sciogliere il dubbio, i contribuenti continuano a pagare circa 900mila euro al giorno e come ha segnalato su La Stampa Antonio Bordoni, docente di gestione delle compagnie aeree presso l’università Luiss di Roma, i commissari straordinari non presentano da quasi un anno le relazioni trimestrali sulla situazione della compagnia. L’ultima risale al 31 dicembre del 2018. In attesa dei 400 milioni dal decreto fiscale per ora la liquidità è negativa e a dicembre la cassa potrebbe arrivare a segnare zero. A reggere la baracca sono gli anticipi sui biglietti venduti per i voli futuri. Chi compra un biglietto è come se fosse un creditore che non ha nessun ordine di privilegio.

In attesa della decisione dei commissari, una delle ipotesi in campo è quella della nazionalizzazione a tempo. Secondo un’indiscrezione di Repubblica lo Stato si prenderebbe interamente carico di Alitalia per un anno e dopo aver regolato in modo graduale la transizione con licenziamenti vari potrebbe vendere a Lufthansa. Ma è difficile che la Commissione europea non dica niente. Quale futuro per Alitalia? «Probabilmente creeranno una bad company per tirare fuori dall’azienda 4-5mila dipendenti. E poi Alitalia diventerà un piccolo vettore regionale che oltre ai voli interni sarà adibito a voli di fideraggio sull’hub di Francoforte. E ogni tanto gli sarà concesso un volo ad ampio raggio una volta che avranno calibrato e ridimensionato la flotta. Ma non così spesso. Perché non sta scritto da nessuna parte che il mondo si scansi per permettere ad Alitalia di guadagnare grazie alle tratte ad ampio raggio. Il dentrificio non tornerà più nel tubetto» spiega Seminerio.

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