La caricatura di un dibattito serio
25 Novembre Nov 2019 0600 25 novembre 2019

Per arginare il populismo, l’economia va spiegata bene e subito

Anche nei suoi seppur impercettibili mutamenti, è arrivato il momento di abbandonare narrazioni o immagini semplicistiche, ridondanti e forzate, che lasciano passare il messaggio che se l’Italia non cresce o cresce poco è colpa di un nemico esterno (vedi l’Europa)

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Photo by Markus Spiske on Unsplash

“La borsa ha bruciato cento miliardi!”, “la borsa vola sulla fiducia ritrovata!”, “la recessione morde, siamo scivolando in Africa!”, “le stime sono cambiate, dal 0,2 al 0,4%, finalmente si vede l’uscita dal tunnel!”, e così enumerando. Come noto, “nonna morde cane” è una vera notizia, mentre “cane morde nonna” entra nella normalità e quindi è una notizia che non interessa. Perciò la tentazione di mostrare la nonna che morde il cane deborda anche quando il cane sta solo abbaiando. Un caso del cane che abbaia ma che si desidera che morda è quello della variazione della crescita del PIL rivista dal 0,2 al 0,4% del PIL. Un mutamento che sembra chi sa che cosa, ma che è una differenza dentro il margine di errore delle stime.

Partecipo da anni ai dibattiti televisivi e a incontri pubblici in cui si affrontano gli argomenti economici. Dibattiti fra specialisti e non specialisti per un pubblico di non specialisti. Quello che colpisce è come - ossia, attraverso quali narrazioni - si evolvono questi dibattiti. Le narrazioni maggiori sono incentrate sulle immagini. In campo europeo ne abbiamo due prevalenti: “L’Euro-area che è una matrigna”, e “l’egoismo teutonico”. Dal che si ricava per differenza l’immagine del Bel Paese. Una Pulzella vittima dell’ingordigia altrui. La timorosa Pulzella vorrebbe espandere la spesa pubblica per aiutare i meno fortunati fra i nativi, ma la Matrigna lo impedisce. Perché l’Euro-area è matrigna e non una sorellastra benevola? Per impedire che la Pulzella esprima il proprio enorme potenziale che metterebbe in crisi tutti gli altri, ovviamente meno dotati.

Il Principe - alias lo sviluppo economico e civile - mi sposerebbe se solo sapesse della mia esistenza, pensa la Pulzella, ma le mie Sorellastre invidiose - alias i Paesi dell’Euro-area, lo impediscono. Ed eccomi - osserva triste la Pulzella, a spazzare il pavimento - alias un’economia stagnante con un gran debito pubblico. A differenza di Rossella O’Hara, la Pulzella non pensa che domani sarà “un altro giorno” migliore, al massimo eguale, probabilmente peggiore.

Si hanno delle narrazioni meno popolari legate non alle immagini, ma alle scuole di pensiero. In questo caso, sono evocate due scuole economiche. Quella “buona” è il keynesismo, perché si pensa che voglia espandere la spesa pubblica, che è considerata dai più una cosa giusta. Quella “cattiva” è il neo liberismo, perché si pensa che voglia la “restaurazione di classe”, che è considerata dai più una cosa ingiusta.

In particolare, il neo liberismo ha un grandissimo successo perché è associato alla perdita dell’innocenza. Da quando si è persa l’innocenza la Sinistra preferisce le minoranze ai colletti blu, e la Destra ricorda con emozione i gettoni della SIP e la nutella. Il neo liberismo ha reso fragile il mercato del lavoro sia de-sindacalizzandolo sia portando il lavoro operaio nei Paesi in via di sviluppo. Ha poi dato potere alla finanza e, più in generale, ai ricchi cosmopoliti propensi al libertinaggio.

Il dibattito ultimo sulla legge di bilancio: andava a ogni costo evitato un aumento delle imposte sul valore aggiunto, ma neppure un cenno a un miglioramento dei conti pubblici

Un’estensione della figura satanica del neo liberismo che, allo stesso tempo, aiuta a spiegare la protervia germanica, è la dottrina dell’Ordo-liberalismus. La cui evocazione nei dibattiti ottiene l’effetto voluto sul pubblico se denunciata con fare timoroso e voce rauca, perché così si rimanda alle immagini - ovviamente sempre negative - della Germania.

Infine, il dibattito ultimo sulla legge di bilancio. Andava - secondo alcuni - evitato ad ogni costo il rialzo delle imposte sul valore aggiunto (IVA). Ci fosse stato, il Bel Paese sarebbe finito in recessione, perché i cittadini dovendo pagare i beni di più, ne avrebbe consumato di meno. Ad ogni costo voleva dire proprio ad ogni costo. Neppure un cenno ad un possibile miglioramento del bilancio pubblico - e quindi minori imposte future - legato al rialzo delle entrate via maggiori imposte indirette.

Congelando l’IVA, si sono dovute fare delle operazioni per bilanciare i conti dello stato. Alcune con etichetta inglese - oggi la lingua del “politically correct, come il latino era ieri la lingua liturgica - come “sugar”, “plastic”, “green”. Per evitare il disastro dell’invasione degli Unni - il rialzo dell’IVA - si è preferita l’invasione dei meno pericolosi Saraceni - le tasse in inglese. Detto in altro modo, l’immagine positiva associata al salvataggio dagli Unni è preferita all’immagine negativa associata dell’invasione dei Saraceni, al di là di ogni considerazione di merito economico.

Se le cose stanno così, e se sono reiterate, allora la discussione economica per non specialisti finisce per prendere una piega legata alle immagini che colpiscono. Divulgare e spiegare è necessario, ma se, per fare audience o per farci capire dagli elettori, finiamo per raccontare l’economia come una soap opera o una partita di calcio, non possiamo poi lamentarci della diffusione di fobie - No Tav, No trivelle, No Ilva, e via andando - che alimentano il Populismo.

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