Sopravvissuta
27 Novembre Nov 2019 0600 27 novembre 2019

A Lipsia guai per Kramp-Karrenbauer, ma nessuno è pronto a prendere il suo posto (per ora)

Eletta meno di un anno fa alla guida del partito, la segretaria affronta critiche e dubbi sulla sua leadership. I prossimi giorni saranno i più difficili. Al congresso per ora nessuno dei detrattori è pronto a sostituirla

Lipsia_Linkiesta
Odd Andersen / AFP

Una settimana dopo il congresso dei Verdi, e in attesa che la SPD scelga la sua nuova leadership, anche la CDU si riunisce per il suo Parteitag, tenutosi lo scorso weekend a Lipsia. Un incontro di routine, sulla carta: a differenza degli ecologisti e dei socialdemocratici, i conservatori non devono eleggere o confermare i propri vertici. L’unica casella da riempire riguarda uno dei posti da vice-segretario, ora che la precedente occupante Ursula von der Leyen è volata a Bruxelles, ma come evidente si tratta di un punto davvero poco rilevante.

La realtà, tuttavia, è ben diversa. La CDU arriva a questo congresso in condizioni davvero difficili, e le questioni sul tavolo del Parteitag sono decisive per il futuro del partito – e della legislatura, l’attuale e addirittura anche la prossima. La posizione di Annegret Kramp-Karrenbauer, eletta alla guida dei cristiano-democratici poco meno di un anno fa, è sempre più scivolosa. Fra gaffe, dichiarazioni discutibili e uscite poco felici sono ormai in molti, fuori e dentro il partito, a chiedersi se non si sia puntato sul cavallo sbagliato: secondo una ben consolidata prassi, il leader è anche automaticamente il candidato alla Cancelleria, e sull’effettiva adeguatezza di AKK al difficile compito serpeggiano molti dubbi.

Fra i più costanti a soffiare sul fuoco delle critiche, in questi mesi, è stato Friedrich Merz, proprio il principale avversario di AKK al voto interno di un anno fa, che negli ultimi giorni prima dell’incontro di Lipsia è tornato a rincarare la dose. Dopo il tremendo risultato del partito nelle elezioni in Turingia, Merz ne ha avuto un po’ per tutti: dalla Grosse Koalition, ormai evidentemente sfiduciata dagli elettori, all’assenza di leadership da parte sia di AKK che di Merkel, ai pessimi risultati del governo in carica, il cui bilancio ha definito “orribile”.

E proprio per invertire la rotta, viste le esperienze elettorali poco felici degli ultimi mesi, giovedì scorso ha lanciato la sua proposta: accantonare la prassi consolidata e consultare la base degli iscritti e dei sostenitori per scegliere il prossimo candidato Cancelliere – un’idea che ha trovato numerosi sostenitori, tra cui ad esempio i giovani della Junge Union. Attento tuttavia a non fare il passo più lungo della gamba (o forse a ritirare la mano dopo aver scagliato il sasso), Merz si è anche affrettato a chiarire che il suo leale sostegno sarebbe andato a Kramp-Karrenbauer: probabilmente, più una accorta mossa tattica che un autentico segnale di distensione.

AKK accelera la discussione e porta a Lipsia la domanda fondamentale, quella sulla Cancelleria

Venerdì, all’apertura dei lavori, molti si sono chiesti come avrebbe reagito AKK. Dopo il saluto inaugurale di Angela Merkel, il discorso della leader del partito, durato un’ora e mezza, ha fornito una risposta esauriente: si va all’attacco.

AKK ha parlato a lungo, coprendo praticamente tutti i temi centrali del dibattito pubblico: l’istruzione, l’economia, l’ambiente, le infrastrutture tecnologiche, le tasse, persino le politiche agricole. Un modo di accreditarsi alla legittima guida di uno schieramento in grado di fare proposte su tutto, ancorché magari un po’ vaghe, come un governo dovrebbe saper fare. Ma è verso la fine che AKK, dopo aver tratteggiato la sua idea di Germania, sgancia la bomba.

«Se siete dell’opinione che questa Germania non sia la Germania che volete, e che il percorso che io vorrei fare con voi non sia quello giusto, allora lo si dica oggi. La si chiuda qui. Oggi, qui e adesso». Con un paio di frasi, AKK accelera la discussione e porta a Lipsia la domanda fondamentale, quella sulla Cancelleria, prendendo Merz e l’ala critica del partito in contropiede. Nessuno infatti si aspettava una reazione di questo tipo; anche se, a pensarci bene, è probabilmente l’opzione più logica.

Ormai in costante difficoltà da mesi, con pesanti sconfitte elettorali e sondaggi scoraggianti che si accumulano, AKK ha scelto di giocare il tutto per tutto contando sulla tempistica: in molti dubitano di lei e delle sue effettive capacità, ma nessuno finora ha mostrato chiaramente di volerne prendere il posto, o di volersi proporre come candidato alla Cancelleria. È anche comprensibile: in una fase così delicata, quando mancano ancora due anni alle prossime elezioni politiche, esporsi troppo vuol probabilmente dire bruciarsi. Meglio stare un po’ in disparte e continuare a rosolare l’attuale dirigenza a fuoco lento, in modo da arrivare pronti al momento giusto in cui si potrà scendere in campo da salvatori della patria. Chi sarà il messia, però? Nella CDU alcune ipotesi ci sono, ma sono tutte ancora estremamente premature: e proprio su questo ha puntato AKK.

La competizione vera per la CDU non è all’estrema destra, ma verso quel centro che con sempre più successo stanno occupando i Verdi

Sfruttando l’unico punto debole della strategia dei suoi avversari – appunto, il tempo – ha scelto di anticipare lo scontro chiedendo al congresso una legittimazione formale che, nelle sue intenzioni, dovrebbe metterla al riparo da eventuali ribaltoni man mano che le elezioni del 2021 si avvicinano. Una mossa scaltra, che si è anche dimostrata efficace: nel suo intervento, Merz non ha potuto che abbozzare, applaudendo al discorso “combattivo, coraggioso, orientato in avanti” della leader. Non solo: la proposta delle primarie per la scelta del candidato Cancelliere viene bocciata dai delegati. Stavolta AKK è riuscita a scamparla.

È troppo presto per dire se sarà davvero lei la candidata alla Cancelleria dell’Union: certo è però che da Lipsia Merz esce sconfitto, e forse le sue ambizioni ridimensionate. Durante il congresso, però, si è intravista un’altra potenziale minaccia per l’attuale leader. Una minaccia che viene da sud: dalla Baviera.

Uno degli interventi più entusiasmanti del congresso è stato infatti tenuto da uno che, teoricamente, della CDU non fa neanche parte: Markus Söder, il capo della CSU e Ministerpräsident della Baviera. Nel suo discorso, Söder ha mostrato di aver bene appreso la lezione delle scorse elezioni bavaresi: si è scagliato duramente contro AfD, non un avversario ma un vero e proprio “nemico”, e ha avuto parole di apprezzamento per i Verdi, con cui una collaborazione di governo sarebbe per lui ampiamente possibile. Söder cioè ha compreso un punto chiave della politica tedesca di questo ultimo anno: la competizione vera per la CDU non è all’estrema destra, ma verso quel centro che con sempre più successo stanno occupando i Verdi. Il suo atteggiamento verso AfD e alcune delle sue iniziative in Baviera sono una prova evidente del cambiamento di direzione che Söder sta cercando di imprimere al partito, abbandonando la linea dura tanto cara a Seehofer che però è considerata quasi unanimemente responsabile del deludente risultato di un anno fa.

Finora Söder non fatto alcuna dichiarazione su una sua ipotetica candidatura, e va anche detto che quando l’Union ha scelto come suo Kanzlerkandidat un esponente della CSU (ad esempio nel 2002) non è andata a finire benissimo. Certo però è che, come nota Florian Gathmann in un editoriale sullo Spiegel, se il leader della CSU non vuole diventare il candidato naturale farà bene a evitare discorsi elettrizzanti come quello di Lipsia.

Kater è un blog collettivo che parla di Germania - o almeno ci prova - al di là di semplificazioni, stereotipi e luoghi comuni. Perché la Germania è grande e complessa, e insieme proviamo a capirla e a spiegarla.

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