«Prove di eventuali irregolarità»
28 Novembre Nov 2019 0600 28 novembre 2019

Le forzature sono dei magistrati, ma le armi le forniscono i politici con le leggi che approvano

Dalla legge Severino alle nuove fattispecie come l’induzione indebita o il traffico di influenze fino allo “Spazzacorrotti” grillino, ai giudici sono stati forniti strumenti di ogni tipo per colpire la politica

Renzi Linkiesta
(ALBERTO PIZZOLI / AFP)

Io non so se la Fondazione Open abbia commesso qualche reato e se Matteo Renzi sia colpevole di ciò che non gli viene al momento attribuito dai magistrati, che lasciano questo compito ai giornali amici. Non lo so e non lo sanno neppure i pm di Firenze, che altrimenti ieri non avrebbero messo in scena la grande retata con oltre trenta perquisizioni negli uffici di una dozzina di imprenditori per – leggo su Repubblicacercare «prove di eventuali irregolarità». Imprenditori che, attenzione, hanno finanziato la Fondazione senza nascondersi dietro prestanome ma, come usa dire oggi, mettendoci la faccia oltre che il portafoglio.

Quello che so sono due cose: 1. che questa operazione giudiziaria è l’ennesimo capitolo del golpe politico-giudiziario in corso dal 1992 in Italia; 2. che se gli autori del golpe sono le Procure della Repubblica, chi ha fornito e continua a fornire le armi per realizzarlo sono i parlamentari della Repubblica.

Infatti:
1. Le Procure si ingegnano di individuare un nemico pubblico, persona fisica o partito che sia, di costruire un teorema, e soprattutto di cercare le eventuali prove di reato col massimo di rumore e di vaghezza possibile. Disse Gaetano Salvemini: «Se ti accusano di aver violentato la statua della Madonnina sul Duomo di Milano, ripara all’estero». Oppure, come Berlusconi, rassegnati a passare metà della tua vita nelle aule dei Tribunali, fra un pentito e l’altro.

2. Ma se le Procure hanno acquisto tanta forza militare da bloccare lo sviluppo della democrazia italiana è perché armi e munizioni le hanno trovate (via via sempre meglio lucidate e più distruttive) nelle leggi votate dal Parlamento.

Se le Procure hanno acquisto tanta forza militare da bloccare lo sviluppo della democrazia italiana è perché armi e munizioni le hanno trovate nelle leggi votate dal Parlamento

Vedi, fra le altre la riforma dei delitti contro la pubblica amministrazione (legge Severino del 2012) con il diffuso aumento delle pene (poi accentuato nel 2015) e con l’introduzione di nuove fattispecie dai contorni inafferrabili quali l’induzione indebita e il traffico di influenze e di varie cause di ineleggibilità o incandidabilità; la nuova norma sull’autoriciclaggio (legge 186/2014), l’inserimento nel codice penale di figure delittuose dal testo che i migliori studiosi hanno giudicato troppo vago, come il disastro ambientale di cui alla legge 68/2015, la riforma del reato di false comunicazioni sociali (legge 69/2015). E poi il nuovo codice antimafia esteso ai reati contro la pubblica amministrazione del 2017 e la riforma sulla prescrizione sempre del 2017 (ministro Orlando).

Arriviamo infine alla legge che riassume, anche nella denominazione comune, lo spirito del populismo penale di tutte le precedenti, la “Spazzacorrotti” che inasprisce (ancora) le pene, facilita (ancora) le intercettazioni, introduce l’agente sotto copertura, di fatto cancella la prescrizione dei reati, e – per non farsi mancare niente – inserisce una disciplina del finanziamento dei partiti politici e delle Fondazioni così incerta da aprire un’autostrada davanti alla colonna di tank davighiani in movimento all’insegna del “non esistono innocenti ma solo colpevoli non ancora scoperti”.

Il populismo penale si è via via sostituito alla cultura liberale intorno a cui si era nei secoli evoluto il sistema penale. E gli autori, o la loro ombra, li trovate sul sito della Camera e del Senato, scorrendo i nomi legislatura dopo legislatura. Basta saperlo.

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