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28 Novembre Nov 2019 0600 28 novembre 2019

Ecco come nasce l’asse tra Grillo e i cinesi (c’entra la Casaleggio)

Beppe Grillo fu cacciato dalla Rai per una battuta sui socialisti, ma adesso che in Cina sono tutti grillini, come fa Pechino a non fallire? La foto con Gianroberto e l’ambasciatore nella sede della srl milanese

Casaleggio Grillo Cina Linkiesta
(Foto scattata nella sede della Casaleggio)

La domanda è: quando nasce l'asse tra il Movimento cinque stelle e la Cina?

La risposta è in questa foto scattata il 24 giugno 2013 nella quale compaiono i due fondatori, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, accanto all’ambasciatore cinese Ding Wei. Più che una stretta di mano sembra una rimpatriata tra vecchi amici, la stipula di un patto, una mano sopra l’altra.
È una foto poco conosciuta per una precisa volontà. Di quella visita infatti non fu data alcuna notizia, né sul blog di Grillo né agli organi di stampa. L’unica traccia è rimasta in un laconico comunicato pubblicato dall'Ambasciata cinese. Anche questo rimosso poco tempo dopo la pubblicazione (questo il link originale, http://it.chineseembassy.org/ita/xwdt/t1053951.htm).

L’ambasciatore cinese Wei affermava di aver incontrato i fondatori del M5s «con i quali ha scambiato vedute sui temi di comune interesse». L’incontro era informale e avvenne, non all’ambasciata cinese, ma nella sede della srl in via Morone a Milano.

Due particolari che fanno supporre che il rapporto fosse solido e presistente. Quali fossero però «i temi di comune interesse» non è mai stato esplicitato. È di certo l’attivismo imprenditoriale di Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, a far immaginare che «i temi di comune interesse» fossero le nuove tecnologie e il loro utilizzo.

Di certo nell’assalto al potere dei Casaleggio c’è una costante: la politica estera era, e lo è tutt’ora, un territorio dominato dal business

E siamo ad oggi, alla visita di Grillo all'ambasciata cinese di cui tutti si chiedono il significato. Quello che qui possiamo dire è che negli stessi mesi in cui il Movimento percorreva la via della Seta, Davide Casaleggio intesseva rapporti commerciali con aziende cinesi, tra cui un’università. È questa la pista da battere per dare un senso alla recente visita di Grillo all’ambasciata cinese? Sono gli affari di Casaleggio la chiave per decrittare la politica estera del Movimento?

Di certo nell’assalto al potere dei Casaleggio c’è una costante: la politica estera era, e lo è tutt’ora, un territorio dominato dal business. Non solo nel programma elettorale del 2013 non c’era una riga sui rapporti internazionali, ma fu il vertice a imporre, contro la volontà del gruppo parlamentare, l’alleanza con Nigel Farage al Parlamento europeo. L’abbraccio con Vladimir Putin avvenuto poco tempo prima – primavera 2014 – fu invece sancito da un’intervista di Grillo organizzata dagli uffici di Milano della Casaleggio. Una virata inaspettata viste le contumelie che dal blog erano partite in passato nei confronti del regime moscovita.

Un territorio esclusivo, una diplomazia parallela da gestire con il massimo riserbo. Davide Casaleggio chiese a Steve Bannon di non rivelare il loro incontro avvenuto a Roma a ridosso del giuramento del primo governo Conte. Un segreto che è rimasto tale fino al novembre 2018. Così come nulla è mai trapelato dalla Casaleggio sulla riunione con due esponenti di spicco dei brexiters nel gennaio 2015, Raheem Kassam (ex stratega Ukip, in seguito Breitbart London editor e uomo di fiducia di Bannon) e Liz Bilney, il futuro ceo di Leave.eu, una delle organizzazioni più importanti per la campagna referendaria della Brexit. A fare da anfitrione c’era ovviamente Nigel Farage.

Le nuove frontiere del Movimento, Mosca e Pechino, sono “affari di famiglia” a cui il Movimento non può fare a meno di accordarsi.

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