Dittatori Associati
2 Dicembre Dic 2019 0600 02 dicembre 2019

Quei gran bufalari dei grillini hanno spacciato per vera una finta delegazione di oppositori di Maduro

Il 28 novembre i Cinque Stelle hanno ricevuto i venezuelani alla Commissione Esteri del Senato, i quali hanno raccontato che a Caracas va tutto bene e che c’è un dialogo in corso. Intanto Casini libera i due parlamentari che i grillini volevano consegnare al regime

Maduro Linkiesta
(Francisco BATISTA / Venezuelan Presidency / AFP)

“Tavolo Nazionale di Dialogo per la Pace in Venezuela”: a questa etichetta corrispondevano i componenti di una delegazione presentata come “di oppositori” che il 28 novembre è stata ricevuta alla Commissione Esteri del Senato. La gran parte dei senatori presenti si aspettava una ennesima denuncia sulla situazione dei diritti umani in un Paese dove secondo il rapporto dell’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani Michelle Bachelet nel solo 2018 il regime avrebbe ucciso in via extragiudiziale più del doppio delle vittime fatte dal regime di Pinochet in tutti i suoi 17 anni di durata: 5.287, contro i 2.130 che dopo la transizione a Santiago furono certificate dal Rapporto Rettig. Per non parlare di quell’Eduardo Stein che come rappresentante speciale di Acnur e Oim per i rifugiati venezuelani giusto due giorni prima aveva avvertito che entro la fine del 2020 il numero dei profughi dal regime di Maduro arriverà a 6,4 milioni di persone, superando la Siria come prima emergenza migratoria mondiale.

Invece, informa il capogruppo di Forza Italia Enrico Aimi, «ci siamo trovati di fronte a posizioni pro-Maduro». Gli “oppositori” informavano infatti che a Caracas tutto va bene e che c’è un dialogo in corso. Sorpresa, e anche reazioni dure di gran parte dei presenti, molti dei quali comunque per via di oltre 2 milioni di italo-venezuelani qualche informazioni di prima mano la hanno. «Io e e altri colleghi abbiamo cercato di difendere la verità», ha detto Aimi. «A partire dal fatto che ci sono ancora 500 prigionieri politici».

In realtà, il fatto che la cosa fosse un po’ sospetta si sarebbe dovuto capire dal fatto che il referente di questa delegazione era il presidente della Commissione stessa Vito Petrocelli, esponente dei Cinque Stelle. E i Cinque Stelle si sa che sul contenzioso tra Guaidó e Maduro si schierano in modo simile che tra protesta di Hong Kong e governo di Pechino. Mentre Grillo si esibisce orgoglioso in foto con l’ambasciatore cinese, dunque, il capogruppo Pentastellato in Commissione Esteri Gianluca Ferrara di fronte alle critiche di Joshua Wong a Di Maio manifesta “stupore”: «Il giovane attivista forse si aspettava un’ingerenza negli affari interni di un altro Paese, ignorando che questo, oltre ad essere contrario alla buona diplomazia, è assolutamente contrario ai princìpi del Movimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio».

«Una non-ingerenza che il nostro Movimento ha mostrato con coerenza in tutte le crisi internazionali, mentre altri si affettavano a riconoscere golpisti e ribelli di ogni risma purché funzionale a certi interessi, invocando sempre il rispetto della legalità e dei diritti umani». Una dichiarazione che ha preceduto lo scontro tra ambasciata cinese e Farnesina appunto sull’intervento di Wong a Palazzo Madama in un evento organizzato da Radicali e Fratelli d’Italia. Continuava Ferrara: «A Hong Kong ci sono state violenze sia da parte delle forze di polizia, che per inciso non ci risultano avere mezzi italiani bensì tedeschi, sia da parte dei manifestanti, tanto da suscitare una formale condanna dell’Alto commissario Onu per i diritti umani». Quello stesso Alto Commissario appunto del rapporto sulle 5287 vittime di Maduro in un anno, sui quali in effetti non risulta che i Cinque Stelle abbiano mai preso posizione.

Lo scorso febbraio, quando in Italia si era presentata una delegazione di Guaidó, i Cinque Stelle sono stati l’unico partito che si è rifiutato di riceverla

In compenso il 23 marzo 2015 i Cinque Stelle avevano organizzato alla Camera un convegno in cui proponevano niente meno il modello del Venezuela di Maduro come “alba di una nuova Europa”. Nel 2017 Di Maio aveva proposto che fosse Maduro il mediatore in Libia, sempre nel 2017 Di Stefano aveva guidato in Venezuela una delegazione che alle denunce dei rappresentanti della comunità italo-venezuelana aveva più o meno risposto che loro a stare sotto quel governo erano fortunati, ancora nel gennaio 2018 i Cinque Stelle avevano presentato una mozione per esaltare i grandi successi sociali del Venezuela. E lo scorso febbraio, quando in Italia si era presentata una delegazione di Guaidó, i Cinque Stelle sono stati l’unico partito che si è rifiutato di riceverla. In compenso, subito dopo essersi rifiutato all’incontro chiesto dalla delegazione lo stesso senatore Ferrara diramò un comunicato in cui spiegava: “per noi è fondamentale ascoltare tutti, perché non può esserci dialogo senza ascolto. Ascoltare entrambe le parti”. E diffondeva poi una lunga velina dell’ambasciatore in Italia di Maduro.

Ferrara è anche il senatore che assieme al collega grillino Alberto Airola, quando i deputati dell’Assemblea Nazionale Américo De Grazia e Mariela Magallanes si erano rifugiati nell’ambasciata italiana a Caracas, aveva chiesto di riconsegnarli per permetterne l’arresto immediato. Aggiungiamo che De Grazia stava in una Commissione incaricata di indagare sui possibili finanziamenti del governo Maduro a movimenti politici stranieri, pensando alla famosa osservazione di Andreotti che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Anche se ovviamente quello “spesso” non significa “sempre”.

Poco prima era stato arrestato anche Edgar Zambrano, primo vice-presidente dell'Assemblea Nazionale. Gli uomini del Servizio Bolivariano di Intelligenza (Sebin) gli avevano circondato l’auto, lui aveva rifiutato di scendere, e allora avevano portato via lui e vettura con una gru. Il caso Zambrano va ricordato, perché appunto era stato poi uno dei detenuti liberati in seguito all’accordo tra Maduro e il settore dell’opposizione rappresentato in questa delegazione che è stato presentato ufficialmente il 16 settembre.

Secondo quanto informa una fonte vicina ai Cinque Stelle, «il Tavolo nazionale è stato istituito poco meno di tre mesi fa grazie a un accordo tra il governo del presidente legittimo Nicolás Maduro e sei partiti di opposizione». In effetti, tra i sette membri della delegazione, c’era anche un rappresentante del partito di governo. E uno degli altri era Javier Bertucci: un pastore pentecostale dal passato molto contestato, già ai domiciliari per contrabbando aggravato e associazione a delinque, poi in mezzo ai Panama Papers, ma che nel 2018 fu uno dei due candidati che si presentarono come foglie di fico alle presidenziali boicottate dall’opposizione per mancanza di garanzie. Proprio contestando la regolarità dell’elezione di Maduro la maggioranza dell’assemblera Nazionale ha dichiarato capo dello Stato a interim il suo presidente Juan Guaidó.

La delegazione ha voluto dare a intendere si essere rappresentante del dialogo in Venezuela e che ci sono negoziati in corso. Il problema è che tra gli attori implicati ci sono partiti nuovi e fuori dall’opposizione come Cambiemos, e il Mas e Avazada Progresista

«Il Tavolo di dialogo, instaurato dopo altri tentativi di mediazione non andati a buon fine, rivendica alcuni risultati politici concreti tra cui la liberazione di alcuni prigionieri considerati “politici”», continua la fonte pro Cinque Stelle. «Segundo Meléndez, presidente del Movimento al socialismo (Mas), ha detto che il Paese ha la sfortuna di “aver avuto il peggior governo e la peggiore opposizione”. Come i suoi colleghi, tutti membri del parlamento controllato dalle opposizioni, Melendez ha sottolineato che in Venezuela “esistono due e non una sola opposizione”, quella resa visibile dai “media internazionali”, cioè quella che fa capo a Juan Guaidó e si sottrae al dialogo con il Governo e gli altri partiti di opposizione, e che, ha denunciato, “non ci permette di esprimere il nostro punto di vista”».

Fonti dell’opposizione la mettono in quest’altro modo: «Questa delegazione, che ha come interlocutore il senatore Petrocelli, ha voluto dare a intendere di essere rappresentante del dialogo in Venezuela e che ci sono negoziati in corso. Il problema di fondo è che tra gli attori implicati ci sono Bertucci, gente di partiti nuovi e fuori dall’opposizione come Cambiemos, e il Mas e Avazada Progresista». Che dal Mud, la Tavola dell’Unità Democratica, sono usciti. «In effetti loro dicono di rappresentare l’Assemblea Nazionale senza i partiti che rappresentano il 90% dei seggi dell’opposizone: Vp, Pj, Ad. Unt, Vente Venezuela tra gli altri». «Erano stati respinti dal Parlamento Europeo e dalla Spagna. Nonostante l’appoggio del Movimento Cinque Stelle, si sono scontrati con la ferrea opposizione di altri membri della Commissione, che hanno evidenziato la loro scarsa rappresentatività».

In realtà, varie fonti assicurano che trattative sotto banco tra i rappresentanti di Guaidó e di Maduro starebbero continuando. Ma il Tavolo Nazionale è chiaramente una opzione alternativa che Maduro si riserva per poter eventualmente convocare nuove elezioni senza garanzia con una facciata pluralista. Una recita con cui i Cinque Stelle collaborano.

Pier Ferdinando Casini, intato, stava a Caracas, dove all’ambasciata italiana si è incontrato con De Grazia e la Magallanes. Casini ha visto sia Guaidó sia Maduro. Via Instagram, Casini ha diffuso l’immagine con Guaidó; Maduro quella con Casini. Anche Maria Corina Machado, leader del partito Vente Venezuela appena insignita con il Prize for Freedom dell’Internazionale Liberale, ha parlato di “riunione molto produttiva”. Tanto che grazie a Casini i due parlamentari sono riusciti a volare in Italia, dove sono stati ricevuti dal presidente Mattarella.

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