Sovranisti doc
2 Dicembre Dic 2019 0600 02 dicembre 2019

Cattivissimo Mes, la favola del Salvini moderato è già finita

La vicenda del Fondo Salva Stati chiude la brevissima stagione della de-diabolization leghista e ci restituisce il Carroccio vecchio stile dell’invettiva contro il raggiro europeo e del sospetto sul complotto anti-italiano

Matteo Salvini Linkiesta
(Tiziana FABI / AFP)

Magari era pure vero, dieci giorni fa, che Matteo Salvini cercasse sponde europee per dismettere le vesti di Gengis Khan e infilarsi i panni del possibile premier. Vera la storia del tentativo di restyling a Bruxelles. Vero il progetto di blandire il Ppe, la Chiesa del cardinal Ruini, il Deep State continentale, per sdoganare una Lega nuova e più responsabile, capace di rompere il cordone sanitario che circonda l’estremismo sovranista nel Vecchio Continente. Magari era pure vero, e però il tentativo – se c’è stato – è durato poco. La vicenda del Fondo Salva Stati chiude la brevissima stagione della de-diabolization leghista e ci restituisce il Carroccio vecchio stile dell’invettiva contro il raggiro europeo e del sospetto sul complotto anti-italiano, cancellando ogni sforzo dell’area governista del partito, quella incarnata da Giancarlo Giorgetti e dai governatori del Nord, di archiviare la fase antisistema per riaprirsi le porte del potere.

È la Lega di Claudio Borghi e di Alberto Bagnai che torna alla ribalta. Lo fa in modo spettacolare, con una maxi-rissa in Parlamento e con la minaccia di una denuncia per alto tradimento contro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, tirandosi dietro nella consueta competizione tra estremismi Giorgia Meloni che accusa il premier addirittura di aver venduto «il sangue degli italiani».

E c’è da scommettere che, qualunque sia il compromesso che troverà il governo, quasiasi cosa dirà Giuseppe Conte oggi in Parlamento, quel tipo di grancassa propagandistica continuerà a suonare: il Mes è il nuovo Trattato di Parigi, il nuovo Piano Kalergi, e sembra fatto apposta per rinverdire la narrazione della congiura contro la Nazione avallata da un governo imbelle e ricattato.

Quasiasi cosa dirà Giuseppe Conte oggi in Parlamento, quel tipo di grancassa propagandistica continuerà a suonare: il Mes è il nuovo Trattato di Parigi, il nuovo Piano Kalergi

Il ritorno del Salvini Doc dovrebbe rendere chiaro che, al momento, la competizione con il sovranismo ha scarse alternative. Se davvero qualcuno sperava di poterlo ammansire per ricondurlo nel recinto di un nazionalismo bellicoso ma sostanzialmente innocuo, dovrà ricredersi. Pure Silvio Berlusconi è stato duramente redarguito, questa settimana, quando ha cercato di accreditarsi con una lunga intervista al Corriere come traghettatore europeo dell’alleato. La replica stizzita del capo della Lega – «Lo ringrazio per la premura ma non ci servono garanti» – ha seppellito, a un mese dal comizio di San Giovanni, la favola del ritorno del centrodestra con i suoi antichi contrappesi moderati.

La verità è che Matteo Salvini interpreta la politica come rapporto di forza e i fatti al momento sembrano dargli corda. La battaglia aperta sul Fondo Salva Stati mobilita le quinte colonne del Carroccio nella platea grillina, agita il Pd, obbliga il governo a cercare una exit strategy rimangiandosi impegni probabilmente già presi a Bruxelles sia nel vecchio corso giallo-verde che nell’attuale formula giallo-rossa. Perché il Capitano avrebbe dovuto acconciarsi alla strategia che altri avevano immaginato per lui? Perché fare atto di sottomissione a Bruxelles quando nel nome del sangue contro l’oro prende voti, vola nei sondaggi, sta ogni giorno in prima pagina?

L’Italia ha una solida tradizione nel normalizzare partiti e movimenti a forte caratura antisistema, ma le operazioni storiche varate con il Pci, il Msi e con la stessa Lega di Umberto Bossi erano legate a un tipo di politica dallo sguardo lungo che non esiste più e ad equilibri planetari che oggi stanno franando. L’instant politik di adesso suggerisce ai campioni del populismo di cavalcare l’onda finché è alta e potente, e poi si vedrà. Anche per questo il Salvini moderato che tutti hanno raccontato, studiandone persino la nuova estetica engagé con dolcevita e velluto millerighe, è durata pochissimo, insieme all’illusione di poterlo battere o addirittura farselo amico addomesticandolo pian piano.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook