Governo senza pilota 
2 Dicembre Dic 2019 0600 02 dicembre 2019

Lo scontro sull’Europa certifica la non prematura dipartita della «maggioranza Ursula»

Può darsi che il governo Conte, in un estremo sforzo di mediazione, riesca a salvare il Fondo Salva-Stati. Ma di sicuro il Fondo Salva-Stati non riuscirà a salvare il governo Conte

Conte Linkiesta
(Andreas SOLARO / AFP)

Si moltiplicano negli Stati Uniti i casi di automobilisti ripresi con il telefonino dalle macchine vicine mentre sfrecciano in autostrada placidamente addormentati al volante delle loro Tesla; problema di cui si occupava ieri un approfondito articolo del New York Times, che sollevava molti pesanti interrogativi, a partire dal fatto che la tecnologia attualmente in uso non è e non dovrebbe essere presentata come se fosse in grado di sostituire in tutto e per tutto la presenza di un guidatore cosciente. Una cosa da nulla, comunque, in confronto allo spettacolo di un intero governo senza pilota, cui potranno assistere oggi gli italiani in occasione dell’informativa sul Fondo Salva-Stati.

È ragionevole pensare che anche questa volta, prima o dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte alle Camere, grazie a un ennesimo vertice di maggioranza, a un’estrema telefonata di Beppe Grillo o a un vocale di Rocco Casalino, si troverà la mediazione capace di tenere insieme tutto, almeno per un altro po’. Ma è evidente che al volante non c’è più nessuno.

E non perché il Movimento 5 stelle abbia “svoltato” a destra, o perché Luigi Di Maio voglia tornare da Matteo Salvini, o perché Alessandro Di Battista lo incalzi su un terreno para-sovranista – tutte posizioni dalle quali, onestamente, nessuno di loro si era mai mosso – ma perché, con la scelta di tornare alla carica contro l’Europa, è caduta anche l’ultima foglia di fico, quella della presunta svolta europeista dei Cinquestelle.

Con l’assalto al Fondo Salva-Stati, preceduto dal clamoroso voto contro la Commissione di alcuni eurodeputati grillini è venuta ufficialmente a mancare la cosiddetta «maggioranza Ursula»

Con l’assalto al Fondo Salva-Stati, preceduto dal clamoroso voto contro la Commissione di alcuni eurodeputati grillini – che non solo nessuno ha redarguito, ma che hanno anzi ricevuto il pubblico elogio di Di Battista – è venuta ufficialmente a mancare, non prematuramente, la cosiddetta «maggioranza Ursula», come l’aveva battezzata Romano Prodi.

L’idea era che il voto dei cinquestelle a favore della presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen, a luglio, lavasse tutti i peccati e tutti i passati proclami antieuropeisti e antioccidentali del grillismo, e rappresentasse quindi una solida base su cui costruire nientedimeno che un governo di legislatura. Le scelte, le dichiarazioni e i toni di questi ultimi giorni dimostrano che quell’ipotesi, ammesso e non concesso che fosse mai stata concretamente attuabile, non è più attuale. E così il governo.

In altre parole, può darsi che il governo Conte, in un estremo sforzo di mediazione, riesca a salvare il Fondo Salva-Stati. Ma di sicuro il Fondo Salva-Stati non riuscirà a salvare il governo Conte.

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