Salvini-Meloni-Di Maio
3 Dicembre Dic 2019 0601 03 dicembre 2019

Una storia cominciata e mai finita: ecco perché la liaison tra grillini e leghisti è ancora possibile

A Montecitorio si parla di un possibile nuovo governo gialloverde (o meglio, giallonero). Ma al di là delle previsioni resta la consonanza profonda tra parti dei Cinque Stelle e Lega. E il Pd è sempre più nervoso

Salvini Di Maio Murale 01

E su una cosa così lontana come il Mes Lega e M5s si ritrovarono così vicini. Ormai l’annusamento ha varcato le porte delle aule parlamentari, così che in Senato Salvini ha chiamato esplicitamente «gli amici del M5s», condividendo,la posizione dei grillini secondo i quali «il Mes non va bene e va riformato». Sembra di essere tornati al punto di partenza. Gli amorosi sensi fra Salvini e Di Maio. I leghisti ci credono. Entusiasti - come spiega Claudio Borghi - di interpretare «il segnale» che Di Maio avrebbe lanciato a Conte con l’assenza sua e dei suoi al Senato proprio mentre parlava il premier: «E se continuiamo a pompare la questione del Mes ne vedremo delle belle quando si voterà in Parlamento», sogghigna. Si potrebbe avere una maggioranza trasversale. Magari perno di un nuovo governo “giallonero“. Corriamo troppo?

C’è comunque chi scommette - lo fa un ministro del Pd da noi contattato - che il leader del Movimento voglia far cadere il governo, consapevole che nel suo partito esiste una “quinta colonna” filo-leghista, un gruppo pronto a tornare fra le braccia di Salvini con (soprattutto) la promessa di una rielezione che l’attuale stato comatoso del Movimento non garantisce affatto.

Circola una suggestione che a prima vista appare stravagante ma che pure alberga in qualche cervello: e cioè la possibilità, una volta caduto il Conte 2, di un nuovo esecutivo Salvini-Meloni con l’appoggio esterno dei grillini

Ma c’è di più. Circola una suggestione che a prima vista appare stravagante ma che pure alberga in qualche cervello dei “gialli” e forse anche dei “verdi”, anzi sarebbe meglio dire dei “neri”: e cioè la possibilità, una volta caduto il Conte 2, di un nuovo esecutivo Salvini-Meloni con l’appoggio esterno dei grillini, di una parte di Forza Italia e “responsabili” vari. È una fantasia per ora irrealistica, perché presupporrebbe una rottura nel Movimento. Ma c’è anche roba così, nel tardo autunno di questo orrendo 2019, stagione confusa e infelice nella quale tutto è diventato possibile.

Questo quadro di realtà e chiacchiere spiega il crescente nervosismo del Pd. Che punta tutto sulle capacità mediatorie di Roberto Gualtieri, chiamato a chiedere all’Europa quelle pezze d’appoggio che potrebbero venire incontro ai grillini (anche spiegando - ma a Bruxelles lo sanno benissimo - che se Conte cade si spalancano le porte ai sovranisti).

Quel che è certo è che sul Mes i grillini non intendono arretrare. «Il M5S è da sempre contro il Mes, e lo diremo anche in parlamento», dice Pierluigi Paragone, uno dei capi dei frondisti, alludendo al voto che hanno chiesto e ottenuto e che ci sarà in aula il 10 dicembre. Di fatto, un voto di fiducia sul governo. E anche su Di Maio se alla fine il Capo politico del M5s si accoderà alla risoluzione che sarà stata materialmente scritta da Conte e Gualtieri. Nell’aula del Senato a quel punto si potrebbero materializzare molti no malgrado il voto palese. Una corrente ostile a Di Maio che coglierebbe l’occasione della fantasmatica querelle sul Mes per gettare alle ortiche l’operazione giallorossa. Molto difficile ma non impossibile.

Di Maio si barcamena fra i due gruppi camminando sul filo. Ha inalato un po’ d’ossigeno dopo il bocca a bocca che gli ha praticato un Beppe Grillo in versione filo-Pd

Complice una debolezza clamorosa di leadership, nel Movimento infatti si sono formati grosso modo due fronti. I governisti più filo-Pd (che restano per il momento la maggioranza, capitanati dal duo Fico-Bonafede) e gli anti governativi filo-Lega. Di Maio si barcamena fra i due gruppi camminando sul filo. Ha inalato un po’ d’ossigeno dopo il bocca a bocca che gli ha praticato un Beppe Grillo in versione filo-Pd ma nessuno dubita che la svolta filogovernista del comico sia stata una sceneggiata, e non si sa se lui ne fosse consapevole o meno. Sta di fatto che dal giorno dopo Beppe è scomparso e il ministro degli Esteri è tornato a molestare Conte e il governo.

E comunque la navigazione a vista, che è l’unica cosa che il ministro degli Esteri sa più o meno fare, è funzionale alla “strategia” del M5s come ago della bilancia, una posizione ambigua ma in grado di fornire una motivazione plausibile all’esistenza del Movimento. Un modo iper-politicista per sfuggire al dilemma se andare con il Pd o con Salvini. Come si legge sul blog delle Stelle “è grazie alla nostra perseveranza e alla nostra tenacia, la Lega ha votato il Reddito di Cittadinanza e il Partito Democratico il taglio dei parlamentari”. Un po’ con questo un po’ con quello. Al confronto la Prima Repubblica era il regno dei cieli della politica.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook