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CASALEGGIO ASSOCIATI
Cambridge Associati
7 Dicembre Dic 2019 0601 07 dicembre 2019

Esposti e denunce di dissidenti ed ex deputati grillini contro il metodo Casaleggio

Dopo le rivelazioni de Linkiesta e gli esposti al Garante, anche alcuni fuoriusciti del Movimento Cinque stelle chiedono di indagare sulle modalità informatiche utilizzate dalla srl milanese per profilare elettori e perfino deputati e senatori

casaleggio di maio

«A me dà fastidio essere profilato dai motori di ricerca quando devo comprare qualcosa, si figuri se questa storia di Casaleggio che profila la gente senza consenso mi scivola addosso». Walter Rizzetto, ex deputato del Movimento Cinque stelle, oggi rieletto con Fratelli d'Italia, non nasconde una profonda preoccupazione in seguito alla denuncia fatta da Linkiesta sui dati degli utenti Facebook finiti alla Casaleggio Associati senza alcun consenso. E aggiunge un particolare da brividi: «Se fosse così, almeno il 40 per cento dei parlamentari è stato profilato da Casaleggio».
Quarantotto ore dopo la denuncia di Marco Canestrari sono partiti i primi esposti al Garante della Privacy. A quello di Michele Anzaldi deputato di Italia Viva, se ne stanno aggiungendo altri. Con la conseguenza immediata dell'apertura di un'istruttoria da parte dell'ufficio del Garante.
La domanda che circola tra gli addetti ai lavori, ma anche tra i parlamentari, è sempre la stessa, di che numeri stiamo parlando? Canestrari ha provato a fare una stima.

«Grillo all'epoca aveva 1.022.000 fan sulla sua pagina Facebook. Se il 3% avesse utilizzato l'app ci sarebbero stati 30.360 utenti. Secondo le stime di Facebook Italia, allora ogni utente aveva in media 300 amici. La platea potenziale sarebbe quindi di circa 9.100.000 account al lordo di un taglio che tenga conto degli comuni. Si parla comunque di una platea potenziale di milioni di account». Solo con un'indagine del Garante potremo avere numeri certi. «Non escludo di fare un atto di sindacato ispettivo e mi aspetto una presa di posizione da parte del Garante. Non è una battaglia di partito ma di civiltà», dice Rizzetto.

Di Maio faccia il capo politico, non lasci nelle mani di un imprenditore scelte così delicate, a maggior ragione perché quell'imprenditore lavora sulla rete e con i dati

Tra due settimane il Parlamento si esprimerà sul futuro assetto della Privacy. E su questo il parlamentare di di Fratelli d'Italia ha una stoccata per Luigi Di Maio: «Se è vero che Casaleggio ha un conflitto di interessi, allora abbiamo un grande problema. Di Maio faccia il capo politico, non lasci nelle mani di un imprenditore scelte così delicate, a maggior ragione perché quell'imprenditore lavora sulla rete e con i dati».
Di conflitti di interesse e di controllo da parte della "casa madre”, la senatrice Elena Fattori, uscita appena un mese fa dal Movimento, se ne intende. E sul ruolo di Casaleggio rivela un particolare inedito.
Racconta che il figlio di Gianroberto controllava le donazioni fatte dai parlamentari alle iniziative locali del Movimento. E ciò, dice la Fattori, «accadeva prima della rifondazione, quando Davide non aveva ufficialmente alcun ruolo nel partito. La cosa mi sorprese molto perché mi accusò di non aver versato nulla per un'iniziativa nel mio territorio. Contestai questa sua ricostruzione, ottenni solo di essere messa ai margini».

L'attacco di Elena Fattori è ad alzo zero: «Il M5S è stato rifondato nel 2018 da un lobbista, Davide Casaleggio». E aggiunge: «Tutto si è svolto in gran segreto, come fosse un affare privato». Fattori non è sorpresa della profilazione: «Certo, se la stima di Rizzetto sulla possibilità che il 40% dei parlamentari potrebbe essere stato profilato da Casaleggio fosse confermata da un'indagine indipendente sarebbe uno scandalo».
E conclude: «Il punto è che questo controllo sulle candidature e sugli eletti non aveva come scopo di evitare di imbarcare impresentabili, anzi quegli impresentabili sono stati candidati ed eletti».

Se la stima di Rizzetto sulla possibilità che il 40% dei parlamentari potrebbe essere stato profilato da Casaleggio fosse confermata da un'indagine indipendente sarebbe uno scandalo

Gli occhi sono puntati quindi sulla possibile apertura dell'istruttoria del Garante della Privacy.
A Linkiesta risulta che in queste ore militanti ed ex iscritti del Movimento abbiano fatto partire una specie di catena via social per rivolgersi all'Authority. «Il mio nome compare tra le persone profilate?», Questa è la domanda che gira veloce tra chat e post sui social.
Ne è sicura Serenetta Monti, la prima candidata di Grillo a Roma, poi tra i primi dissidentei: «Sono andata via dal Movimento nel 2009, dopo la mia candidatura a sindaco di Roma nella lista Amici di Beppe Grillo. Ma tra i miei contatti Facebook c'erano molti attivisti che utilizzavano l'app che permetteva a Casaleggio di profilare utenti ignari. Ieri ho scritto un esposto al Garante. Nessuno può avere i miei dati senza che io abbia dato il consenso, voglio sapere se sono stata profilata».

Giampiero Milone, avvocato ed ex attivista di peso a Bari , ha fatto partire il tam tam in Puglia: «Mi sembra pazzesco che chi usava quell'app dovesse avvertire i propri amici di Facebook che Casaleggio li avrebbe potuti profilare: è un imbroglio". Anche lui è intenzionato a presentare un esposto al Garante

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