Grillini allo sbando
11 Dicembre Dic 2019 2204 11 dicembre 2019

Vittime della loro stessa propaganda, i Cinque Stelle si schiantano sul Mes

Via libera alla risoluzione della maggioranza sulle modifiche al Mes, sulla quale Pd e M5s hanno trovato l’accordo. Ma al Senato quattro grillini votano contro, di cui tre pronti a uscire dal Movimento. Di Maio prova a serrare le fila, ma il gruppo dei dissidenti è pronto a crescere

Di Maio Linkiesta
(JOHN THYS / AFP)

Chi si aspettava lo show delle opposizioni nel secondo round in Parlamento sul Fondo Salva Stati è rimasto deluso. La risoluzione della maggioranza sulle modifiche al Mes, dopo l’accordo chiuso nella notte tra Pd e Cinque Stelle, è passata in Parlamento. Ma a dare spettacolo sono stati i grillini, vittime di quella stessa propaganda innescata e poi smorzata dal capo politico Luigi Di Maio. Dopo i 291 sì e 222 no della Camera, a Palazzo Madama la risoluzione ha ottenuto 164 voti favorevoli e 122 contrari. Tra i “no”, quelli di quattro 5S dissidenti: Stefano Lucidi, Ugo Grassi, Gianluigi Paragone e Francesco Urraro. Contro cui si sono scagliate le urla dei colleghi pentastellati, che hanno fatto salire i decibel in aula molto più della Lega. E tranne Paragone, che ha subito annunciato che il dissenso non è «prodromico a cambi di gruppo», gli altri tre pentastellati sarebbero pronti a lasciare il movimento. Rendendo sempre più sottile la maggioranza già risicatissima di Palazzo Madama.

Assente Luigi Di Maio, in missione in Albania, che sin dal mattino rinsalda le fila, facendo sapere di essere soddisfatto «per la risoluzione di maggioranza che prevede le modifiche richieste dal Movimento», con la famosa «logica di pacchetto» e un «nuovo round in Parlamento a gennaio prima del prossimo Eurogruppo». Garantito «il pieno coinvolgimento del Parlamento», assicurano le fonti M5S, ma «non firmeremo nulla al buio». Il messaggio, però, non serve a ricompattare gli animi.

Il senatore M5S Stefano Lucidi, dopo il discorso del premier Giuseppe Conte alla Camera, fa trapelare subito il dissenso. «Quello di oggi è un bluff, un grande bluff», dice. «Il testo della risoluzione di maggioranza sul Mes è firmato dai capigruppo delle forze di maggioranza e impegna il governo a fare qualcosa che, badate bene, ha scritto il governo stesso».

Le tensioni assenti alla Camera si sentono subito al Senato dove già al mattino Lucidi, Grasso e Urraro fanno mancare il sostegno al governo, non votando la fiducia al decreto terremoto. C’è chi lo legge come una dichiarazione di passaggio nelle file della Lega. Ma non c’è nessuna conferma. Di Maio da Tirana accusa subito Matteo Salvini di aver dato avvio al «mercato delle vacche», augurandosi addirittura «se ci dovessero essere gli estremi, che le autorità giudiziarie possano verificare il tutto». Lucidi risponde: «Non ho mai sentito nessuno che sale sul carro del perdente».

Inutili i tentativi di convincimento del ministro Cinque Stelle per i rapporti con il Parlamento Federico D’incà, che già al mattino aveva lasciato i banchi del governo dell’aula di Palazzo Madama, raggiungendo il posto di Lucidi nell’emiciclo

Gianluigi Paragone, intanto, sempre più leghista e sempre meno grillino, nell’indecisione lancia un sondaggio su Facebook: “Volete che oggi in aula voti no al Mes nel rispetto del programma dei Cinque Stelle?”, chiede. Ricordando quello che è scritto nel programma dei pentastellati: “Il M5S si impegnerà alla liquidazione del Mes”. Il “no” vince al 54%. Durante il dibattito in aula, si vede Paragone urlare con il collega Gianluca Ferrara e discutere animatamente con Emma Pavanelli. E alla fine, come annunciato, vota in dissenso, sostenendo che il Fondo Salva Stati «rischia di essere un altro pezzo malefico dell’architettura neoliberista dell’Europa». «È vero», ammette, «nel programma elettorale avevamo scritto cose di severa critica verso l’Europa e non possiamo fare finta di niente solo perché adesso siamo alleati con il Pd». A precederlo, la dichiarazione di dissenso di Grassi che, dice, «non si riconosce più nel Movimento». E quella di Urraro, che ammette di essere «deluso». Chiude Lucidi, che definisce la situazione di caos tra i grillini sul Mes «peggio di quelle create su Tav e Ilva», puntando il dito contro una gestione «impermeabile a ogni contributo che venga dato». Il riferimento a Di Maio è chiaro. «Qualcuno ha detto che le elezioni in Umbria sono state un esperimento», aggiunge. «Beh, io non mi sento una cavia né un criceto, quindi esco dalla ruota e voto no».

Inutili i tentativi di convincimento del ministro Cinque Stelle per i rapporti con il Parlamento Federico D’incà, che già al mattino aveva lasciato i banchi del governo dell’aula di Palazzo Madama, raggiungendo il posto di Lucidi nell’emiciclo e prendendosi pure le critiche dell’opposizione. La mozione di maggioranza, al Senato, alla fine passa anche grazie alle numerose assenze, specie tra i banchi di Forza Italia.

Domenica 15 a Roma ci sarà anche l’evento di presentazione dei nuovi “facilitatori” del Movimento, quelli che dovrebbero mettere ordine nel caos grillino. Ma c’è già chi scommette che ci saranno altre defezioni tra al Senato

Nel suo discorso il premier Conte aveva provato a rassicurare gli animi dicendo che «l’Italia non ha nulla da temere» dal Mes e che il «debito è sostenibile», prendendosela con Lega e Fratelli d’Italia per «aver insinuato paure nei cittadini» nel «malcelato tentativo di portare il Paese fuori dall’Europa». Giorgia Meloni, come da copione, gli ha replicato che con il Mes «verranno usati i soldi degli italiani e degli europei per salvare le banche tedesche e francesi». Ma sia lei sia Matteo Salvini, dai banchi dell’opposizione di Camera e Senato, si sono rivolti ai grillini. «Noi siamo», ha detto Meloni, «quelli che voi sognavate di essere e non avete saputo essere». E da Palazzo Madama pure il leader della Lega si è rivolto agli ex alleati pentastellati: «Nel programma elettorale del M5s si legge testualmente, e io condivido, che “il M5s si impegnerà allo smantellamento del Mes”. Io non ho cambiato idea, viva la coerenza».

Conte visibilmente preoccupato, affiancato ormai dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, parla con Paola Taverna Riccardo Fraccaro. Ma alla fine il fuoco per il governo arriva dallo stesso partito del premier. Di Maio in serata prova a fare da mediatore e smorza i toni con un messaggio su Facebook: «Grazie al gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle. Grazie a chi ha fatto nottata per scrivere la risoluzione di maggioranza votata oggi in Parlamento. Grazie a chi crede nel MoVimento e si impegna per portare avanti le nostre battaglie. Grazie a chi ci mette la faccia con passione e determinazione».

Domenica 15 a Roma ci sarà anche l’evento di presentazione dei nuovi “facilitatori” del Movimento, quelli che dovrebbero mettere ordine nel caos grillino. Ma c’è già chi scommette che ci saranno altre defezioni tra al Senato. E con le file dei dissidenti che si ingrossano, si fa strada l’ipotesi della formazione di un vero e proprio gruppo di ex grillini in dissenso con Di Maio, pronti in ogni momento a far mancare la maggioranza al governo.

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