Pax scaduta
11 Dicembre Dic 2019 0600 11 dicembre 2019

Ilva, Alitalia e le altre crisi irrisolte: è finita la luna di miele tra i sindacati e il governo

Nel giorno dello sciopero dei lavoratori di Taranto, Cgil, Cisl e Uil hanno riunito in piazza Santi Apostoli a Roma i lavoratori delle aziende dei tanti tavoli di crisi aperti al Mise e mai risolti. Furlan (Cisl) al governo: «Non guardate i sondaggi, guardate quanti disoccupati ci sono»

Santi Apostoli Linkiesta
(Foto di Andrea Pirri)

Dopo soli 100 giorni, la luna di miele tra il governo Conte bis e i sindacati sembra essersi ormai conclusa. Nella prima delle tre giornate organizzate fino al 17 dicembre da Cgil, Cisl e Uil, i segretari confederali hanno chiamato a raccolta in piazza Santi Apostoli a Roma i rappresentanti di tante delle 160 crisi aziendali grandi e piccole aperte ormai da tempo al ministero dello Sviluppo economico e mai risolte. Nella Capitale sono arrivati da Taranto i pullman dei lavoratori in sciopero dell’ex Ilva di Taranto, ma anche i rappresentanti di Alitalia, della Whirlpool di Napoli, di Bosch, dell’ex Alcoa, di Embraco, di Auchan, e poi i precari di Anpal, degli appalti della scuola e dei call center, per elencarne alcuni. La “Spoon River” delle crisi irrisolte è lunga. E la richiesta che arriva da Landini, Furlan e Barbagallo è una sola: «Il governo la smetta di litigare, basta parole e promesse. È il momento dei fatti». Dai megafoni in tanti invocano l’intervento dello Stato, ma con «progetti industriali seri». A chiarirlo, dal palco, è Biagio Prisciano, delegato Fim Cils dell’ex Ilva di Taranto: «Vogliamo l’intervento pubblico, ma non vogliamo il reddito di cittadinanza, vogliamo il lavoro. Non si possono utilizzare i lavoratori solo per pura campagna elettorale, si deve arrivare alle soluzioni».

Dopo il due di picche dato dal governo sul rinnovo dei contratti pubblici, i sindacati sono scesi in trincea. I tempi della concordia, di quanto il premier Giuseppe Conte andò ospite alle giornate del lavoro della Cgil, sono ormai lontane. L’inerzia su due partite importanti come Ilva e Alitalia e lo spettro di migliaia di licenziamenti hanno ormai fatto saltare il tappo. Le continue convocazioni a Palazzo Chigi, i tavoli di confronto al Mise sulla manovra, i workshop (come li chiamò Conte) non bastano più se poi non si arriva alle soluzioni. L’ultima promessa sull’aumento degli investimenti pubblici è arrivata nell’incontro con il presidente del Consiglio tenutosi nel pomeriggio dopo la manifestazione di piazza.

Ma i sindacati hanno aspettato finora, e lo scontro ormai è aperto. Soprattutto se, nei piani del governo, c’è la trattativa con Arcelor Mittal sugli esuberi del polo siderurgico di Taranto. Giovedì il governo ha convocato le parti sociali al Mise per presentare il piano su Ilva. «Noi abbiamo firmato un accordo il 6 settembre del 2018 che non prevede esuberi e non prevede licenziamenti», spiega il segretario della Cgil Maurizio Landini. «Per noi questo punto non è in discussione, se lo metta bene in testa il governo e se lo metta bene in testa Arcelor Mittal. La stessa cosa la diciamo per le tante altre vertenze aperte».

Noi abbiamo firmato un accordo il 6 settembre del 2018 che non prevede esuberi e non prevede licenziamenti. Per noi questo punto non è in discussione, se lo metta bene in testa il governo e se lo metta bene in testa Arcelor Mittal

Maurizio Landini, segretario Cgil

Tra le bandiere di colori diversi, la richiesta comune è quella di un intervento strategico dello Stato, soprattutto su Ilva e Alitalia. «Quando parliamo di intervento pubblico nell’economia non stiamo dicendo che questo sostituisce il sistema privato», specifica Landini, «lo pensiamo insieme. I maggior gruppi nel nostro Paese d‘altronde hanno una presenza pubblica: Eni, Enel, Finmeccanica, Fincantieri. Stiamo dicendo alle imprese di fare il loro mestiere, anzi con meno operazioni finanziarie e più operazioni industriali e investimenti per creare lavoro».

I pullman da ogni parte d’Italia hanno continuato ad arrivare nella piazza a pochi metri da Montecitorio fino a tarda mattina. Ognuno dietro il suo striscione con il nome di aziende che ricordano crisi aziendali annose. Embraco, Mercatone Uno, Consorzio Manital. Ci sono i lavoratori di Termini Imerese, per i quali a dicembre scade la cassa integrazione già prorogata. Ci sono quelli della Whirlpool di Napoli: il 20 gennaio è stato riconvocato il tavolo al Mise, ma l’azienda continua a spingere per la chiusura dello stabilimento. Ci sono i delegati di Alitalia, freschi dell’ottava proroga per il salvataggio, pronti allo sciopero del 13 dicembre. E ci sono i tanti operai dell’Ilva e dell’indotto su cui il governo continua a negoziare con i franco-indiani di Mittal, dopo il togli e metti dello scudo penale.

Il popolo del lavoro non vive di sondaggi elettorali e di tweet, vive di lavoro. È questo che vogliamo sia l’impegno della politica, altro che vedere tutti i giorni quanto sale e scende un partito o quanti follower ha un leader. Guardate invece quanti occupati e disoccupati ci sono e quante vertenze non sono ancora chiuse

Annamaria Furlan, segretaria Cisl

«Quanto ancora dobbiamo aspettare perché la politica capisca che le vertenze non sono un braccio di ferro tra governo e opposizione o ancora peggio nel governo stesso?», dice durissima la segretaria della Cisl Annamaria Furlan. «Il popolo del lavoro non vive di sondaggi elettorali e di tweet, vive di lavoro. È questo che vogliamo sia l’impegno della politica, altro che vedere tutti i giorni quanto sale e scende un partito o quanti follower ha un leader. Guardate invece quanti occupati e disoccupati ci sono e quante vertenze non sono ancora chiuse». «Che vergogna», ripete Furlan su Alitalia e Ilva. «Non si gioca col lavoro nello scontro tra i partiti».

La critica comune dei tre segretari sindacali è anche al “decreto sblocca cantieri”, che il Pd all’opposizione aveva tanto criticato salvo poi lasciarlo intatto arrivato in maggioranza. Una legge che «allarga appalto, subappalto e finte cooperative e che ha favorito l’ingresso malavita organizzata», dice Landini. «Cosa ne è delle tante dichiarazioni che avevamo sentito dire insieme a noi sullo sblocca cantieri?», chiede Furlan. «Caro governo Conte due, cosa aspetti a cambiare quello sblocca cantieri di Conte Uno? Il danno di quel decreto è uguale esattamente a quello di un anno fa».

Le critiche all’esecutivo «di inetti», «immobile», delle «passerelle a Taranto» arrivano dal palco e della piazza. «Andiamo ai tavoli a qualsiasi orario, qualsiasi giorno, anche a Natale e Capodanno. Ma devono sapere che oltre alle chiacchiere vorremmo le soluzioni», dice il segretario della Uil Carmelo Barbagallo. «Smettetela di litigare. Fate un tavolo di pace per produrre occupazione».

I prossimi appuntamenti per i sindacati, nella stessa piazza, saranno per il 12 e il 17 dicembre per parlare di contratti pubblici, precari, stato sociale e pensioni. «Proseguiremo con scioperi e mobilitazioni. Le organizzazioni sindacali sanno essere di proposta e di protesta», ricorda Furlan. «Oggi siamo tutti lavoratori Ilva. Il 13, con lo sciopero di Alitalia, saremo tutti lavoratori Alitalia».

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