Zeitgeist
14 Dicembre Dic 2019 0600 14 dicembre 2019

Per i vescovi tedeschi essere gay è «una normale predisposizione sessuale»

Grande apertura della Conferenza episcopale sui temi legati alla morale sessuale: anche risposarsi dopo il divorzio non sarebbe più un peccato grave. Un annuncio che ha già iniziato a scuotere la Chiesa, in Germania e non solo

Heiner Koch_Linkiesta
Michael Kappeler / POOL / AFP

Il 4 dicembre si è tenuto a Berlino un incontro consultivo sulla «sessualità umana» tra vescovi, sessuologi, teologi e canonisti. A organizzarlo la Commissione per il Matrimonio e la Famiglia della Conferenza episcopale tedesca in preparazione al sinodo – o “percorso sinodale” come preferiscono chimarlo i presuli della Germania –, che, incentrato su morale sessuale, celibato ecclesiastico, potere clericale, ordinazione, inizierà nel febbraio 2020.

L’esito di un tale incontro è stato a dir poco dirompente. Si è infatti raggiunto un totale consenso sull’omosessualità quale «normale forma di predisposizione sessuale» al pari dell’eterosessualità.

A rendere noti i risultati un comunicato della Conferenza episcopale tedesca che, diramato il 5 dicembre, ha specificato in tema di omosessualità: «C’è stato un accordo sul fatto che la preferenza sessuale dell’uomo si esprime nella pubertà e assume un orientamento etero o omosessuale. Entrambi appartengono alle normali forme di predisposizione sessuale, che non possono o dovrebbero essere modificate con l’aiuto di una specifica socializzazione».

Conseguentemente per tutti i partecipanti all’incontro consultivo «ogni forma di discriminazione di persone con orientamento omosessuale deve essere respinta, come da tempo richiesto dal Magistero ed esplicitamente sottolineato da Papa Francesco nella lettera post sinodale Amoris laetitia». Non c’è stata invece unanimità circa l’attuale validità o meno del «divieto magisteriale sull’omosessualità praticata». Unanimità che è mancata anche su un altro aspetto della morale sessuale: il permesso di contraccettivi artificiali a persone sposate e non.

Tra i presuli partecipanti all’incontro c’erano Heiner Koch, arcivescovo di Berlino e presidente della Commissione per il Matrimonio e la famiglia, Franz-Joseph Bode, vescovo di Osnabrück, Wolfgang Ipolt, vescovo di Görlitz, e Peter Kohlgraf, vescovo di Magonza. Koch e Bode, che hanno preso parte alla XIV° Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, tenutasi in Vaticano dal 4 al 24 ottobre 2015 sulla famiglia, hanno messo in luce le conseguenze che, secondo loro, si possono trarre da quanto previsto dalll'Amoris laetitia. «Ad esempio – cita il comunicato – una relazione sessuale dopo il divorzio e il nuovo matrimonio non è più generalmente classificata come un peccato grave, e quindi non è prevista un'esclusione più generale dalla ricezione dell'Eucaristia».

C’è già chi evoca scenari apocalittici: un procedere su tale linea aprirebbe, secondo alcuni, la strada a uno scisma o al declino finale della Chiesa cattolica in Germania

Com’era prevedibile, il comunicato della Conferenza episcopale tedesca sta sollevando enormi polemiche tra i conservatori cattolici in Germania e nel mondo. Malumori anche al di là del Tevere e non solo tra i cardinali tedeschi Walter Brandmüller e Gerhard Ludwig Müller, gli unici due porporati superstiti dei firmatari dei Dubia sull’Amoris Laetitia.

Da tempo, infatti, in Vaticano si guarda con apprensione e crescente fastidio all’annunciato Sinodo, che per l’arcivescovo di Monaco e Frisinga Reinhard Marx (uno dei componenti del Consiglio dei Cardinali o C9 istituito da Papa Francesco nel 2013 e presidente della Conferenza episcopale tedesca) sarebbe «vincolante per la chiesa in Germania». Cosa che è stata seccamente smentita dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, in una missiva, che, accompagnata dal parere giuridico dell’arcivescovo Filippo Iannone, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, è stata indirizzata, il 4 settembre, allo stesso Marx.

Nella lettera si fa notare come, circa morale sessuale, celibato, potere clericale, sia «facile constatare che queste tematiche non hanno a vedere solo con la Chiesa in Germania bensì con la Chiesa universale. E, salvo poche eccezioni, non possono essere oggetto di deliberazioni o decisioni di una chiesa particolare». Tanto più che – ricordano Ouellet e Iannone – che ciò contravviene a quanto spiegato dallo stesso Papa Francesco in una lettera di giugno ai vescovi tedeschi in materia di sinodo.

Sinodo, che ovviamente, si può e si deve fare, purché «si seguano le procedure previste dal Codice di diritto canonico». Anche perché, come rilevato da Iannone, «la Conferenza episcopale non può deliberare in maniera vincolante se gli argomenti in oggetto coinvolgono l’intera Chiesa», ribadendo come la «sinodalità non sia sinonimo di democrazia».

Ma, anche alla luce dell’incontro berlinese del 4 dicembre, la Conferenza episcopale tedesca non sembra affatto voler far marcia indietro. Mentre c’è già chi evoca scenari apocalittici: un procedere su tale linea aprirebbe, secondo alcuni, la strada a uno scisma o al declino finale della Chiesa cattolica in Germania.

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