Sognando il deep state
18 Dicembre Dic 2019 0601 18 dicembre 2019

L’occidente affronta la questione digitale, l’Italia rinvia le nomine alla Privacy e all’Agcom

Mentre il mondo democratico si difende da attacchi informatici interni ed esterni, il nostro governo non riesce nemmeno a mettersi d’accordo sui garanti. Ma, forse, dietro questa incapacità di decidere c’è del genio

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Mentre il mondo discute dello strapotere delle piattaforme digitali, mentre l’Europa cambia le regole sulla privacy e sul copyright, diventando un modello per gli Stati più illuminati degli Stati Uniti, al punto che la protezione del diritto d’autore entra anche nelle negoziazioni del nuovo trattato di libero scambio tra Usa, Messico e Canada, mentre succede tutto questo l’Italia fa finta di niente, non è interessata.

L’Italia di Giuseppe Conte, della sua sgangherata maggioranza e della sua ancor più impresentabile opposizione non partecipa alla grande mobilitazione dell’Occidente liberale in difesa delle istituzioni e dei processi elettorali da attacchi informatici esterni e interni, non chiede conto ai cosiddetti amici russi dell’ingerenza sul voto del 2016 e su quelli successivi, anzi amoreggia con il 5g cinese, e se ne infischia del partito di maggioranza relativa che tra un Team del futuro con Dino Giarrusso, un facilitatore woke come Toninelli, un disegnatore detto Marione, un esperto di protocolli bancari di nome Lannutti, continua a svolgere il ruolo di sistema operativo di una società di web marketing milanese che analizza Big data a fini commerciali e gestisce un network di dipendenti, cui chiede anche una decima, piazzati nei posti chiave della Repubblica.
Così in Parlamento è stato appena deciso di rinviare ulteriormente le nomine ai vertici delle autorità di garanzia per la Privacy e per le Comunicazioni, da mesi scadute e di fatto esautorate, che saranno mai la Privacy e le Comunicazioni in un paese fondato sulle intercettazioni e sulle fughe di notizie dalle procure.

Il fatto che la maggioranza non riesca a trovare un accordo nemmeno sulla nomina del Garante per la Privacy e sull’Agcom, figuriamoci sul resto, fotografa lo stato franoso dell’alleanza di governo, anche se a ben vedere l’incapacità di decidere potrebbe nascondere una dose di formidabile genialità, naturalmente del tutto involontaria.

C’è, infatti, che le due Autorità Privacy e Comunicazione interessano da vicino il partito di Casaleggio, chissà come mai, ed anche il fratello d’Italia Ignazio La Russa, uno più da privé che da privacy (letta ieri su Twitter), circostanze che ci portano formalmente a pensare che le premesse di questo articolo sono sbagliate perché forse facendo melina intorno alla Casaleggio e a La Russa il deep state italiano o magari George Soros in realtà sta difendendo la privacy e le comunicazioni dei cittadini. Lasciateci sognare.

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