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19 Dicembre Dic 2019 0600 19 dicembre 2019

Miti da discutere scientificamente: la cannabis dà dipendenza o no?

Meno potente di quella da nicotina, cocaina, eroina, anche l’erba dà assuefazione. Ecco i casi in cui compare, come trattarla. Ed è meglio evitarne l’uso in adolescenza e in gravidanza

Cannabis_Linkiesta
Geoff Robins / AFP

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Alcuni consumatori di cannabis sviluppano dipendenza o disturbo da uso di cannabis. Sebbene il rischio di sviluppare disturbo da uso di cannabis sia inferiore a quello di sviluppare dipendenza da altre sostanze (come nicotina, eroina e cocaina), questa sindrome colpisce comunque più del 4-8% degli adulti, e la dipendenza da cannabis può interessare fino al 9% dei consumatori. Nel complesso, gli uomini presentano percentuali più elevate di dipendenza da cannabis rispetto alle donne. Tuttavia, dopo aver iniziato a usare la cannabis, le donne sembrano diventare più rapidamente dipendenti da cannabis rispetto agli uomini e, di conseguenza, essere esposte ad effetti clinici indesiderati.

Il disturbo da uso di cannabis è caratterizzato dal consumo di livelli crescenti per periodi di tempo più lunghi del previsto, da tentativi (inutili) di ridurre il consumo, da desiderio frequentediconsumare cannabise uso continuato nonostante conseguenze fisiche, mentali o sociali significative. Inoltre, in questi casisi sviluppa il fenomeno della tolleranza, in cui il soggetto consuma quantità sempre maggiori di cannabis per ottenere gli effetti psicoattivi desiderati. Circa il 50% dei consumatori cronici di cannabis manifesta anche sintomi di astinenza alla riduzione o alla cessazione del consumo, sintomi che includono ansia, depressione, disturbi del sonno, problemi gastrointestinali e calo dell’appetito. I consumatori di alte dosi di cannabis e quelli cronici rischiano di sviluppare una sindrome molto più grave e fastidiosa, chiamata sindrome da iperemesi da cannabis. Questa seria problematica clinica è associata a forti dolori addominali, nausea e vomito eccessivo, spesso per diverse ore alla volta. L’unico trattamento è la completa cessazione del consumo di cannabis. La maggior parte dei pazienti guarisce, ma può accadere giorni o mesi dopo l’interruzione del consumo di cannabis.

Insomma, come avrete capito la cannabis non fa bene e – come per il fumo –, è meglio non cominciare ad assumerla, e se si è iniziato ad assumerla è meglio smettere.

Fortunatamente ci sono diverse opzioni di trattamento disponibili per le persone che vogliono ridurre o smettere di usare la cannabis. Opzioni di trattamento psicosociale, tra cui la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia di potenziamento motivazionale, che aiutano il paziente a riacquistare l’autocontrollo e a riqualificare i sistemi di ricompensa e motivazione del cervello per godersi la vita quotidiana, i piaceri naturali e avere interesse a pianificare meglio il futuro. I sintomi legati al sonno e all’ansia possono anche essere trattati farmacologicamente con ausili per il sonno o farmaci ansiolitici.

Altri gruppi per i quali la cannabis è particolarmente pericolosa sono gli adolescenti e le donne in gravidanza. L’adolescenza è un periodo di rapido sviluppo del cervello, durante il quale le regioni corticali frontali, che controllano la motivazione, il pensiero e altre funzioni cognitive vitali, sono in via di sviluppo e crescita. L’uso di cannabis durante questo delicato periodo di sviluppo può modificare in modo permanente la struttura e le dimensioni del cervello, cambiare la qualità e quantità delle connessioni cerebrali, e ridurre il flusso sanguigno verso molte regioni del cervello. Questi cambiamenti possono portare a una riduzione delle abilità cognitive, riduzione della memoria e dell’attenzione, e riduzione delle capacità decisionali in età adulta. Inoltre, l’uso di cannabis nella prima adolescenza raddoppia il rischio di sviluppare una dipendenza in età adulta, sia per la cannabis che per altre droghe d’abuso.

La cannabis può essere un pericolo ancora maggiore durante la gravidanza. Poiché molte persone credono che la cannabis sia naturale e di origine vegetale, credono che la cannabis sia sicura da assumere durante la gravidanza per alleviare la nausea, l’ansia e migliorare il sonno. Questa ipotesi è completamente falsa: durante la gravidanza la cannabis danneggia gravemente il feto.

Il feto, infatti, subisce una rapida crescita e lo sviluppo del cervello durante tutte le fasi della gravidanza e il sistema endocannabinoide regola il modo in cui il cervello del feto si sviluppa. I cannabinoidi come il THC sono noti per attraversare la barriera placentare, in modo tale che la cannabis consumata dalla madre influenza anche il feto e la funzione endocannabinoide fetale.

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