Spirito del tempo, anzi di più
20 Dicembre Dic 2019 0600 20 dicembre 2019

Italiani, popolo di santi, pettegoli e giocatori di burraco (almeno secondo gli editori)

L’ultimo numero del settimanale “Di Più” (e lo spot che lo accompagna) dice tutto sul Paese dei nostri giorni: gossip, il calendario di Padre Pio e mazzo di carte allegato. Con tanto di istruzioni per ebeti. Ma se si apre Twitter, dove stanno i fighetti, le cose non cambiano

Di Più Settimanale_Linkiesta

Lo spot televisivo del settimanale Di Più passa in rassegna i motivi per acquistare il numero 50 del 20 dicembre 2019. In copertina, Elisabetta Gregoraci: «Ora sono una mamma felice». Tra i servizi di punta, Totti: «Ilary è tutto per me. Ora da lei aspetto il quarto figlio». In allegato, un mazzo di carte “made in Italy” firmate Modiano, il calendario di Padre Pio da staccare e “le ricette che il Santo amava”.

Un kit di sopravvivenza alle feste natalizie per il lettore medio italiano. Almeno per quello immaginato da Di Più. Così la moglie può spedire il marito al bar a giocare a burraco o, se particolarmente avventuroso, a poker (come nei calcetti dei ragazzini chi porta il pallone guadagna comunque la vetta gerarchica), mentre lei se ne sta in casa a cucinare piatti taumaturgici. Con la giusta dose di peperoncino non si esclude la comparsa delle stimmate. Un muro della cucina, in cui consumare «polpettone con pane e zucchine» e «puntine di maiale in casseruola», sarà impreziosito dal calendario: ritrae Padre Pio con in mano il calice dorato dell’eucarestia, poi con il piattino dorato dell’eucarestia (l’oro: il divino!), che legge il vangelo, che bacia l’ostia, che mostra inequivocabili segni di santità. Ai lettori sono evidentemente riconosciute capacità meno miracolose.

Queste le «istruzioni» per utilizzare tale portento moderno, il calendario «da staccare»: «Le pagine contengono il tratteggio che indica il passaggio delle forbici». No, non dovete decapitare il santo e la foto dell’arrosto non è affettabile né commestibile. «Dopo avere tagliato le pagine, mettetele in ordine una dietro l’altra, da gennaio a dicembre». È una procedura complessa: concentratevi. A volte ci si confonde tra giugno e luglio, i mesi più insidiosi, i mesi siamesi, e poi, mica hanno tutti la laurea. «In ciascuna pagina, in alto al centro, trovate un pallino bianco che dovrete bucare con il chiodo per appendere il calendario al muro».

Con il chiodo, eh, non fate gli spilorci riciclando gli stuzzicadenti, né gli eroi sacrificando una vite dell’impianto del premolare inferiore. Appendetelo al muro, ricordate, non alla finestra, che si frantuma, né potrete accusarci di avervi dato strane idee rispetto alla fronte di vostro marito o di vostra moglie. Al muro!
Sulla confezione delle carte, in altro a destra, la dicitura «Made in Italy» compare su sfondo tricolore. La stessa scritta ritorna sulle coste, anche se orfana di bandiera. Insomma, il messaggio è chiaro: qui non si è lesinato sulle materie prime, come fanno quelli là in Asia e in Africa, né si privilegia una qualche economia straniera, barbara e conquistatrice. Le carte vietnamiti, si sa, sono capaci di scartavetrarti i polpastrelli alla prima mescolata. Questo è un prodotto confezionato da sapienti mani italiche e sponsorizzato da una marca di pasta italica. Qui si gioca in casa: Dio, pasta e famiglia.

E poi, certo, al lettore può perfino capitare di leggere. Gossip, naturalmente. L’ipostasi della letteratura, il suo livello zero, se conveniamo, com’è di moda, che il suo scopo supremo sia l’immedesimazione del lettore nel personaggio: chi non è capace di identificarsi con le funzioni ancestrali degli esseri viventi? Il sesso, la riproduzione, le faide tra branchi e tra individui. Però il tutto elevato di un semitono, come le imprese degli dei olimpici rispetto a quelle dei mortali greci. Dei che oggi abitano il monte sacro del televisore e hanno un conto bancario da idolatrare, e da odiare.

Ora si dirà che lo spot è pensato per la tv e che il target televisivo è composto per lo più da persone anziane. Potenziali lettori che non hanno nulla a che vedere con quell’altro mondo, quello giovane e all’avanguardia, dei social network. Ma basta aprire il fighettissimo Twitter un pomeriggio della settimana per rendersi conto della realtà. I trend più popolari sono immancabilmente #amici, #uominiedonne, nomi di tronisti e corteggiatori. È vero che in Italia l’età media è salita dai 24 anni nel 1861 ai 45 di oggi, però sembra che editori e mezzi di comunicazione trattino con la stessa affettuosa condiscendenza, quella che si traduce nella spiegazione di come appendere un calendario al muro, giovani e anziani. Chi oggi commenta sul social le litigate tra abbronzatissime creature defilippiane, chissà, forse domani acquisterà settimanali che allegano il calendario di Barbare D’Urso irradiata dalla luce della Provvidenza e le ricette per favorire il tono muscolare di deltoidi e trapezi dopo i 70 anni. Ogni generazione declina a modo proprio il genio italico, tutto misticismo e gastronomia.

Come in ogni corrispondenza di amorosi sensi ben riuscita, il pubblico reagisce alla grande: la tiratura media di Di Più, al settembre 2019, per la Fieg (Federazione italiana editori giornali) era di 336.286 copie. Nello stesso periodo, per dire, quella del Corriere era di 293.393. Per forza: provate a dare un piatto di spaghetti al dente a chi è abituato da decenni a mangiarli scotti e ve li tirerà in faccia.

Pagine e pagine di dibattito sulla situazione catastrofica dell’editoria, migliaia di post sulla morte della cultura, circoli letterari contro anticircoli letterari, ipotesi utopiche, arriva la cavalleria dei podcast, la ricerca del lettore perduto…quando basterebbe allegare, a libri e giornali, oggetti e ammennicoli per la quotidianità dell’italiano che l’editoria immagina e che ha in parte contribuito a creare. Proprio il Corriere ha da poco incoronato Il colibrì di Sandro Veronesi come miglior libro del 2019. Al momento della stesura di questo articolo, è soltanto nono nella classifica Ibs dei libri più venduti, dietro a La scienza delle verdure. A quanto pare, se il suo editore, La nave di Teseo, per coerenza ornitologica allegasse al romanzo un bel pappagallo per signori deboli di vescica…di sicuro le vendite schizzerebbero.

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