pentagrammi aziendali
23 Dicembre Dic 2019 0600 23 dicembre 2019

“Pianoforte”, il primo libro che combina musica e management (e lo fa benissimo)

Scritto da Carlo Massarini e Ivano Scolieri, il volume si pone come guida per lo sviluppo di sé in un’ottica manageriale, ma attingendo alla ricchezza, inventiva ed esemplare, del mondo delle sette note. Non a caso è strutturato, capitolo dopo capitolo, su ciascuna di loro

musica-pianoforte
INA FASSBENDER / AFP
INA FASSBENDER / AFP

C’è l’azienda e c’è l’orchestra. Due realtà distanti che, se si osserva bene, mantengono numerose somiglianze. Hanno entrambe un direttore (l’azienda spesso più di uno), si reggono sui contributi contemporanei dei singoli e, soprattutto, raggiungono il risultato con la melodia dei propri movimenti e, perché no, delle emozioni. Un luogo di lavoro funziona quando tutti gli elementi, ciascuno secondo il rispettivo compito (dal capufficio al primo violino), suonano bene insieme. Intervengono a tempo, escono a tempo, non stonano. Può capitare che ci siano errori – niente paura: il risultato non è sempre disastroso – ma il segreto dell’armonia supera le indicazioni del pentagramma.

È proseguendo fino agli estremi questa similitudine, a volte anche metafora, che è stato scritto, anzi composto, Pianoforte. Sette note di armonia manageriale, nato dalla collaborazione del giornalista musicale Carlo Massarini con Ivano Scolieri, esperto di sviluppo personale ed edito da Ulrico Hoepli Editore.

Un volume innovativo nella concezione, perché crea (o trova) una relazione tra musica e management, tra suoni e lavoro, tra note e aspirazioni professionali. Due mondi che erano rimasti separati, spesso perché la prima si limita a essere, nella vita della maggior parte delle persone, accompagnamento dei momenti di svago e di inattività. Qui invece, il rapporto si rovescia. È con la musica che si raggiunge una nuova visione di sé nel contesto della propria vita lavorativa.

Metà manuale, metà antologia di exempla da seguire, il libro è inedito anche per la sua struttura. Costruito, come detto prima, come metafora musicale, assegna a ogni nota del pentagramma un compito specifico nella scala professionale/psicologica di ciascuno. Così il Do, la prima nota, diventa di conseguenza il Dominio di sé, «punto di partenza di qualsiasi percorso manageriale». Non va confuso con il self-control (che comunque non fa male), ma «è qualcosa di più ambizioso», che punta non tanto a limitare pulsioni e passioni, ma a curarle, «in modo che non siano elementi sottrattivi ma sorgenti cui attingere nel momento giusto». Chi sa dominare se stesso, cioè il Do, sarà «capace di controllare, direzionare e abbellire la qualità dei pensieri e dei comportamenti».

Il Re diventa, invece, Responsabilità: va a definire il rapporto con gli altri. Sia chiaro: deriva dal Do (questo spiega la loro vicinanza) ma si sviluppa in varie direzioni – il libro ne indica addirittura quattro – fino a determinare il proprio spazio nel mondo in mezzo agli altri. Il Mi, che ha il potere di rendere triste o allegra una melodia, forte di un carattere «mistico», definisce invece la Missione, dimensione potente sia dal punto di vista simbolico che filosofico, perché la missione «progetta il senso utile per la azione quotidiana». Per il Fa, nota “controsensibile”, si parla di Facilitazione, ossia il sapersi mettere al servizio degli altri e «rendere facili le cose difficili» per gli altri. E così, di metafora in metafora, secondo una progressione armonica che sposa musicologia, storia della musica, elementi di management e intuizioni imprevedibili, si stende tutto il pentagramma, dal Sol della Soluzione (non a caso, è una nota che “risolve” l’accordo sulla tonica), al La della Laicità (nota centrale, equidistante, equilibrata) fino al Si della Sincronicità.

Ma non solo. A ogni nota segue una scheda di interpretazione (Assolo), il racconto di esperienze specifiche (Archivio) e, soprattutto, monografie di musicisti. Da Franco Battiato (per il Do) a Bob Marley (Mi), passando per George Martin & The Beatles (Sol), fino a Fabrizio De Andrè (La) e David Bowie (Si), tanto per citarne solo una manciata, ognuno scelto perché, con la rispettiva storia artistica, con la cifra personale della sua ispirazione ha incarnato, o messo in musica, il concetto fondamentale.

Pianoforte è, insomma, un libro strano, nuovo e pieno di idee – fino a questo momento poco esplorate. Si offre, secondo l’introduzione stessa, come un «progetto ispirazionale che vuole dare idee esclusive per un concreto self-development». E per questo, nel suo essere pirotecnico, ricco di inventiva e impressioni, appare anche del tutto riuscito.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook