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23 Dicembre Dic 2019 0600 23 dicembre 2019

Dalla Norvegia al Giappone, l’innovazione tecnologica è nelle mani del settore pubblico

Il nuovo mantra si chiama 5G: la sfida è la copertura totale, ma gli ostacoli (sia politici che di salute) non mancano. In Giappone il nuovo servizio è già disponibile in alcune aree e si pianifica già per la nuova generazione: il 6G

telenor-5g
da frame di Vimeo (video su Telenor)

La parola d’ordine è una sola: 5G. Per la norvegese Telenor, azienda al 54% di proprietà dello Stato e colosso delle telecomunicazioni, la nuova sfida è quella. Hanno fatto i test (da mesi, anche in condizioni climatiche estreme), cominciato da poco le sperimentazioni con 50 utenti campione nella città di Elverum, a 50 chilometri a nord di Oslo, e infine si sono lanciati in previsioni e idee. Il modello di business ideale è da cercare, per il momento, nelle applicazioni industriali (Internet of Things, automotive, navigazione) ma anche nel settore della medicina e delle telecomunicazioni.

La direzione è quella, con tutti gli ostacoli del caso: per esempio, la collaborazione con la cinese Huawei è stata vista di cattivo occhio dagli americani. Preoccupati dalla presenza di aziende di Pechino nei sistemi di telecomunicazione dei Paesi alleati (lo si è visto anche in Italia), hanno chiesto di interrompere li rapporto. E Telenor ha annunciato che non lo farà, o meglio: affiancherà i cinesi con i componenti della svedese Ericsson, per «assicurare una copertura di primo livello a tutti gli utenti nei prossimi cinque anni, quelli della fase di transizione», ha spiegato Anders Krokan, direttore delle telecomunicazioni dell’azienda.

Cambiando Paese e situazione, si vede che la parola 5G è centrale anche per gli svizzeri di Swisscom, azienda per il 51% pubblica e pilastro delle telecomunicazioni nazionali (e internazionali: al gruppo appartiene anche l’italiana Fastweb). Rispetto ai norvegesi, però, sono più avanti. La nuova tecnologia è già pronta da aprile e il gruppo l’ha attivata in 120 zone in 54 località, tra cui Basilea, Berna, Losanna, Davos e Zurigo, dopo avere ottenuto una concessione di 15 anni (in cui l’impegno era una copertura del 50% su tutto il territorio della Confederazione Elvetica, mentre il gruppo dichiara di poterne coprire il 90% già alla fine del 2019), insieme agli altri due big del settore, Sunrise e Salt.

Ma anche qui ci sono stati ostacoli, e non legati alle preoccupazioni americane sullo spionaggio cinese. Bensì alla salute. La popolazione svizzera, verso la fine dell’estate, è scesa in piazza per protestare contro i rischi per le persone e per l’ambiente collegati all’esposizione alle onde elettromagnetiche del 5G. Di fronte alla mobilitazione, alcune municipalità, come Ginevra, hanno imposto uno stop, in attesa di ricevere informazioni più dettagliate sulla questione. E sono arrivate alla fine di novembre: il report voluto dal governo svizzero sui rischi del 5G (previsto in estate) ha spianato la strada a Swisscom e agli altri: non si riscontrano particolari criticità, è stato scritto. Tuttavia lo studio non è definitivo, ci sono ancora aspetti da chiarire e per questa ragione molti cittadini hanno raccolto firme per chiedere una moratoria sullo sviluppo della tecnologia.

Uno scenario che, invece, non si vede in Giappone. Qui la nuova tecnologia, avviata tra gli altri anche da Ntt (Nippon Telegraph and Telephone) posseduta dal governo per il 2,6%, è prevista in arrivo a pieno regime per il 2020. Nelle zone di Tokyo e Osaka c’è già: gli utenti possono provarla prima ancora del suo pieno lancio commerciale, mentre in altre 45 prefetture arriverà intorno a metà giugno, con un obiettivo di 10mila basi per il 2021. Tutto liscio, qui. Anzi: Ntt guarda già al dopodomani e pensa al 6G, celebrando un’alleanza con Sony e Intel e partendo all’inseguimento della cinese Huawei, già avviata su quella strada. Certo, ci sono ancora tutti gli standard da decidere, ma il fulcro ruoterà intorno ai nuovi materiali – e Ntt ha già creato un chip in grado di consumare un centesimo della potenza rispetto a quelli attuali.

Come si vede, a dispetto dei modelli dominanti del tech, l’innovazione – quella vera, fatta di sperimentazione e ricerca – passa (anche) attraverso aziende di proprietà pubblica. La norvegese Telenor nasce nel XIX secolo come azienda di telegrafi, collegando tutta la Scandinavia e garantendo il passaggio rapido di informazione a rinforzo della sua marina mercantile (all’epoca, la più grande del mondo) e in seguito delle sue piattaforme petrolifere. Oggi, oltre a puntare sul 5G, ha anche un ruolo fondamentale nella telefonia mobile e fissa, oltre che la bellezza di tre satelliti, Thor-5, Thor-6 e Thor-7, con cui oltre al broadcasting punta al settore dei data services e della rete.

Gli svizzeri di Swisscom, anche loro discendenti della società addetta al telegrafo, oggi hanno in carico la copertura locale, regionale e nazionale, rivelandosi fortissimi anche per la banda ultralarga. E in Giappone Ntt, che eredita nel 1952 le prerogative di AT&T, società americana degli occupanti, ha proseguito il compito di gestire e innovare la rete delle comunicazioni del Paese, proiettandola nel futuro. Anche attraverso il 5G. O, addirittura, il 6G.

The New Public è uno spazio promosso da Gruppo CAP in cui discutere delle migliori pratiche in fatto di public management, di gestione industriale ed efficiente dei beni comuni, di un Pubblico in grado di erogare servizi innovativi e sostenibili

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