orgoglio e sentimento
8 Gennaio Gen 2020 0600 08 gennaio 2020

Le 1.300 magnifiche lettere d’amore che T.S. Eliot volle rinnegare

A 50 anni dalla morte di Emily Hale, fiamma non solo giovanile dell’autore de “La Terra desolata”, viene aperto l’archivio del carteggio privato e passionale tra i due. Ed emergono non poche sorprese

Thomas Stearns Eliot_Linkiesta
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Niente è più privato di ciò che si confida nelle lettere d’amore. E lo sapeva bene anche il poeta americano (poi naturalizzato inglese) Thomas Stearns Eliot, il celebre autore del poema in versi La terra desolata. Nonostante i suoi due matrimoni, prima con la ballerina Vivienne Haigh-Wood, nel 1918, e poi nel 1957 con Esmé Valerie Fletcher, andando contro uno scarto d’età di 38 anni, non smise mai di amare la sua fiamma giovanile Emily Hale, attrice teatrale, regista e insegnante. E glielo scriveva di continuo, in lettere appassionate, innamorate e profonde.

Ora questo carteggio, custodito in una scatola di legno lasciata dalla donna in dono agli archivi dell’Università di Princeton nel 1956 – con la condizione di aprirla solo a 50 anni della sua morte (avvenuta nel 1959) – è diventato di dominio pubblico. Con estremo disappunto del poeta.

Perché Eliot, una volta informato della donazione fatta da Hale, decise di scrivere, anche lui, un messaggio postumo, da aprire insieme al carteggio, in cui scrisse: «Non sono mai stato innamorato di Emily Hale».

Affermazione poco credibile, tuttavia. Come confermano i professori di Princeton che hanno potuto esaminare le lettere, le dichiarazioni di amore nei confronti di Emily Hale sono numerose, continue e decise. Il futuro premio Nobel non temeva di mostrare il suo ardore: «Spero di non avere provocato nessuna offesa. Perché non vedo nulla, in tutta questa confusione, di cui ci si possa vergognare. Il mio amore è puro come può esserlo qualsiasi amore». E ancora: «Mi hai reso perfettamente felice, cioè più felice di quanto non sia mai stato nella mia vita. Il solo tipo di felicità ora possibile per il resto della mia vita è con me, e anche se è il tipo di felicità identico alle mie più profonde perdite e sofferenze, è una forma di estasi soprannaturale». E poi: «Ho provato a fingere che il mio amore per te fosse finito, anche se avrei potuto farlo solo fingendo a me stesso che anche il mio cuore fosse morto. In ogni caso, mi sono rassegnato a rimanere celibe».

Parole chiare, insomma. Perché mai allora prendersi la briga di negarle, o addirittura rinnegarle? Nel suo scritto postumo, Eliot puntualizza di essere stato innamorato solo «con il ricordo di Emily», e aggiunge che se la avesse sposata da giovane sarebbe rimasto soltanto un mediocre professore di filosofia: «Emily avrebbe ucciso il poeta in me». Mentre la vita insieme a Vivienne, anche se infelice per più motivi (uno dei quali era l’instabile salute mentale della donna) «è stata quasi la mia morte, ma ha tenuto vivo il poeta».

Non convince. Del resto, come si era premurata di spiegare la stessa Hale, in una lettera che accompagnava la donazione a Princeton, il suo rapporto con Eliot aveva conosciuto diverse modulazioni nel tempo. All’inizio, era sulla difensiva. Non la convincevano le sue avances. Poi, nel tempo, anche lei aveva cominciato ad affezionarsi, trovando in quel carteggio che spesso solcava l’Oceano, numerose affinità, dolcezze, consolazioni. E nei lunghi periodi di vacanza che passavano insieme si era, infine, scoperta innamorata di lui. Naturale allora immaginare che, al momento della morte della prima moglie, ormai libero dal vincolo di una unione che lo rendeva infelice, il celebre poeta le avesse chiesto la mano. E invece no.

Anche Hale rimase sorpresa e, aggiunge, delusa. Forse, addirittura, «non avrei potuto essere quella compagna nel matrimonio che sperava. Forse questa decisione ci ha salvato, entrambi, da una grande infelicità. Non lo saprò mai». E non lo saprà mai nessuno: forse, ipotizzano alcuni studiosi di Eliot, dietro al celebre poeta si nascondeva il classico uomo cincischione, indeciso al momento del dunque e timoroso di rovinare, con la prova meschina dei fatti, la bellezza dei sogni?

Oppure – ed è più probabile – fu il senso di colpa, enorme, nei confronti della moglie ormai morta e, di fatto, mai amata davvero, a impedirgli di realizzare un amore che sembrava già scritto? Inspiegabile, poi, è anche la lettera postuma di smentite preventive. Di cosa era preoccupato? Forse voleva proteggere la reputazione della nuova moglie, come sembra emergere da alcune frasi («Non avrei mai creduto che ci potesse essere una donna con cui mi sarei sentito completamente una cosa sola come con Valerie»), spaventato dall’attenzione che gli studiosi avrebbero riservato a quell’aspetto della sua vita.

O forse niente di tutto questo. Forse, da poeta schivo e riservato, voleva evitare che ciò che era privato, che aveva scritto perché fosse privato, non venisse turbato da sguardi indiscreti ed estranei. Quel mondo, che aveva condiviso con Hale, doveva rimanere suo e di Hale. E se così non poteva essere, dal momento che la donna aveva deciso di consegnare i messaggi ai posteri, anche lui avrebbe, forse a malincuore, rinunciato a quella sfera personale. Rinnegandola.

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