C'è ma non si vede
14 Gennaio Gen 2020 0601 14 gennaio 2020

Franceschini (forse) ha rotto, il Pd no. Ovvero: la “discontinuità” promessa dal Conte-bis è una favola

Checché ne dica il ministro della Cultura, la rottura con cui si era preannunciato nuovo governo rispetto al precedente non si è mai verificata. Anzi, i democratici sono ben convinti di voler continuare sulla stessa linea. Eppure dicevano «meglio il voto che continuare così»

Dario Franceschini_Linkiesta
Filippo MONTEFORTE / AFP

Dal tono spesso si capisce la sostanza. Ecco, il tono usato da Dario Franceschini in quel di Contigliano non ammette repliche. Assertivo, ultimativo. Al ministro della cultura piace indossare i panni del duro - stranamente, per uno cresciuto alla scuola della mediazione - specie quando il gioco si fa duro. E così, fra le navate dell’abbazia non lontana da Rieti, eccolo preso da un certo nervosismo rispondere a chi critica il Conte bis per eccesso di continuismo con il Conte uno: «Vorrei che la smettessimo con questa idiozia sulla mancata discontinuità».

Ora, secondo il vocabolario Garzanti, “idiota” è una “persona stupida” o “rozza, incolta”, uno che non capisce niente o almeno che è del tutto fuori da ogni razionalità. Per conseguenza, seguendo Franceschini, in Italia ci sarebbero, diversi milioni di idioti, perché quelli che considerano insufficiente la discontinuità fra i due governi entrambi a guida Conte sono proprio tanti, qualcuno anche nel partito di Franceschini.

Naturalmente egli ha argomentato le buone ragioni che testimonierebbero la famosa discontinuità, a partire dal fatto che Salvini è all’opposizione, e ribadendo che sui decreti sicurezza «si partirà dalle indicazioni del Presidente della Repubblica» e «poi il Parlamento farà il suo lavoro», confermando con questi verbi coniugati al futuro che la discontinuità su questo punto qualificante ed in qualche modo emblematico finora non c’è stata. Così come non c’è stata sul lavoro, sulla scuola, sulla giustizia eccetera eccetera.

È un nervo scoperto. Gli altri partiti piantano “bandierine” - è questo il leit motiv del Pd - e noi portiamo la croce. Così che i dem finiscono per accettare il taglio dei parlamentari o la legge sulla prescrizione senza avere nulla in cambio. Nemmeno gli viene riconosciuto il merito di aver fatto una legge di bilancio in condizioni proibitive, fra clausole da scongiurare e tempi strettissimi: «Si parlava di auto aziendali», ha lamentato il ministro della cultura. Ha ragione ma la colpa è anche del Pd, o no?

Certo, dietro l’ukase (il decreto dello zar nell’antica Russia) si nasconde anche l’intento di rassicurare una platea non precisamente entusiasta di come vanno le cose, seppure non è questo il momento di avanzare troppi dubbi, anche perché non si vedono in giro grandi alternative sul da farsi.

Ma al di là delle durezze dei toni, il segnale politico che il “segreDario”, come lo chiama qualcuno, ha voluto dare ha una sua rilevanza. E cioè che il governo Conte va avanti. Blindato. È passato il tempo in cui - ricordate? - Zingaretti e Bettini un giorno sì e l’altro pure ripetevano che «la pazienza ha un limite» e addirittura (era il 6 novembre) «meglio il voto che continuare così»: adesso i dem corteggiano Conte a puntano a pezzi di elettorato di Cinque Stelle, poi il mitico Congresso «che deve cambiare tutto» e poi ancora si vedrà. Intanto questo governo deve reggere, anche se si perdesse in Emilia. Ma per favore basta «idiozie».

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook