politica (vera)
18 Gennaio Gen 2020 0600 18 gennaio 2020

“Bastardi contro stronzi”, ecco come Più Europa scende in campo per salvare la Puglia da Emiliano

Tenersi il governatore del Pd perché in apparenza non ci sono alternative per contrastare la Lega è una mossa, che non rispecchia i bisogni del Paese. Il partito di Emma Bonino, scrive il suo vicesegretario, ha deciso di mettersi in gioco

Xylella_Linkiesta
Charles ONIANS / AFP

L’ipotesi che in Puglia una coalizione liberale e riformatrice composta da Più Europa, Italia Viva e Azione (ed estendibile ad altri) presenti una propria candidatura alternativa tanto al presidente uscente Michele Emiliano che al candidato di destra Raffaele Fitto è stata immediatamente etichettata da alcuni esponenti del PD come un “favore a Salvini”, da scongiurare in nome di una evocata unità contro il pericolo sovranista. Ma può questo pericolo giustificare il sostegno a qualsiasi candidatura a presidente, persino a quella di un governatore che ha fallito clamorosamente la prova dell’amministrazione regionale e che ha danneggiato con le sue scelte, le sue inazioni e le sue prese di posizione la Puglia, il Mezzogiorno e l’intera economia nazionale?

Per anni Michele Emiliano ha negato l’esistenza del problema xylella, opponendosi all’abbattimento di poche centinaia di ulivi, evocando complotti e minacciando barricate, salvo dover poi gridare all’emergenza nazionale quando il batterio ha iniziato a dilagare. La sua opposizione al Tap e la sua posizione ambigua nel dossier Ilva rappresentano l’emblema di una politica ostile tanto all’innovazione che al governo della complessità, due elementi che spaventano e fanno scappare a gambe levate gli investitori internazionali dal nostro Paese (e soprattutto dal nostro Sud). La testardaggine con cui nel 2016 si gettò anima e corpo nella guerra santa contro le estrazioni di gas naturale nel mare Adriatico (cioè contro il lavoro italiano e gli interessi nazionali), con quell’insensato e dannoso referendum sulle trivelle, è forse la cifra più autentica di un politico tanto istrionico quanto populista, un simbolo di quella politica Nimby e antiscientista che noi consideriamo pericolosa quanto il sovranismo.

Usare Salvini come spauracchio per giustificare la difesa di uno status quo nefasto non serve a molto, anzi banalizza la portata del rischio nazionalista, anti-europeo e filo-russo incarnato dal leader leghista: se tanta è l’attrazione che il suo messaggio (e quello della Meloni) esercitano sull’elettorato, davvero l’alternativa è il populismo del No-a-tutto di Emiliano? Noi riteniamo che la sfida sia quella di opporre alle ricette sovraniste un programma e un modello di governo orientato alla creazione di lavoro e prospettive di crescita e benessere per i cittadini italiani, quelli pugliesi nel caso di specie. C’è un pregiudizio verso il Mezzogiorno nell’atteggiamento rinunciatario di un certo Pd rispetto a Emiliano: l’idea che al Sud servono i modelli Emiliano perché “così è”, “così si fa”, “non c’è altro da fare”. È come con la xylella: la negazione e poi la rimozione psicologica del problema fino all’esplosione dell’emergenza. Noi di Più Europa (che alle scorse elezioni europee in Puglia abbiamo raccolto il 5 per cento, anche grazie a candidati che oggi sono a disagio per il nostro strappo) pensiamo che il costo di tagliare qualche albero sia accettabile vista la partita in gioco, che è la qualità della politica e del governo in Italia.

Quel che accadrà in Puglia (se accadrà) potrebbe non essere poi un caso isolato: se si sperimenta nel tacco d’Italia la nascita di un campo liberal-democratico, europeista e riformatore, esso può prendere forma e sostanza in altre regioni e a livello nazionale. Non mancano le differenze tra le forze che dialogano per questa alleanza dei bastardi contro gli stronzi (il governo Conte-bis è per noi di Più Europa un Emiliano al cubo...) e occorre l’ambizione di trovare volti e proposte all’altezza della situazione, ma rinunciarvi perché altrimenti vince Salvini è un argomento che ribaltiamo con la saggezza popolare: l’alternativa alla padella non può essere la brace.

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