Occhio ai dati
7 Febbraio Feb 2020 0600 07 febbraio 2020

Promemoria per i sovranisti: senza gli immigrati il nostro Pil calerebbe a picco

La Fondazione Giuseppe Di Vittorio smentisce con le cifre tre luoghi comuni sugli stranieri: «Ci invadono»; «Ci rubano i soldi»; «Ci rubano il lavoro». E si scopre che, senza immigrazione, il nostro Prodotto interno lordo sarebbe negativo

Migranti Linkiesta
(Anne CHAON / AFP)

Dati contro luoghi comuni. La Fondazione Giuseppe Di Vittorio ha dato un’anticipazione di quello che sarà il consueto rapporto biennale sull’immigrazione. Smentendo con le cifre tre argomenti ricorrenti sugli stranieri: «Ci invadono»; «Ci rubano i soldi»; «Ci rubano il lavoro». E, numeri alla mano, ognuna di queste tre informazioni alla fine si rivela falsa. Con una verità che emerge su tutte: senza gli immigrati, il Pil italiano avrebbe avuto in questi anni segno negativo.

«Più che di invasione dell’Italia, abbiamo il problema della evasione dall’Italia», spiegano dalla Fondazione Di Vittorio. Gli italiani che negli ultimi anni hanno spostato la residenza all’estero sono più degli stranieri arrivati sul nostro territorio. Dal 2015 al 2018 i residenti stranieri sono aumentati complessivamente di 240mila persone, mentre 460mila italiani si sono trasferiti all’estero. Tanto più che – spiegano – l’emigrazione italiana è sottostimata, come dimostrano le differenze considerevoli tra i nostri dati ufficiali e quelli registrati nei diversi Paesi dagli uffici immigrazione, soprattutto in Europa.

E nel corso del 2019 la pressione migratoria sull’Italia si è ridotta di molto rispetto agli anni precedenti, registrando poco più di 31mila domande di protezione internazionale. I residenti stranieri con permesso di soggiorno per asilo, richiesta d’asilo o protezione umanitaria sono lo 0,4% del totale dei residenti in Italia. Sia per la riduzione del flusso delle domande e l’aumento dei dinieghi a causa dei decreti sicurezza, ma anche grazie alla trasformazione di una parte dei permessi di soggiorno per motivi umanitari in permesso di lavoro.

Quanto al secondo luogo comune – «Gli immigrati ci rubano i soldi» – anche in questo caso, facendo riferimento alle cifre ufficiali, si scopre tutt’altro. Il contributo al Prodotto interno lordo dell’immigrazione, invece, è notevole: nel 2018 la ricchezza generata dai lavoratori stranieri è stata di 139 miliardi di euro, pari al 9% del Pil. E nei dieci anni tra il 2001 e il 2011 la crescita accumulata dall’Italia senza il contributo degli immigrati sarebbe stata negativa: -4,4%. Mentre grazie alla spinta della forza lavoro straniera (+6,6%), è risultata positiva (+2,3%). E anche se si guarda al periodo 2011-2016, il contributo dell’immigrazione è stato rilevante (+3,3%) e ha arginato la flessione al “solo” -2,8%, che altrimenti, in assenza di stranieri, avrebbe raggiunto il -6,1%. Senza immigrazione, insomma, il Paese sarebbe finito in una ben peggiore recessione.

Tanto più che a livello fiscale i conti sono in regola. L’introito fiscale che deriva dai cittadini stranieri, sommando tutte le voci, è di circa 11,1 miliardi. Mentre sul versante contributivo, l’Inps incassa dagli immigrati circa 13,9 miliardi l’anno. Considerate le spese per sanità, istruzione, servizi sociali, casa giustizia, sicurezza, accoglienza e previdenza, nel 2017 – anno di massima pressione sul fronte dell’asilo e dell’accoglienza – il totale del costo dell’immigrazione era di 24,8 miliardi, una somma di poco inferiore a quella versata nello stesso anno al fisco e al sistema previdenziale dai cittadini stranieri. Un sostanziale pareggio, quindi. Dovuto anche al fatto che, in media, gli immigrati sono più giovani degli italiani (gli occupati under 35 sono il 29,7% degli occupati stranieri) e hanno costi ben minori delle spese (per i comuni ad esempio si ferma al 4,8%), nonostante costituiscano una percentuale significativa della fascia della popolazione più povera.

Grazie agli immigrati, la popolazione in età da lavoro sale dal 62,9 al 64,2% della popolazione. Gli stranieri occupati sono 2 milioni 455mila. Ma, al contrario di quel che si dice, non «ci rubano il lavoro». Negli ultimi 4-5 anni, l numero di occupati stranieri in Italia è rimasto stabile. E il tasso di occupazione nel corso della crisi è diminuito in misura più marcata tra gli stranieri che tra gli italiani. Non solo quindi gli immigrati non portano via il lavoro a nessuno, ma le mansioni affidate sono concentrate tutte nelle qualifiche più basse. Il 36,2% degli immigrati fa l’operaio. Con una percentuale molto più alta (10,9%) degli italiani di lavoratori sovraqualificati (con un titolo di studio che gli permetterebbe di fare lavori più qualificati), oltre a una fortissima diffusione di lavoro part time involontario e lavoro nero. E le retribuzioni degli stranieri, anche a parità di orario, risultano più basse del 20-22% rispetto a quelle degli italiani. Perché, mentre nel dibattito pubblico vince la logica del respingimento, il mercato del lavoro invece “accoglie” eccome manodopera straniera con contratti irregolari e spesso in nero. Generando a sua volta ulteriori mancate entrate fiscali e contribuzioni previdenziali. Ma, questa volta, non è “colpa degli immigrati”.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook