Partita a scacchi
10 Febbraio Feb 2020 0600 10 febbraio 2020

Il gran caos del governo sulla prescrizione, ma in realtà sulla sua ragione d’essere

Il Conte due avrà la fiducia della maggioranza anche se le sue scelte non piacciono né a Renzi né a Di Maio. Italia Viva e Cinque stelle dovranno incassare e poi a provare a rilanciare, sempre che la minaccia del coronavirus, di cui ha parlato il presidente di Bankitalia, non complichi la situazione

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Andreas SOLARO / AFP

La maggioranza continua a dare uno spettacolo imbarazzante nel quale nessuno si fida di nessuno e tutti tendono trappole a tutti. La guerra sulla prescrizione oscilla fra l’armistizio e le bombe a grappolo. Gran lavorìo di spinta e veline, come nei peggiori momenti della politica, rendendo difficilissimo seguire un bandolo razionale.

Se fosse una partita di scacchi – è un po’ lo è – pare che a Matteo Renzi abbiano mangiato un alfiere, o una torre. Dopodiché la partita non è chiusa. Al di là delle tecnicalità, sulla prescrizione il governo vorrebbe porre la fiducia mettendo agli atti che Italia viva non ha intenzione di strappare la tela governativa: Giuseppe Conte e Dario Franceschini, i veri antagonisti di Renzi, vogliono dribblare l’ostacolo costringendo Italia Viva a fermarsi lasciando passare la modifica della legge Bonafede che essa voleva e vuole cancellare. Sì, costringendo: come farebbe Italia Viva a non votare la fiducia sul decreto Milleproroghe se esso contenesse anche la nuova prescrizione come riformulata dal premier Giuseppe Conte e dall’onorevole Federico Conte (LeU)? Cadrebbe il governo e tanti saluti. E Renzi questo non lo vuole.

Ma che la procedura sarà effettivamente questa non è assodato. Infilare una normativa di primaria importanza all’interno del Milleproroghe sarebbe molto pesante dal punto di vista istituzionale («uno scandalo» per Ettore Rosato), anche se in passato si è assistito a ben altri scempi. Dietro lo scontro sulle procedure, come sempre, c’è il braccio di ferro politico. C’è il tentativo del Pd di preservare l’asse con i grillini con la garanzia di Conte, tentativo che ogni volta si scontra con Renzi. Ci si chiede quanto potrà durare questo sfinimento.

Irritatissimo soprattutto con Franceschini, ieri il leader di Italia Viva l’ha messa giù netta – «La riforma Bonafede cambierà, noi non ci fermiamo» – facendo uscire che il suo partito presenterà una legge pressoché identica alla riforma Orlando. Insomma: mi piego ma non mi spezzo. Un atteggiamento che fa vedere bene quanto Italia Viva non viva affatto bene la prospettiva di una crisi di governo, e chissà se lì dentro non vi sia qualcuno più allarmato di Renzi da questa prospettiva.

Sulla strategia dell’ex segretario il Pd ragiona come la racconta un ministro dem a Linkiesta: «Renzi ha puntato tutto sulla possibilità di prendere i consensi dell’elettorato di Forza Italia che lui giudicava estesi come una prateria. Ma per prima cosa Forza Italia non è più da tempo una prateria, e poi i suoi elettori non vanno da lui che tuttora governa con la sinistra. A destra non sta prendendo niente, ecco come si spiega il mancato decollo di Italia viva. E lui si innervosisce e si agita su ogni cosa». Insomma, l’ex premier si trova obiettivamente in una posizione non agevole. Deve stare in un’alleanza con compagni di strada che detesta (i grillini) o lo detestano (gran parte del Pd, LeU), senza grandi margini di movimento fuori dalla coalizione.

In ogni caso, se Conte riuscisse a sfangarla sulla prescrizione, ecco che si ritroverebbe sul tavolo una bomba ben più paurosa. L’improvviso allarme del Governatore di Bankitalia Ignazio Visco sul rischio di un allargamento della crisi finanziaria per effetto del dramma cinese, unito al rallentamento del Pil e all’outlook di Fitch mette tensione, anche se il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ovviamente minimizza, tra l’altro costretto a spiegarlo de visu ai romani che voteranno per le suppletive del primo marzo nel collegio in cui è candidato unitario del centrosinistra.

E in tutto questo la prima gamba del governo, il M5s, traballa ogni giorno di più, senza leadership né grandi idee, se si esclude – si fa per dire – quella di manifestare sabato prossimo contro le scelte che il Parlamento potrebbe fare sui vitalizi, questione che non interessa più a nessuno, figlia di un’epoca arruffata e pasticciona che è finita da un pezzo.

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