Al supermercato
13 Febbraio Feb 2020 0600 13 febbraio 2020

Così l’etichetta ha superato il brand (e conquistato i clienti)

Prodotti bio, senza grassi saturi, dal commercio equo e solidale, con packaging compostabile: ormai le informazioni contenute sulle confezioni sono diventate preponderanti nella scelta dei consumatori. Mettendo in ombra lo stesso marchio

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Photo by Alana Harris on Unsplash

Una volta quando si compravano le banane, si compravano le banane. Punto. Oggi no; c’è chi le sceglie per la marca, chi perché provengono dal commercio equo e solidale, chi perché sono biologiche ecc. Questo vale per tutti i prodotti che compriamo.

Per un consumatore affamato di informazioni, una fonte molto ricca dove soddisfare queste sue esigenze è l’etichetta, il veicolo che trasmette questo carico di attributi di un prodotto.

I temi che occupano i ristretti spazi del packaging di un prodotto sono tanti, in continuo aumento. L’origine della materia prima – non solo per gli obblighi di legge – dopo aver lasciato il retro della confezione dedicato alle informazioni tecniche, spesso campeggia a pieno titolo sul fronte delle confezioni di pasta, latte e tanti altri prodotti.

Lo stesso vale per i claim che testimoniano l’italianità di un prodotto, che oggi viene comunicata anche da prodotti e produttori una volta emblema di altri stili di consumo.

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